Musicisti italiani nel mondo

Dadi, Knowles, Nobile, Atkins e Bresh

Quando trent’anni fa abbiamo iniziato con Reno a introdurre il doppio rigo musicale con pentagramma e tablatura, mi ero trovato a riflettere sul fatto che «gli amanti della chitarra sono una razza piuttosto composita: c’è chi ha l’abitudine di suonare ad orecchio e chi preferisce riferirsi sempre a qualcosa di scritto; chi ha soprattutto una conoscenza pratica dello strumento e chi sa molti elementi di teoria musicale; chi è portato ad improvvisare e chi non disdegna il sottoporsi a una precisa disciplina» (Il manuale di chitarra folk, 1982).
Oggi, per una ragione diversa, ma in fondo sempre legata al modo di comunicare, possiamo registrare nuovamente la grande ‘duttilità mentale’ del popolo della chitarra acustica: c’è chi preferisce seguire il flusso dei post e commentarli sul sito o sul forum, chi ha sentito l’esigenza di vedere gli articoli raccolti in una rivista seppure online, chi con lo sfogliatore, chi scaricando i PDF, chi ha continuato a richiedere a gran voce una pubblicazione su carta stampata…
E adesso ci siamo, da questo numero Chitarra Acustica è disponibile per abbonamento anche in edizione cartacea. È questo un tassello che fa sentire indubbiamente rafforzata la nostra compagine: possiamo contare sul sostegno dei nostri amici più affezionati, possiamo trovare nuove vie di diffusione e di promozione. Inoltre colgo in giro anche un certo senso di commozione per questa nascita ‘fisica’, come un richiamo più profondo, più definitivo.
Del resto Chitarra Acustica è ancora nel suo primo anno di vita, la strada da percorrere è molta, il suo modo di procedere è tuttora legato in buona parte all’insieme di stimoli e contributi filtrati spontaneamente dalla propria comunità di appassionati, piuttosto che ad una programmazione consolidata. Talvolta non è chiaro dall’inizio quale fisionomia assumerà il numero in lavorazione, che sembra prendere forma quasi da una sorta di inconscio collettivo del gruppo. Per esempio questo numero ha acquisito strada facendo una fisionomia molto ‘italiana’: tutti gli artisti intervistati sono italiani, ma con una consistente apertura internazionale. E anche questo è forse un segnale.
C’è Pietro Nobile, dal quale ho avuto – con la complicità di comuni amici romani – il privilegio di ricevere una visita quand’era ancora sedicenne: io curavo allora la rubrica “Chitarra” su Ciao 2001 e lui suonava già pezzi assai complicati di Marcel Dadi. In seguito ho avuto modo di osservare con soddisfazione la sua crescita come ambasciatore in Italia del prezioso picking ‘à la Dadi’, così come delle originali forme di fingerstyle che si sono sviluppate a partire dalla lezione del grande chitarrista francese. Sulla base delle sue buone relazioni con il Festival Guitare Issoudun in Francia, ha costruito con tenacia una carriera viva anche a livello internazionale, con un’intensa attività concertistica in Europa, due partecipazioni al Montreux Jazz Festival, una tournée in Canada, regolari master class presso la Little Dreams Foundation di Orianne e Phil Collins a Ginevra, la partecipazione a importanti compilation come Marcel Dadi – Hommage ed Eterea – La musica dell’anima più bella del mondo.
C’è poi il talento di Andrea Castelfranato, che si è cementato in una lunga gavetta di concerti in giro per l’Europa con l’Alexian Group del noto fisarmonicista rom italiano Alexian Santino Spinelli, e che ha ricevuto un impulso determinante dalla vittoria nel 2006 al festival Open Strings organizzato da Peter Finger a Osnabrück, seguita nel 2007 dalla pubblicazione dell’album If… per la Acoustic Music Records. Da allora la sua attività internazionale si è ulteriormente sviluppata, anche grazie all’intelligente scelta di inserire frequentemente il suo chitarrismo solista in contesti di world music di gruppo. Il suo stesso terzo disco Jagoda del 2009 è un progetto in questa direzione, ricco di elementi mediterranei, andalusi e balcanici, dove Andrea suona chitarra classica/flamenca, bouzouki, oud arabo e fretless guitar.
Nei contesti della world music, infine, si inserisce pienamente l’arpista Vincenzo Zitello, di cui abbiamo voluto parlare anzitutto perché è un grande musicista in assoluto, poi perché desideriamo inserire via via nei nostri discorsi altri strumenti a corde oltre alla chitarra, perché la musica dell’antica arpa celtica è di fatto una fonte d’ispirazione importante per il fingerstyle contemporaneo, perché aprirsi ai circuiti delle musiche del mondo può costituire appunto una ricchissima risorsa per la nostra comunità della chitarra acustica.


