L’improvvisazione – Cos’è un assolo?

bazzaniCredo che le domande semplici spesso diano modo di fornire le risposte più articolate, e a volte meno banali.
Iniziando a scrivere la prima parte ho accennato a diverse cose, una la ritengo fondamentale: improvvisare è molto simile al parlare a ruota libera, ma avremo un argomento di base, e regole grammaticali da seguire, se vogliamo e se le conosciamo. Ma c’è soprattutto una cosa a rendere i nostri discorsi personali, ed è il fatto che li facciamo noi. Ogni musicista sviluppa una propria capacità di mettere in fila dei concetti, le note sono sette (dodici con le alterazioni) e gli accordi un po’ di più, ma la vera differenza la fa chi suona.
Un esempio che uso spesso: pensate che tutto ciò che avete letto in vita vostra (parlo dell’italiano e delle lingue occidentali)  è stato scritto con le nostre 21 lettere più quelle dell’alfabeto inglese.
Tutto.
In 26 lettere c’è chiuso tutto quello che abbiamo letto? Micidiale. Incredibile, a guardarla così.
Come con i numeri, quanti calcoli sono stati fatti solo con quei piccoli simboli da 0 a 9?
Perché dico questo? Perché le parole sono quelle, le regole grammaticali anche, ma i discorsi possono essere molto interessanti, o terribilmente noiosi.
Quando suoniamo portiamo avanti il nostro particolare discorso, le note sono le lettere, sommandole abbiamo parole e frasi, ma le frasi fatte non fanno dei bei discorsi. Ecco perché non mi piace insegnare delle frasi già costruite (non nego possano essere utili, e infatti le consiglio in altro modo) ma lascio la totale libertà di scelta, perché diventare musicisti non è imitare altri, ma crearsi il proprio universo.
Allora ecco che diventa essenziale ascoltare, farsi un’idea di cosa ci piaccia, perché se un artista ci piace vuol dire che si avvicina al nostro modo di sentire le cose. Se un assolo o una melodia contengono una frase che vi colpisce cercate di capire di cosa si tratti, che note siano e quali accordi ci siano sotto: mettere il sale sull’insalata dà un risultato, metterlo nel caffè ne dà un altro. Una nota su un accordo suona in un modo, su un altro suona in modo differente.
E allora torniamo alla domanda iniziale, perdonatemi se salto di palo in frasca, ma c’è talmente tanto da dire ed è così difficile farlo che non riesco a fare diversamente.
La domanda iniziale è: «Cos’è un assolo?»
Nella maggior parte dei casi (non sempre, per fortuna) è uno spazio da riempire in una canzone, dopo che sono già stati esposti i temi principali. Può essere uno spazio lungo o breve, di sicuro abbiamo la sua lunghezza (non sempre, per fortuna) e il fatto che di solito sappiamo cosa c’è prima e dopo (non sempre, per fortuna). Conoscere l’ambito in cui ci muoviamo è importante per scegliere le cose da dire: se si sta parlando di economia potrebbe essere poco adatto inserire il fatto che al vostro gatto non è andata bene l’operazione dal veterinario.
La canzone ha una melodia, che potrebbe essere interessante riprendere e modificare nel corso dell’assolo, o un ritornello. Dobbiamo vedere quale sarà la struttura su cui suoneremo, a quale parte della canzone corrisponda, sempre che sia così. Se il brano è molto melodico potremmo scegliere quel terreno, se molto ritmico potremmo prendere una strada del tutto differente. Possiamo anche mischiarle strada facendo, se con gusto.
Il gusto.
Ecco qualcosa che spazza via ogni parametro. Posso suonare qualcosa che per me è bellissimo ma a un altro farà schifo, questa variabile è spesso quella che insieme ad altre ci distingue.
Ma non c’è solo il gusto, ognuno di noi impara a ‘camminare’ con lo strumento, c’è chi lo fa meglio e chi peggio, c’è chi è in grado di suonare solo ripetizioni di fraseggi altrui, e chi sa invece articolare un discorso.
Si dice spesso che l’improvvisazione sia “composizione istantanea”. Niente di più vero. Si scrive musica con il pensiero e la si mette in pratica immediatamente, senza prove, come camminando sul filo. Ecco perché è così difficile.
E allora ecco che pian piano i pezzi vanno a posto da soli: se devo comporre cosa mi converrà fare? Scrivere una bella melodia o una cosa senza senso ma difficile tecnicamente? Imparare tante grandi melodie con lo strumento è una cosa che ci insegnerà dove sono le note e come metterle insieme per ottenere un buon risultato. Non è poco.
Molti grandi assoli sono scritti a tavolino, non sono improvvisati, penso a quelli che già analizzai sul web, “Hotel California”, “Sultans Of Swing”. Troppo belli per essere casuali. “Somebody to Love” di Brian May con i Queen. E ci rendiamo conto del perché suonare un assolo sia così difficile. Se Mark Knopfler o Don Felder e Joe Walsh devono scriverlo, un grande assolo, possiamo noi pensare di improvvisarlo?

PUBBLICATO

 

 

 

Chitarra Acustica, 7/2012, p. 66

 

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