Lo specchio. Riflessioni sulla divulgazione artistica di questo tempo.

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ATTRAVERSO LO SPECCHIO di Chema Madoz

“Gli artisti sono la cronaca e i tromboni del tempo”, diceva Shakespeare in Amleto. L’arte non è che il buco nel muro che ti permette di sbirciare con grande efficacia lo scenario di un’epoca. A guardar bene, in effetti, puoi scorgerne le dinamiche sociali, le ragioni e le sventure politiche, gli ideali, ogni taciuta ossessione e perversione, la bellezza dei dettagli, l’incanto di prodigi di uomini al confine, gli squilibri, le speranze e i progetti per il futuro. Ogni cosa può essere rivelata.
L’artista, dunque, è un imprevedibile storico intento a scrivere il resoconto dettagliato del mondo in cui vive. Anche se a volte non lo sa. Chissà se Leonardo ne era consapevole, o Michelangelo, o Mozart oppure Beethoven. Considerato il carattere eccentrico di qualcuno di loro forse sì, ma quello che mi affascina, alla fine di quanto considerato, è immaginare l’artista – la notte in cui la sua opera viene conclusa – di fronte al suo manufatto, intento ad osservarla: si rende conto dell’importanza storica che ha quell’opera d’arte, quell’unico e insostituibile tassello (piccolo o grande che sia) che compone il puzzle del mondo e dell’epoca in cui vive? E ora mi chiedo: e noi, ne siamo coscienti? Cosa leggerà la gente fra cento anni tra le pennellate, i versi e le note di questo tempo? Cosa rivelerà questo buco nel muro?
Chiaro che non so rispondere. Questi ultimi anni sono schizzati via e spesso siamo rimasti a guardare senza capirci un granché, frastornati dai cambiamenti. Affascinati dalla nuova tecnologia, schivi alle novità, ci muoviamo tra il fagocitare qualsiasi cosa che parli di futuro e il rifiutare il nuovo per paura di perdere le buone e vecchie abitudini. Parliamo con il mondo, ma ci evitiamo in ascensore, ci segnaliamo la postazione di una volante ma ci ammazziamo per una precedenza, scendiamo in piazza per rivendicare il nostro salario e poi masterizziamo i cd. Sono tempi strani, ma comunque nostri!
In questo trambusto l’arte genera specchi su cui fermarsi e riflettere. La sua direzione è la direzione del mondo. Bello o brutto che sia, i suoi lineamenti contraddittori vengono delineati dallo spazio in cui è generata. Anche se, tuttavia, non si può non considerare che in ogni opera d’arte è nascosto il biglietto per una destinazione nuova e sconosciuta, ma solo a volte riusciamo a vederlo, e solo in pochi.
L’evoluzione veloce, pratica e squilibrata della divulgazione artistica (e non, chiaramente), non può che parlare di questo tempo, a pensarci bene. Volontà, praticità e furbizia non potevano che generare un’interconnessione virtuale dentro cui vivere un modo diverso, divulgare in modo diverso, amare in modo diverso.
Ecco che internet è diventato un mezzo indispensabile per la nostra vita quotidiana, annientando infiniti passaggi e creando il passaggio diretto di informazioni. Di tutte le informazione, anche artistiche. Così, tra il creare un’opera d’arte e il divulgarla non c’è più spazio alcuno. L’informazione è diretta. Lo strettissimo collo d’imbuto – attraverso cui una volta dovevano passare tutte le opere d’arte per trovare lo sbocco della divulgazione – si allarga a vista d’occhio, diventa un’enorme tunnel dove passa tutto. Proprio tutto.
Non è più necessario, dunque, alzarsi dalla sedia di fronte al computer, uscire di casa, prendere la macchina, trovare il parcheggio, entrare in un negozio di dischi, far la fila alla cassa e pagare (anche perché molti artisti di talento nel circuito dei negozi non sono mai entrati). I passaggi dall’alzarsi dalla sedia di fronte al computer al pagare sono stati annientati. Basta un clic! (Beh, forse anche il pagare è stato saltato).
Così il vantaggio per un’artista è pari al vantaggio di un amante dell’arte: entrambi possono arrivare all’altro più facilmente e più velocemente. Purtroppo a volte a vincere è lo squilibrio di cui siamo capaci, e spesso più che cercarsi i due si rubano a vicenda.
Di queste enorme possibilità e dei suoi squilibri vivono anche i miei tentativi di proporre la mia musica. Conoscendo bene i miei limiti ma non ponendone ai miei sogni, conscio delle regole e dei pericoli che si nascondono dietro ogni novità, provo a sfruttare a pieno le nuove divulgazioni, sperando che gli indizi che si lasciano dietro le mie opere siano utili ad una futura lettura di questo tempo.

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