Chitarra Acustica, 1/2012, p. 5

Dadi, Knowles, Nobile, Atkins e Bresh

Quando trent’anni fa abbiamo iniziato con Reno a introdurre il doppio rigo musicale con pentagramma e tablatura, mi ero trovato a riflettere sul fatto che «gli amanti della chitarra sono una razza piuttosto composita: c’è chi ha l’abitudine di suonare ad orecchio e chi preferisce riferirsi sempre a qualcosa di scritto; chi ha soprattutto una conoscenza pratica dello strumento e chi sa molti elementi di teoria musicale; chi è portato ad improvvisare e chi non disdegna il sottoporsi a una precisa disciplina» (Il manuale di chitarra folk, 1982).
Oggi, per una ragione diversa, ma in fondo sempre legata al modo di comunicare, possiamo registrare nuovamente la grande ‘duttilità mentale’ del popolo della chitarra acustica: c’è chi preferisce seguire il flusso dei post e commentarli sul sito o sul forum, chi ha sentito l’esigenza di vedere gli articoli raccolti in una rivista seppure online, chi con lo sfogliatore, chi scaricando i PDF, chi ha continuato a richiedere a gran voce una pubblicazione su carta stampata…
E adesso ci siamo, da questo numero Chitarra Acustica è disponibile per abbonamento anche in edizione cartacea. È questo un tassello che fa sentire indubbiamente rafforzata la nostra compagine: possiamo contare sul sostegno dei nostri amici più affezionati, possiamo trovare nuove vie di diffusione e di promozione. Inoltre colgo in giro anche un certo senso di commozione per questa nascita ‘fisica’, come un richiamo più profondo, più definitivo.
Del resto Chitarra Acustica è ancora nel suo primo anno di vita, la strada da percorrere è molta, il suo modo di procedere è tuttora legato in buona parte all’insieme di stimoli e contributi filtrati spontaneamente dalla propria comunità di appassionati, piuttosto che ad una programmazione consolidata. Talvolta non è chiaro dall’inizio quale fisionomia assumerà il numero in lavorazione, che sembra prendere forma quasi da una sorta di inconscio collettivo del gruppo. Per esempio questo numero ha acquisito strada facendo una fisionomia molto ‘italiana’: tutti gli artisti intervistati sono italiani, ma con una consistente apertura internazionale. E anche questo è forse un segnale.
C’è Pietro Nobile, dal quale ho avuto – con la complicità di comuni amici romani – il privilegio di ricevere una visita quand’era ancora sedicenne: io curavo allora la rubrica “Chitarra” su Ciao 2001 e lui suonava già pezzi assai complicati di Marcel Dadi. In seguito ho avuto modo di osservare con soddisfazione la sua crescita come ambasciatore in Italia del prezioso picking ‘à la Dadi’, così come delle originali forme di fingerstyle che si sono sviluppate a partire dalla lezione del grande chitarrista francese. Sulla base delle sue buone relazioni con il Festival Guitare Issoudun in Francia, ha costruito con tenacia una carriera viva anche a livello internazionale, con un’intensa attività concertistica in Europa, due partecipazioni al Montreux Jazz Festival, una tournée in Canada, regolari master class presso la Little Dreams Foundation di Orianne e Phil Collins a Ginevra, la partecipazione a importanti compilation come Marcel Dadi – Hommage ed Eterea – La musica dell’anima più bella del mondo.
C’è poi il talento di Andrea Castelfranato, che si è cementato in una lunga gavetta di concerti in giro per l’Europa con l’Alexian Group del noto fisarmonicista rom italiano Alexian Santino Spinelli, e che ha ricevuto un impulso determinante dalla vittoria nel 2006 al festival Open Strings organizzato da Peter Finger a Osnabrück, seguita nel 2007 dalla pubblicazione dell’album If… per la Acoustic Music Records. Da allora la sua attività internazionale si è ulteriormente sviluppata, anche grazie all’intelligente scelta di inserire frequentemente il suo chitarrismo solista in contesti di world music di gruppo. Il suo stesso terzo disco Jagoda del 2009 è un progetto in questa direzione, ricco di elementi mediterranei, andalusi e balcanici, dove Andrea suona chitarra classica/flamenca, bouzouki, oud arabo e fretless guitar.
Nei contesti della world music, infine, si inserisce pienamente l’arpista Vincenzo Zitello, di cui abbiamo voluto parlare anzitutto perché è un grande musicista in assoluto, poi perché desideriamo inserire via via nei nostri discorsi altri strumenti a corde oltre alla chitarra, perché la musica dell’antica arpa celtica è di fatto una fonte d’ispirazione importante per il fingerstyle contemporaneo, perché aprirsi ai circuiti delle musiche del mondo può costituire appunto una ricchissima risorsa per la nostra comunità della chitarra acustica.


Chitarra Acustica, 1/2012, p. 5

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