Ma chi sono gli “emergenti”?

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Il labirintico sentiero degli “emergenti”

Esiste uno strano limbo in cui un artista si ritrova agli inizi della sua proposta pubblica, un primo stadio di notorietà le cui condizioni di evoluzione e durata sono insolite e strettamente legate agli ingranaggi del mercato a cui si rivolge. Chi si sosta all’interno di questo perimetro invisibile viene da tutti definito “emergente”. Ma cosa vuol dire questo termine? Chi sono realmente gli “emergenti”? Un chiarimento credo sia necessario, perché il termine “emergente” è fonte di una serie di atteggiamenti che il mondo assume nei confronti di chi viene marchiato con questa etichetta, a volte indelebile. Da che cosa si deve emergere? Dall’anonimato? Serve dunque nuotare in apnea verso la superficie e rimanere costantemente e faticosamente a galla per essere notati? Sembrerebbe di sì, percorrendo a rapido volo d’uccello tutte le discipline artistiche.
Ma è davvero così stretto il collo d’imbuto dell’attenzione collettiva, tanto che solo se si “emerge” si è degni di attenzione? Considerando che il talento spesso non è sinonimo di notorietà e viceversa, allora cosa significa “emergente”?
Io credo che sia una faccenda piuttosto importante, non tanto per l’etimologia del termine, quanto per la considerazione e il rispetto che questo marchio conferisce all’artista in questione, soprattutto agli occhi dei committenti. Di frequente, infatti, si piange povertà quando si tratta di riconoscere ad un “emergente” un lavoro, usando con astuzia la promessa (o il ricatto) di un’amplificata visibilità. In sostanza, se vieni etichettato come “emergente”, è del tutto giustificata l’assenza di ogni forma di pagamento a beneficio di un’importante vetrina, per la quale poco manca che debba essere tu a pagare un tributo per poter godere dell’occasione.
Ma giocare sulle emozioni e sui sogni di qualcuno, prospettandogli un grande pubblico per non pagarlo, così da conservare le risorse per gli artisti “emersi” e avere nel contempo un numero sostanzioso di “emergenti” per dimostrare che si dà spazio alle nuove voci, è un atteggiamento ingordo e poco corretto. Vorrei vedere un giorno tutti gli artisti “emergenti” dire no a questa routine, sarebbe il giorno in cui forse cambierebbe qualcosa al riguardo.

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Redazione
  1. giusi pisoni Reply

    Posso entrare in punta di piedi e farvi
    i miei complimenti ?
    Molto bello leggere quanto scrivete.
    Finalmente dei concetti chiari e onesti.
    Coerenti e ricchi di valori.
    Non solo su questo argomento.
    Ringrazio pubblicamente Giovanni Pelosi che
    mi ha fatto entrare in questo nuovo mondo.
    Sinceramente.
    Giusi Pisoni

  2. Guitarman Reply

    Purtroppo viviamo in un paese dove spesso i musicisti vengono trattati come mendicanti o gente che va a suonare per divertirsi. La musica strumentale per chitarra acustica è sicuramente una musica di élite e andrebbe esibita nei luoghi giusti. Occorre evitare di farsi appellare come emergente perché è il primo tentativo da parte di alcune persone per derubarti in termini di immagine, creatività, denaro e spesso anche di diritti.
    Facciamocene una ragione, caro Luca, questa musica non fa e non ha mai fatto arricchire nessuno, per cui difendiamola da quei personaggi che intendi anche perché la fetta da spartire è già così misera…
    In bocca al lupo!
    Ciao,
    Davide

  3. xana Reply

    Di certo , se non si e’ abili imprenditori il rischio di rimanere “emergente” e’ altissimo.
    quanti ne ho visti andare avanti solo per la propria astuzia.

  4. Luca Francioso Reply

    Grazie a te, Alberto. Un abbraccio e OGNI BENE.

  5. Albert Reply

    Ciao Luca e grazie per aver riaperto la questione che, secondo me, è molto importante e presenta notevoli sfaccettature; ciò dipende dal contesto socio-culturale dei “nostri tempi”… mi riservo di scrivere i miei pensieri nel forum.
    Ciao
    Albert

  6. Luca Francioso Reply

    Ciao Luciano,
    grazie per aver commentato il mio articolo.
    Credi, nessuna “pretesa” di “conoscere”… La mia è solo la voce slanciata e appassionata di chi ama la musica e di chi di musica vive, in tutti i sensi. Una voce fra molte.
    Ascolterò volentieri il tuo consiglio e leggerò quanto prima qualcosa sull’argomento da te citato. La condivisione arricchisce, sempre.
    Al momento, però, rimango dell’idea che il termine “emergente” è spesso (quasi sempre) una buona scusa per furbi e scaltri mestieranti che non si fanno scrupoli a giocare con i sogni delle persone.
    Ogni bene a te.

  7. luciano Reply

    Ciao,
    tu vuoi conoscere quel limite imponderabile che esiste quando un artista, uno sportivo, uno scienziato viene considerato ‘fuori dal coro’. Il ‘passaggio’ di qualità come cerchi di esporre tra le righe del tuo scritto è indefinibile e lascia l’uomo abbastanza sconcertato. Forse potrà aiutarti, in senso lato, leggere qualcosa sul concetto di ‘norma psicologica’, indicatore storico-statistico che aiuta ad analizzare le mutazioni di gradimento collettivo verso talune attività umane di grande rilevanza sociale e non solo. Senz’altro non risolvi il dilemma, ma…
    Questo, in generale, ma nello specifico sulla chitarra acustica è molto impegnativo ritagliarsi spazi, per innumerevoli e svariati motivi che sarebbe arduo analizzare in poche righe: uno di carattere generale e collettivo è quello della perdita della capacità di ascoltare da parte della collettività, anche e soprattutto per la musica che non sia facile e immediatamente orecchiabile, come quella strumentale. Un progetto di chitarra acustica andrebbe ascoltato, riascoltato cento volte prima di capirne l’effettivo valore, e spesso anche noi appassionati, di un cd ascoltiamo i primi dieci secondi di un brano per farcene un’idea e decidere di acquistarlo!

    Luciano

  8. Giovanni Pelosi Reply

    Complimenti Luca, con la consueta proprietà e la tua personale sensibilità hai toccato un punto dolente, sul quale mi permetto di avere idee leggermente differenti dalle tue, e che cercherò di (ri)portare nel forum come spunto di discussione.

    • Luca Francioso Reply

      Ciao Giovanni. Grazie del tuo commento. Certamente una tua riflessione sul forum al riguardo alimenterebbe quella fiamma (dalla luce costruttiva e di sano confronto) che speravo di accendere scrivendo questo post.
      Io e te abbiamo già avuto modo di parlare di questi argomenti e credo che le differenti vedute non possano che arricchire la condivisione.
      Ogni bene.

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