L’improvvisazione – L’imitazione

bazzaniHo passato anni della mia vita a tirare giù assoli dai dischi. Ma tanti anni.
È stato il lavoro più importante che potessi fare, se levo quello dal mio percorso di studio resta davvero poco. Ho studiato scale, accordi, triadi, arpeggi, legature e plettrata, però il capire cosa facessero i miei idoli, i chitarristi, trombonisti, armonicisti, sassofonisti preferiti, è una miniera inesauribile a cui attingere ancora oggi.
Del resto se vogliamo imparare a scrivere leggeremo molti libri, e se vogliamo fare gli sceneggiatori guarderemo molti film, e via dicendo. Quelli bravi ci aiutano a capire che cosa succede quando le cose che leggiamo sui libri di teoria vengono messe in pratica.
Ai miei tempi (bastano pochi anni per dire una frase simile) non c’era Internet e la didattica era molto limitata rispetto a oggi, se volevo imparare una frase musicale avevo una sola scelta: mettermi lì a sentirla e risentirla, fino a capirla. Questo mi ha aiutato ad affinare l’orecchio, se ci fosse stato YouTube e avessi visto tutto fatto da altri non avrei imparato granché, è come mangiare le cose preparate dalla mamma, o uscire a caccia nella giungla, c’è una sottile differenza.
Molte cose mi si sono stampate in testa, altre no, è una selezione naturale che si attua solo con il passare degli anni, oggi posso dire dei decenni. Si impara anche la tecnica, così, e non è poco.
Corrisponde all’imparare delle frasi scritte da qualcun altro per noi, sequenze di note su sequenze di accordi, ma volete mettere la soddisfazione e la difficoltà di trovarsele da soli? Se togliamo la difficoltà eliminiamo il passaggio “caccia nella giungla”. E poi saranno solo le nostre, non di tutti gli allievi di questo o quell’insegnante, scusate se è poco.
A questo si deve aggiungere però tutto il retroterra di conoscenza dello strumento: è un passaggio fondamentale perché le note sulla chitarra sono in posti precisi, se vogliamo o dobbiamo (spesso i due elementi coincidono) suonare su un accordo di Do maggiore, in qualunque parte della tastiera ci troveremo sarà meglio sapere dove sono le note che corrispondono a quell’accordo, per scegliere di suonare quelle o altre, e se a quell’accordo seguirà un Fa o un Sol o chissà cosa altro, dovremo sapere dove sono le note anche degli accordi successivi, nella zona in cui già ci troviamo, altrimenti saremo costretti a saltare di 10 tasti perché non sappiamo più cosa suonare, e si sente, ve lo assicuro.
Come si impara tutto questo? (perché ci hai rotto le scatole, hai detto che parlavi dell’improvvisazione e non c’è traccia di esercizi…)
Con il tempo, la pazienza, l’umiltà, sbagliando e riprovando, faticando a imparare sia il modo di produrre un bel suono dal punto di vista timbrico che da quello emotivo.
Intanto, imitando.
Imitando quelli bravi, copiare assoli nota per nota non fa male, anzi, ma deve servirci a capire “perché” una cosa suoni bene. Una nota Do sull’accordo di Do è la fondamentale (tonica) e suona in un modo, sull’accordo di Mib è la stessa nota, ma suona in maniera molto diversa. Sembra banale detta così, ma molti musicisti, alla domanda «Che scala usi su questo accordo?» rispondono, inaspettatamente: «È molto tempo che non penso alle scale, ma alle note».
Vuol dire che se un pittore ha bisogno del giallo, prende quello, e non la scatola dei colori. Perché le note in fondo sono come i colori per il pittore, le parole per lo scrittore, o gli ingredienti per il cuoco.
E non dobbiamo dimenticare una cosa fondamentale: all’interno di una canzone, a meno che non stiamo suonando un nostro brano strumentale, e allora il discorso è diverso, dovremo confrontarci con una melodia, che magari il compositore ha impiegato mesi a scrivere e poi perfezionare, ciò significa che qualsiasi nostro tentativo di “composizione istantanea” (leggi: improvvisazione), potrebbe cadere nel vuoto, se paragonato a un lavoro lungo come quello di sistemare le note di una strofa o di un ritornello. Sono elementi che molti neanche prendono in considerazione, ma esistono ed esisteranno sempre, quindi il nostro livello di creazione momentanea deve essere piuttosto alto, perché poi oltre alle note c’è il tempo con cui le suoniamo, il fattore ritmico in un assolo è a volte quasi più importante delle note stesse (una bella serie di note suonate con un cattivo senso del tempo fa schifo), quindi non dobbiamo gestire un solo elemento, ma molti.
Nelle prossime puntate: esercizi o chiacchiere? Chi può saperlo.

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 9/2012, p. 66

 

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  1. Zio Mich (Riese P. X) Reply

    tirar fuori assoli e fraseggi ascoltando le cassette e i dischi… ahh, che bei tempi, hai ragione Daniele. Sono esercizi che hanno un valore incredibile per chi li vuol fare, personalmente li trovo migliori rispetto al trovarseli scritti (molte volte gli scritti sono imprecisi e persino qualche volta ti buttano fuori strada, le note non suonano alla stessa maniera dell’originale, etc.)… pensa che un mio amico tastierista che aveva l’hobby dell’elettronica, nei primi degli anni ’80, si era costruito un rallentatore di velocitá per tirarsi fuori alla perfezione gli assoli di Jon Lord… piccolo particolare… abbassando la velocitá del nastro… cambiava anche l’intonazione delle note, per cui non ti dico la fatica che faceva… e poi le discussioni, no è un Mi, non è un Sol… ahhh… bei tempi 🙂

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