Ma la SIAE è davvero dalla parte di chi crea?

Vecchio Logo Siae

Un vecchio logo SIAE

Alla fine dell’Ottocento, a causa del crescente consumo di massa delle opere letterarie ed artistiche, il diritto d’autore è stato al centro di molte discussioni nei salotti culturali e motivo del sorgere di sistemi normativi organici capaci di tutelare gli autori in patria, ma non all’estero. Con l’accordo noto come Convenzione di Berna, voluto da Victor Hugo e stipulato nel 1886, il diritto d’autore è divenuto internazionale, essendo per la prima volta riconosciuto reciprocamente dalle nazioni aderenti al patto, rivisto e aggiornato poi nel corso degli anni. È in questo movimentato contesto storico che quattro anni prima, il 23 aprile 1882 a Milano, letterati e artisti italiani tra cui De Amicis, Carducci, Verga e Verdi, hanno fondato la SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori), l’ente associativo di salvaguardia e tutela del diritto d’autore tuttora vigente in Italia, inizialmente confortata dai più facilmente accertabili diritti teatrali che non da quelli musicali, i cui accertamenti nei primi anni sono stati causa più di dibattiti giudiziari che di incassi.
Questo affascinante sodalizio culturale, nel giro di cinquant’anni, si è trasformato in un’agenzia che opera in campo economico con una funzione intermediaria tra pubblico e autori, aumentando gli incassi in seguito all’enorme sviluppo del cinema, della radio e degli altri mezzi di riproduzione delle opere e diventando, con la Legge n. 633 del 22 aprile 1941 tutt’oggi in vigore, l’unica ed esclusiva attività di intermediazione.
Dopo più di un secolo di storia, tra cambiamenti culturali e ideologici, come spesso accade anche per le idee più nobili, la sensazione è che qualcosa si sia spento con il passare del tempo, come se si fossero persi scopi e obiettivi. Lo spirito, il fervore e lo slancio che avevano spinto gli artisti dell’epoca a fare gruppo per tutelare il loro ingegno e le loro creazioni appare molto distante dalla burocrazia da ufficio e dagli onerosi e indistinti compensi previsti anche per eventi di natura non lucrativa, che oggi imbrigliano qualsiasi tentativo di proposta artistica.
Il crescente malumore degli artisti associati SIAE, per i tanti punti controversi del suo statuto, è un sintomo che non si può non considerare, essendo un ente pubblico economico a base associativa, a meno che si scelga di non farsene un problema, confortati e arricchiti dall’assenso di pochi privilegiati soci.
Sul legiferato monopolio detenuto dalla SIAE, oggi presente sul territorio a livello capillare con 13 sedi regionali, 34 filiali e oltre 600 mandatari con funzione di sportello, in molti hanno sollevato dubbi sulla correttezza di tale posizione, visto che di fatto è vietato costituire nuove organizzazioni di intermediazione.
Inoltre, la SIAE, mette sullo stesso piano copyright e diritto d’autore, impedendo la libertà di condivisione dell’opera con chiunque, anche senza scopi di lucro, visto che l’autore associato non può rilasciare opere sotto differente licenza, ad esempio Creative Commons.
Altra questione scottante è il bollino SIAE. Stando all’articolo 181 bis della già citata Legge n. 633, su ogni supporto contenente opere protette dal diritto d’autore deve obbligatoriamente essere applicato uno speciale contrassegno, i cui costi si aggirano intorno agli 80 centesimi di euro tra stampa e diritto d’autore, e con i cui proventi si garantirebbe la ripartizione dei diritti dell’opera contenuta nel supporto. L’8 novembre 2007, la Corte di Giustizia delle Comunità Europee ha revocato tale obbligo, considerandolo una regola tecnica che non può essere fatta valere nei confronti di un privato. Tuttavia, il 23 febbraio 2009, è stranamente tornata in vigore l’obbligatorietà del bollino, con un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dall’inusuale efficacia retroattiva, che a molti è sembrata più una manovra ‘salva SIAE’, considerata la mole del debito maturato dall’ente, arrivato a 10 milioni di euro nel gennaio 2010, e che di fatto ha ignorato la Sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee.
Nel considerare tale debito è importante tenere presente che la SIAE acquisisce un compenso sulla vendita in Italia di dispositivi di memorizzazione come pellicole fotografiche, cd, dvd, masterizzatori, hard disk, penne usb, schede di memoria, computer, decoder, lettori mp3 e telefoni cellulari, per la tutela preventiva del diritto d’autore sull’ipotetica copia privata di materiale protetto, e che l’ammontare complessivo degli introiti di questa tassa, denominata “equo compenso”, viene stimato da Confindustria e Assinform in 300.000.000 di euro all’anno.
Tornando alla storia, il 30 novembre dello stesso anno, il presidente della SIAE, l’avvocato Giorgio Assumma, si è dimesso dall’incarico a causa della spaccatura profonda esistente negli organismi associativi, a partire proprio dall’assemblea, i cui membri legati alle major discografiche volevano fondare una propria società di gestione, rompendo così il tanto discusso monopolio SIAE. In una lettera inviata al ministro Sandro Bondi da FEM (Federazione Editori Musicali), ANEM (Associazione Nazionale Editori Musicali) e FA (Federazione Autori), ed estesa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, si accusa la SIAE di aver smantellato la società sia in termini economici, sia in termini etici, e di averla resa territorio di caccia di clientele e interessi personali. E così, in questa bufera, non è tardata ad arrivare l’ennesima scelta discutibile, quella di affidare il 3 marzo 2011 al novantenne Sandro Rondi la presidenza della Società, in un periodo in cui ormai i diritti riguardano in grandissima parte la rete, la musica digitale e lo streaming.
L’ultima amara riflessione la faccio su un personale sentore, un gemito di tristezza e rabbia ogni volta che, da associato, entro in un qualsiasi ufficio SIAE. L’impressione sistematica che ho di fronte allo sportello è di non essere un suo tutelato, ma un suo dipendente: una persona qualsiasi, senza nome e senza faccia che contribuisce a far girare un ingranaggio arrugginito e obsoleto.
Ma allora, con Viva Verdi in una mano, la rivista ufficiale della Società Italiana degli Autori ed Editori piena zeppa di visi rugosi e capelli bianchi, e i resoconti delle ripartizioni dei proventi dei miei diritti d’autore nell’altra, interamente scribacchiati di numeri messi alla rinfusa da non capirci nulla, mi chiedo: la SIAE è davvero dalla parte di chi crea?

