Mark Levine – The Jazz Theory Book

Libri da non perdere
di Fulvio Montauti

Mi piace definirlo ‘la bibbia della teoria jazz’ perché lì dentro c’è quasi tutto, raccontato pacatamente da una mente aperta, dotata di una cultura e conoscenza musicale invidiabili. Partendo dal presupposto che «l’unica verità è la musica in sé», l’autore ci fa capire la teoria jazz e l’evoluzione che questa ha subìto e continua a subire, riportando la ‘parola’ dei grandi attraverso frammenti di standard (tutte trascrizioni, semplificate, per pianoforte) che ne dimostrano le notevoli intuizioni e da cui Levine estrae e giustifica le regole teoriche.

Come tutte le opere di rilievo, lo spessore si nota fin dalle prime righe: «Un grande assolo di jazz è costituito da: 1% di magia, 99% di cose che sono spiegabili, analizzabili, categorizzabili e fattibili». L’autore è esplicito fin da subito, il fine dello studio è «andare oltre la teoria» («Impara le progressioni armoniche e poi dimenticale!» diceva Charlie Parker) e in questa interiorizzazione consiste il 99% del lavoro.

Il libro è diviso in quattro sezioni: la parte prima sulla teoria base, la seconda sull’improvvisazione, la terza sulla riarmonizzazione e la quarta sul repertorio. Il tutto corredato da esempi musicali tratti direttamente dalle incisioni, consigli pratici su come esercitarsi, guida all’ascolto suddivisa per artista e molto (tanto) altro ancora.

Parte prima: la teoria base. Levine parte dall’inizio, intervalli, rivolti, triadi, la scala maggiore e così via, in un crescendo che tocca le scale principali, le armonizzazioni, il ciclo delle quinte, le progressioni, fino al jazz modale e agli slash chords.

Quello che colpisce è l’approccio totalmente orientato al suono, pur in assenza di un supporto audio. Ad esempio, sugli intervalli Levine non si limita alla definizione, ma vuole farne sentire il suono; ecco allora che ogni definizione è affiancata ad una melodia che risalti quel particolare intervallo. Una terza maggiore discendente è “Giant Steps” di Coltrane, una quarta perfetta è “E.S.P.” di Shorter. Meraviglioso!

In maniera analoga le progressioni armoniche sono accompagnate da pentagrammi e citazioni di brani su cui non solo è possibile farsi una idea del loro suono (movimenti delle parti ecc.) ma anche delle molteplici variazioni armoniche.

Siamo appena all’inizio, ma già il numero ‘allarmante’ degli standard citati ci fa capire che siamo entrati in un mondo affascinante di sonorità ‘moderne’.

Parte seconda: l’improvvisazione. Le scale rappresentano l’alfabeto della musica, non la poesia. Levine continua a ricordarci qual è il fine di questo studio. In questa parte ci viene illustrato come creare gli esercizi sulle scale ricorrendo a numerosi esempi tratti, ancora una volta, dagli assoli dei più grandi artisti.

Ovviamente non è tutto qui, Levine ci indica esercizi per ottenere linee melodiche fluide, spiega le sequenze, l’utilizzo delle scale bebop per il ritmo e, dopo averci tanto guidato nel suonare ‘dentro’ gli accordi, ecco un poderoso capitolo denso di suggerimenti su come suonare ‘out’.

A concludere questa parte, un intero capitolo con una non scontata serie di consigli per mettere in pratica il tutto.

Parte terza: la riarmonizzazione. Questa è per me la parte più divertente. È suddivisa nelle due sezioni di riarmonizazioni di base e riarmonizzazioni di livello avanzato. Sedici tecniche dettagliate nella prima e quindici nella seconda.

Il ‘giochino’ è semplice: si prende uno standard e, laddove si vuole, si applica la riarmonizzazione, o meglio le riarmonizzazioni prescelte. La scelta è vasta e le possibilità sono pressoché infinite. Quasi subito si intuisce che non è di un semplice passatempo e che occorrerà fare la giusta gavetta, per capire quali regole si accordano al nostro gusto musicale e al nostro livello tecnico e di conoscenze armoniche.

Ancora una volta possiamo farci una idea di ogni singola riarmonizzazione grazie ai profusi esempi su pentagramma applicati agli standard.

Parte quarta, i brani. Forme, introduzioni, finali, tonalità, melodia, ritmo, fraseggio e infine il repertorio, sono alcuni dei temi toccati in questa parte finale in cui Levine entra nello specifico dei brani.

Questa parte ci guida all’interno dei brani, ci spiega le forme e come individuarne le ‘sorprese’ (passaggi inaspettati che ravvivano l’attenzione dell’ascoltatore), per chiudersi con una guida all’ascolto, un elenco di brani consigliati e dritte su come memorizzarli.

Manca, a mio avviso, lo studio dell’analisi armonica, fondamentale sia dal punto di vista delle riarmonizzazioni che dell’improvvisazione. Colmeremo questa lacuna in future puntate con testi specifici su questo argomento.

Un libro da suonare. Ogni paragrafo contiene nozioni ed esempi, entrambi importanti, da ascoltare e riprodurre sul proprio strumento. Ma anche una guida da consultare a vita, con la singolare proprietà di farti scoprire ogni volta nuovi particolari sfuggiti, chissà perché, le volte precedenti.

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