Non è bello (solo) ciò che piace

(di Reno Brandoni) Purtroppo dimentichiamo spesso che il gusto è personale, e che può non coincidere con quello degli altri. Invece ci ostiniamo a definire come ‘assoluto’ il nostro parere.

Qualche giorno fa leggevo il post di qualcuno su Facebook, che chiedeva quali erano le migliori chitarre acustiche. Prontamente il primo follower rispondeva che «non esiste niente di meglio delle Taylor». Tanto rispetto per questo noto marchio di chitarre: non è in discussione la scelta, ma la determinazione nella presunzione di chi le dichiara ‘indiscutibilmente’ le migliori.

La stessa cosa accade anche con altri prodotti: si va dal CD al pickup e – invece di riconoscere il parere altrui – ci si scontra sempre sulla magnificenza inappellabile del proprio gusto, accompagnato da determinazione e arroganza. Scopriamo degli eventi che vengono pubblicizzati come i migliori in assoluto, o chitarristi dichiarati come i più importanti o famosi del momento. In realtà mi sembra di partecipare al litigio per la migliore ‘carbonara’, giurando che come la fa la zia nessuno potrà mai.

I social hanno esasperato questo concetto e quindi – al di fuori della comunicazione e del marketing realizzati a fini propagandistici, che in ogni caso potrebbero provare a utilizzare espressioni meno assolutiste, del tipo «uno dei migliori» o «uno dei più bravi» al posto di «il più bravo» – il singolo utente assume il ruolo di detentore della ‘verità’ e, guidato dal proprio personale gusto, sentenzia la propria risposta.

Il problema è che non solo si esalta il ‘migliore’, ma anche si denigra il ‘peggiore’, accompagnando il giudizio con inconfutabili prove della veridicità del proprio giudicato, quali: la personale esperienza, tanti anni di gavetta, il gusto infallibile che non mi ha mai tradito… Spesso, conoscendo di persona gli autori, si scopre che i tanti anni di gavetta si traducono nell’aver suonato la ‘chitarra a plettro’ per almeno vent’anni, con repertorio misto e vario da “La canzone del sole” di Mogol e Battisti alla più complessa “La gatta” di Mogol e Paoli. Però, i figli di questa formativa ed esclusiva esperienza giurerebbero ‘mano sul fuoco’ che il loro giudizio è incontestabile. Ecco come il proprio gusto, accompagnato da un briciolo di arroganza, crea selezione ed emarginazione.

Adoro godere del piacere della curiosità e ho il vizio di verificare di persona ogni giudizio. Così, spesso, vado a vedere il film che tutti definiscono ‘banale e scontato’, per farmi una mia propria idea. Essere in contrasto con il parere unanime mi dà grande soddisfazione. Rispetto il gusto degli altri, ma desidero sia rispettato il mio.

Mi è capitato di esprimere un mio parere su una canzone: ho detto che “Sally” è ‘uno’ dei pezzi italiani più belli e che è difficile da eseguire con la giusta interpretazione. Sono stato bocciato da una critica ipertecnica e da motivazioni ‘assolutiste’: Vasco non è intonato o, addirittura, Fiorella Mannoia lo canta in maniera ‘monotona’. Non sto qui a difendere un brano, lo sto semplicemente usando per chiarire un pensiero: non esiste solo la musica che piace a voi, esiste anche quella che piace agli altri. Ricordatelo quando esprimete un giudizio.

Ora che sono arrivato in fondo al mio pensiero, voglio semplicemente invogliarvi a scoprire da soli la bellezza dell’arte, senza farvi suggestionare dal giudizio altrui.

Una volta mi hanno chiesto qual era il brano più bello e quello più brutto che avessi ascoltato. Mi è piaciuto rispondere che non esiste musica brutta. Può esistere musica che non piace, ma non brutta. Ogni brano ha un almeno due estimatori: il suo autore e sua madre, e vanno rispettati entrambi…

Buon fingerpicking!

Reno Brandoni

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