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 5/2011, pp. 8-9

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  1. Rosmary Reply

    Hai ragione bisogna abbassare i toni e sopratutto fare finta di non vedere gli intrallazzi che si svolgono tra le righe della burocrazia, che ha dato potere ai più furbi al punto di far pagare pure le idee, nutrimento dell’anima, patrimonio di tutti! Così come abusano per vendere le isole, comprare i mari, le spiagge, le montagne, insomma appropriarsi dei beni naturali, creati per il benessere di tutti. I cari editori possono amministrare il compenso delle loro opere senza intermediari, anche se anche loro moralmente dovrebbero a tutti qualcosa, perché quello che spacciano per proprio lo hanno appreso da altri vivendo assorbendo della cultura generale, senza pagare niente, non sono beneficiari di una scienza infusa. Per evitare che una cosa che costa € 3,00 finita, non diventi 30 € e incitando chi vive e respira come voi a non sentirsi escluso dal mondo e non poterne godere e non considerare che per qualcuno magari potrebbe essere occasione di trovarci dentro una speranza.
    Quello che vedo è, che chi fa informazione preferisce tenere i piedi in due staffe, per fare in modo che questo indecente modo di fare, sia morte per tutti.
    I veri autori sono una minima parte, molti sono spesso ladri di idee altrui rimescolate, abbassare le lucrose pretese riporterebbe la voglia di condividere ed esprimerci in modo più naturale, ma chissà se c’è qualcuno che ci crede ancora…

  2. attilio Reply

    bell’articolo veramente.

  3. Luca Francioso Reply

    Ciao Cekof, grazie per il tuo commento. Capisco la tua rabbia, anche io provo molta amarezza al riguardo, tuttavia credo che il tono delle tue parole sia poco costruttivo, oltre che un tantino sopra le righe. Insultare e maledire ad occhi chiusi non porta mai a nulla, solo a sfogare il rancore, ma non era questo lo scopo del mio articolo. Proprio no. Ti auguro ogni bene.

  4. CEKOF Reply

    DIMENTICAVO ANCHE SE SI FA UNA FESTA IN CASA E SI METTE LA MUSICA BISOGNA PAGARE LA SIAE. IN ITALIA PER LA LIBERTÀ DI POTER CANTARE E BALLARE CIOÈ DIVERTIRSI BISOGNA PAGARE LA SIAE.

  5. CEKOF Reply

    La SIAE È SEMLICEMENTE MAFIA TANGENTI TI VIETA DI FARE DEL BENE ALTRUI CHIEDE SOLDI SU TUTTO LA RADIO AL BAR SIAE TV SIAE LETTORE CD SIAE PIANO BAR SIAE IO SONO AVVELENATO DA QUESTI PARASSITI. LAVORI O NON LAVORI A QUESTA SOCIETA’ DETTA SIAE NON GLIENE FREGA NIENTE DI NIENTE. IO DICO SEMLICEMENTE CHE SIA MALEDETTA.

