Marco Poeta – Alessandra LosaccoReminiscence of John DowlandContinuo

(di Carlo De Nonno) – Il grande liutista e compositore elisabettiano John Dowland, dalla vita errabonda ed enigmatica, esercita da sempre un grande fascino su musicisti e cantanti contemporanei. La sua ‘modernità’, le atmosfere inquiete dei suoi songs, le sottigliezze della sua musica hanno suscitato operazioni, diverse dalle riproposizioni più o meno fedeli da parte di complessi e artisti specialisti, di grande intensità sebbene talvolta discutibili. In campo ‘classico’ ricorderemo la collaborazione tra Julian Bream e l’attrice Peggy Ashcroft, in un talvolta avventuroso mélange di melodie dowlandiane e versi di Shakespeare (con Bream che suonava il liuto con le unghie e l’impostazione chitarristica classica…); in campo ‘pop’ (ma si dirà ancora così?) il CD cupo e bellissimo di John Surman e quello ormai fin troppo celebre di Sting, meritorio per certi versi, deleterio per altri (ovviamente per chi scrive).

Marco Poeta e Alessandra Losacco (con la collaborazione del New Vocal Ensemble) fanno piazza pulita di tutto ciò, e soprattutto di ogni scrupolo filologico, e propongono un Dowland in cui le linee vocali (sostanzialmente intatte ma screziate da un’espressività decisamente non tradizionale) sono sorrette da una chitarra a dodici corde suonata in uno stile derivato dal fado (genere in cui Poeta è maestro) che si prende, dichiaratamente, molte libertà e che, dopo qualche sgomento iniziale, finisce per sedurre. Di tanto in tanto, gli interventi dell’ensemble vocale sembrano riportare Dowland sulla ‘sua’ strada: ma qual è la sua strada?
Alla fine gli efficaci brani strumentali originali di Poeta sembrano più elisabettiani dei songs del ‘semper dolens’… Ma è proprio questa la forza di Reminiscence: non riproposizione filologica, ma appunto ‘reminiscenza’ e soprattutto passione e cuore.
I brani vocali sono da ‘greatest hits’ dowlandiano (tra gli altri, “Flow My Tears”, “Come Again”, “Say Love If Ever Thou Didst Find” e, un po’ spaesata rispetto al mondo di Dowland ma molto bella, “Have You Seen But a Bright Lily Grow?” di Robert Johnson). Meritorio il libretto, con le traduzioni accurate dei testi. Un CD da ascoltare e riascoltare, per poi ritrovare gli originali e… riascoltarlo ancora.

Carlo de Nonno


Chitarra Acustica, 4/2013, p. 17

...sull'Autore
Redazione

Lascia il tuo commento

*

Captcha * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.