Meglio prevenire che curare – II parte

Ciao a tutti,
l’intervento di Styleo, commentatore del mio precedente incontro “Meglio prevenire che curare”, mi invita ad occuparmi nuovamente della “manutenzione” del chitarrista per cercare di chiarire alcuni concetti espressi nelle “15 regole d’Oro del Musicista” e nello stesso tempo rispondere ad un lettore attento e interessato.
Il mio breve articolo aveva come fine quello di stimolare l’interesse alla cura della nostra “macchina”. Ogni musicista è un mondo a sé e suggerire esercizi in generale non mi sembra appropriato. Quello che consiglio è di prendere atto di quali siano i nostri eventuali piccoli malesseri derivanti dall’ attività musicale e cercare di capire meglio, insieme a un medico specializzato, quali possano essere i rimedi.
Chi ha fatto della chitarra il proprio mestiere si ritrova in braccio lo strumento per ore, tutti i giorni e deve aver ben presente che quest’attività può essere paragonata a quella di un qualsiasi lavoratore soggetto ad usura: per un piastrellista le ginocchia saranno probabilmente a rischio, per un chitarrista ci saranno altri problemi (a meno che non suoni in ginocchio!).
In sostanza ognuno di noi dovrebbe ascoltarsi, non solo dal punto di vista musicale, e prendere coscienza di come affronta la propria performance: sono comodo mentre suono? La postura mi crea delle tensioni? Suono in apnea? Una determinata tecnica mi procura affaticamento, dei dolori? L’ansia da prestazione mi irrigidisce? Riesco a suonare al meglio senza riscaldamento? Il formato della chitarra è quello giusto per me? E via dicendo. Dopo un’attenta analisi si possono prendere dei provvedimenti, aiutati dal proprio buon senso e, perché no, da un esperto, onde evitare che cattive abitudini sfocino in patologie più serie.
Non me la sento di consigliare esercizi o metodi specifici, non è il mio campo (il mondo è già pieno di tuttologi) e soprattutto non è detto che gli esercizi utili a me lo siano per qualcun’altro.
Per quanto mi riguarda, utilizzo chitarre dal formato medio piccolo. Ultimamente uso la cinghia per chitarra anche quando suono da seduto; prima di un’esibizione eseguo degli esercizi di stretching suggeriti dal mio fisioterapista che coinvolgono mani, braccia, spalle e respirazione, e come riscaldamento sullo strumento suono lentamente alcuni semplici arpeggi. Se poi vogliamo ampliare la veduta, conosco musicisti di fama internazionale che prima di ogni esibizione fanno lunghe passeggiate per scaricare la tensione e ottimizzare la concentrazione, altri che si scolano tranquillamente litri di birra, ma quest’ultima tipologia di riscaldamento mi riesce difficile consigliarla…
Per concludere: in generale ci occupiamo della chitarra e della sua manutenzione molto più di quanto non ci occupiamo dello strumento principale che “fa musica”, noi stessi.

A presto Davide

Hello everybody!

Styleo’s contribution, which commented on my previous piece “Prevention is better than cure”, has prompted me to return to the topic of ‘maintenance’ for guitarists with the intention of clarifying a few of the concepts expressed in “15 Golden Rules for Musicians” and at the same time I hope to offer a reply to an attentive and interested reader.

My brief article was aimed at stimulating interest in caring for our “machinery”. Every musician is a world unto themselves and so suggesting general exercises doesn’t seem appropriate. What I advise is to become aware of our own little ailments caused by our musical work and, together with a specialised doctor, reach a better understanding of possible remedies. Whoever has made the guitar their main job finds themselves holding the instrument in their arms for hours every day and should be aware of the fact that this physical activity is comparable to that of any hard labour. Someone who lays tiles will probably find that they have knee problems while a guitarist will have other aches and pains (unless he or she plays kneeling down!).

Every one of us needs to listen to ourselves not just from a musical point of view and begin to take on board how we approach our performance. Am I comfortable while I play? Does my posture create tensions? Do I hold my breath while I play? Does a specific technique make me tired or cause me pain? Does pre-performance nervousness make me tense up? Can I play at my best without warming up? Is the shape of my guitar the one that suits me best? And so on. After a careful analysis, it is possible to take precautions. Let your common sense help you and there’s no reason why you shouldn’t seek help from an expert to prevent bad habits from causing long-time disorders.

I don’t feel in a position to advise upon specific exercises or methods. Apart from the fact that it is not my field (the world is already full of know-it-alls), it doesn’t necessarily follow that the exercises I find useful are of use to someone else. As regards myself, I use a small-to-average sized guitar. Recently, I have started using a guitar-strap even when I am sitting down so as not to have to cross my legs. Before performing, I do some stretching exercises recommended to me by my physiotherapist which involve my hands, arms, shoulders and breathing. In order to warm up on my instrument, I start by slowly playing some simple arpeggio. If we want to broaden our horizons even more, I know of internationally famous musicians who take long walks before each of their performances to lose their tension and optimise their concentration. There are others who will happily down several litres of beer, although I personally have reservations in recommending this as a warm-up exercise…

To conclude, I would stress how much emphasis we generally place on our guitar and its maintenance which is much more than we place on the real tool itself which actually “makes the music” and that is: ourselves.

Bye for now! Davide

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