  6. Luca Francioso Reply

    Ciao Fernando, grazie davvero per il tuo chiarimento. L’ho molto apprezzato. Ogni bene e buona musica a te.

  7. fortedonovan Reply

    Ciao Luca, in effetti il mio post era più indirizzato ai commenti di chi mi aveva preceduto che all’articolo in sé.
    Una riflessione sulla Siae è sicuramente da fare, perché se c’è una percezione negativa molto diffusa ci sono sicuramente dei motivi e io non mi voglio certo erigere a paladino della Siae stessa, certo è però che, se si vuole cambiare questa società, l’unico mezzo che gli autori hanno è di far eleggere, votando, rappresentanti con idee simili alle proprie (che ne so: sono un piccolo autore e cerco di votare chi mi somiglia).
    Il tono del precedente post non voleva essere sprezzante anche se, rileggendo, poteva sembrar tale.
    Buona musica a tutti

  8. Stefano (rylan131) Reply

    Penso che saprete che in realtà poi il diritto d’autore non viene ripartito x ogni autore appunto in funzione dei brani passati, suonati ecc. ma a quegli autori che in percentuale sono più ascoltati…

  9. fortedonovan Reply

    Ciao a tutti, come italiani siamo sempre bravi a lamentarci, meno a partecipare. La Siae è una cosa estranea? Lo vogliono i musicisti… Sapevate che alle ultime votazioni per l’elezione dell’assemblea dei soci ha votato il 7 per 100 (sette) degli aventi diritto?

    Meditate gente

    • Luca Francioso Reply

      Ciao Fernando, grazie del tuo commento, ma il mio articolo non fa una riflessiona-lamentosa “italiana”, come la definisci tu (che tradotto vuol dire: “tanto per parlare”), sull’estraneità della SIAE, ma analizza (prendendo posizione), attraverso informazioni peraltro documentate, la fumosità e l’assurdità del suo statuto, le cui leggi sono prive di ogni logica di gruppo, cosa che sarebbe auspicabile essendo un ente associativo, e che sono lontane in spirito e praticità dalla tutela degli artisti e di qualsiasi forma d’arte.
      Mediterò certamente su quanto hai scritto e sulle percentuali che hai segnalato, arricchiranno sicuramente la mia riflessione, ma questo non cambia un granché rispetto a ciò che ho riportato nel mio post. Ogni bene.

  10. piccolo autore Reply

    La SIAE deve svolgere una funzione di ente pubblico puro, e non quella legata alla sua produttività, ovvero quella di ente pubblico economico, come è adesso.
    Solo così e solo togliendogli la ripartizione (affidata magari ad un altro soggetto controllato dallo Stato), l’ente SIAE potrebbe garantire quel ruolo pubblico di tutela generale di tutte le opere dell’ingegno sia se affidata all’intermediazione, sia senza intermediazione, insostituibile ed a garanzia di tutti, in quanto grazie alla capillarità sul territorio, la professionalità offerta da parte dei suoi direttori mandatari, fungerebbe da garanzia e controllo e vigilanza su un diritto già debole, in quanto di natura privata.

  11. Michele Reply

    di sicuro la SIAE è una “macchinetta” mangia-soldi, una slot-machine insomma. Perché? qualche anno fa volevo organizzare un concertino con alcuni gruppi musicali per raccogliere fondi per darli ad un Padre Missionario. Avrei dovuto pagare circa 330 euro (imposta applicata alla location dell’evento, minuziosamente dedotta da un libricino che avevano nell’ufficio filiale siae). Il posto era un anfiteatro all’aperto, per cui non teneva conto solo dei posti a sedere ma anche dello spazio potenziale attorno, che era un parco naturale. Ebbene non feci più nulla, perché di sicuro non sarebbero venute così tante persone da coprire le spese e ricavarne qualcosa per il motivo di beneficienza che avevo in mente.
    Quindi a che pro una SIAE del genere? Ci vorrebbe veramente una riforma pesante di questo ente.

  12. Stefano (rylan131) Reply

    No, quando chiede compensi stratosferici (in proporzione) anche x chi si esibisce quasi gratuitamente o gratuitamente o per chi si esibisce eseguendo pezzi propri.

  13. hobo Reply

    No. Specialmente se sei un autore minore. Spesso ti perseguita anche se non sei iscritto alla Siae ed esegui tue composizioni non depositate alla Siae.

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