Matteo Crugnola & Friends, “Indaba” – www.matteocrugnola.com

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Date retta ad un vecchio cronista: se il cuore non vi regge, non vi avvicinate a questo disco. Potrebbe rivelarsi letale. Il carico di intensità ed emozioni è tale che potreste non reggere. Indaba è uno di quegli album (sempre più rari, purtroppo) che se fossero firmati da un nome altisonante del panorama internazionale, farebbero gridare al miracolo. Invece si tratta ‘solo’ della chitarra (pregevole) di Matteo Crugnola e di tre (notevoli) voci: Eunice Baguma, Alessia Scesa e Aurora Tomasoni. A loro si affiancano le parole di Juan Sanchez Pellicer, il flauto e le percussioni di Ermanno Panta, le percussioni e i cori di Juri Cainero, i cori di Anna Kiskanc, Neda Cainero e Cedric Blaser. Chitarra, voci & Co. che danno vita ad un songbook (tredici tracce straordinarie) in grado di far vibrare anche le anime la cui pelle fosse ormai ridotta a cuoio. Interpretazioni che ci ricordano quanta bellezza si possa trovare tra le costellazioni che punteggiano il cielo incontaminato della grande canzone. Sempre che si decida – come, per nostra fortuna, ha scelto di fare Matteo – di scrutarlo con attenzione e passione. Le note di copertina spiegano che, in lingua zulu, indaba significa ‘incontro’ e che, nella cultura sudafricana tradizionale l’espressione si riferisce al radunarsi di persone per discutere di cose importanti. Ed importanti i temi di questi tredici incontri di note e parole – raccolti in alcune tra le tradizioni cultural-musicali più affascinanti del pianeta (Africa, Medio Oriente, America Latina, Europa, Mediterraneo…) – lo sono davvero. Per quello che dicono, per come lo dicono e per il modo nel quale, una volta che l’onda della canzone si ritira, la spiaggia della nostra sensibilità non è più la stessa. Matteo e la sua chitarra (attenta, appassionata, profonda) costituiscono il ‘pot’ ideale per un ‘melting’ straordinario di linguaggi, temi, significati, atmosfere, orizzonti espressivi ed emotivi. Indaba è davvero un ‘meeting’. ‘Meeting of the Waters’, direi: il punto (alto) nel quale i fiumi di sapienza, passione e sensibilità di Matteo, Eunice, Alessia, Aurora e dei loro compagni di viaggio, si incontrano per fondersi e avviarsi, insieme, verso il loro destino di mare. Un mare grande e aperto, come il cuore di questi artisti e dei tredici, meravigliosi, incontri di Indaba.

Giuseppe Cesaro

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 9/2013

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  1. Adriana Corsi Reply

    io posso solo dire che la musica di Matteo mi trasmette un mare, un oceano di emozioni, condivido pienamente quanto espresso da G.Cesaro

  2. Marcella Mariscotti Reply

    Sono incantata dalle parole espresse da G.Cesaro.Se possibile la chitarra di Matteo muove le corde più profonde che sono in noi.Come è bello -condividere-

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