Menaggio 2017 – La decima edizione del Festival Internazionale di Chitarra

(di Gabriele Longo) – Ha compiuto dieci anni. Una data importante, un’occasione per ammirare con orgoglio questa creatura venuta su in piena salute, vivace, divertente, curiosa, libera. E cittadina del mondo, con origini solide e la voglia di scoprire, di sorprendersi. Potremmo parlare così di un ragazzino al suo primo compleanno importante, alle soglie dell’adolescenza. E invece stiamo celebrando il traguardo dei dieci anni di vita del Festival Internazionale di Chitarra di Menaggio, la creatura preziosa dei suoi ideatori e artefici, vale a dire Sergio Fabian Lavia, direttore artistico, e la sua compagna in arte e nella vita Dilene Ferraz.

Menaggio

Un Festival che ha voluto guardare alle ragioni della sua nascita, a quel carattere d’internazionalità dei suoi ideatori, Sergio, argentino e Dilene, brasiliana, insieme con gli ospiti della prima edizione, Cachito Luna Victoria, peruviano e Dror Orgad, israeliano. Allora le loro chitarre s’incrociarono e subito allargarono i confini di Menaggio, dove tutto partì. E proprio al decimo anniversario i quattro pionieri hanno rinnovato il loro appuntamento, carichi di ricordi e già con la voglia di ripartire.

In questa decima edizione il festival si è presentato in forma più colloquiale, a tratti intima, maturato nella sua identità, con una macchina organizzativa ben oliata, una proposta artistica di grande livello e soprattutto con una risposta di pubblico consapevole molto ampia: appassionati della chitarra arrivati a Menaggio proprio con l’intenzione di partecipare alla tre giorni della manifestazione. Inoltre, l’idea di portare molti degli artisti che si sono esibiti la sera sul palco grande anche agli appuntamenti pomeridiani, a quegli aperitivi in musica che hanno fatto scoprire le bellezze dei vicoli del paese ospitante, ha dato appunto quel carattere d’intimità e di semplicità ripagate dal calore della gente.

La chitarra è stata protagonista quando si è presentata in grande spolvero offrendo le sue variegate sonorità, i suoi linguaggi musicali dalla chitarra classica contemporanea al fingerpicking, dalla musica sudamericana al jazz, fino al rock raffinato, dando uno spazio privilegiato alle tecniche più innovative grazie all’uso dell’elettronica. Ma è stata anche, più umilmente, un semplice veicolo per altri strumenti o per la voce, insomma la chitarra vista come un mezzo, uno ‘strumento’ per fare musica. Perché a Sergio Fabian Lavia interessa soprattutto il fine ultimo che è quello di creare musica, non di presentare la sei corde come semplice occasione virtuosistica.

Arrivando alla cronaca, i tre giorni dedicati al festival – 25, 26 e 27 agosto – sono stati preceduti da un’intera settimana dedicata alla didattica dal 15 al 20 agosto, con un campus musicale istituito da tre anni in una località sopra Menaggio, a Colonia di Ponte, in collaborazione col Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano, e collegato in questa occasione al festival di Menaggio. Un’iniziativa importante sia per il festival, sia più in generale come opportunità di interscambio tra la Svizzera e l’Italia nel campo della didattica.

La prima giornata ha visto Cachito Luna Victoria & Dror Orgad sul palco di Piazza Garibaldi, i quali hanno infiammato il pubblico con canzoni della tradizione peruviana e non, ben interpretate dalla voce roca e potente di Cachito e dalla chitarra fantasiosa di Dror. La serata si è conclusa con Sergio Fabian Lavia alla chitarra classica, Dilene Ferraz al flauto e voce e Cisco Portone alle percussioni. Una performance esaltante, piena di magia.

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Sergio Fabian Lavia, Dror Orgad, Cachito Luna Victoria e Dilene Ferraz

Sabato il festival ha aperto i battenti nel pomeriggio con un workshop di Claudio Farinone, chitarrista classico ma innamorato dell’improvvisazione, che ha illustrato diversi tipi di chitarra da lui suonati, rispondendo con grande comunicativa e competenza alle tante domande dei presenti. Dopo il concerto pomeridiano di quattro bravissimi allievi del corso preprofessionale del Conservatorio della Svizzera Italiana, alle 19 si è tenuta una nuova iniziativa per festeggiare la decima edizione del festival, il Festival Friends Concert, un momento libero di musica improvvisata, una vera e propria jam session che ha visto insieme amici chitarristi affermati e non.

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Dror Orgad e Cachito Luna Victoria

In piazza Garibaldi, la sera, il ritorno graditissimo delle Ginger Bender, Jeanne Hadley e Alessandra Di Toma, due giovani musiciste che suonano la chitarra elettrica e cantano, proponendo pezzi originali ma anche rivisitazioni con grande vivacità e bravura. Stefano Barone, grande artista dell’acustica a cui applica nuove tecnologie elettroniche, già presente due anni fa con gli altri due componenti del trio Guitar Republic, Sergio Altamura e Pino Forastiere, ha offerto poi un’esibizione molto coinvolgente che ha tenuto incollato il pubblico alla sedia.

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Stefano Barone

La sua ricerca del suono anche attraverso l’uso dell’elettronica è una scommessa che ogni volta vince con grande classe. In ultimo il duo Claudio Farinone & Fausto Beccalossi, chitarra e fisarmonica, ha offerto un concerto di grande passionalità ed energia, dove la chitarra si è messa a tratti al servizio della musica e della prorompente inventiva della fisarmonica di Beccalossi.

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Claudio Farinone e Fausto Beccalossi

La terza e ultima giornata è iniziata nel pomeriggio con un momento più intimo, nella Chiesa dei SS. Lorenzo e Agnese a Loveno sopra Menaggio. Qui si è esibita una vera e propria orchestra di ventisei giovani musicisti, molti dei quali chitarristi, del Conservatorio della Svizzera Italiana. A seguire un aperitivo all’ostello della gioventù di Menaggio con le Ginger Bender, che si sono relazionate con i presenti in modo informale, non come il duo delle esibizioni ufficiali.

Il concerto finale si è svolto anche quest’anno nel piccolo auditorium all’interno della splendida Villa Vigoni sopra Menaggio, sempre a Loveno. È stata la volta di un chitarrista compositore svizzero, Sandro Schneebeli, un artista molto interessante, girovago per l’Europa, che ha partecipato a varie edizioni del Festival di Lugano. La sua cifra artistica è una mescolanza di sperimentazione, linguaggio jazzistico e tecnica fingerpicking.

Il sipario del festival si è quindi chiuso, non prima dell’ultimo apprezzatissimo drink serale in compagnia di due artisti locali, Bruno Tettamanti alla chitarra acustica, ex allievo di Fabian Lavia, e Anita Carter alla voce.

Gabriele Longo

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