L’importanza del folk music revival

(di Andrea Carpi) – Nello scorso numero di marzo, Giorgio Gregori ha scritto un’attenta recensione retrospettiva del volumone La musica folk – Storie, protagonisti e documenti del revival in Italia, pubblicato nel 2016 da il Saggiatore a cura di Goffredo Plastino, insegnante di Etnomusicologia alla Newcastle University e attivo nel folk revival di seconda generazione con i gruppi Re Niliu e Orixás negli anni ’80. La grande mole di documenti e riflessioni raccolti nel libro rappresenta certamente un generoso atto di amore verso quel movimento di riscoperta e riproposta della musica popolare tradizionale, riportandone alla luce tutta l’importanza nella costruzione di nuove strade per la musica contemporanea. Noi ci sentiamo particolarmente in sintonia con questo rinnovato interesse: già un paio di anni fa abbiamo introdotto la rubrica “Tradizione italiana fingerstyle”, che ha fornito numerosi spunti in favore di una ‘via italiana’ al fingerstyle e che riprenderà presto le pubblicazioni. E adesso desideriamo aprire con questa pagina un nuovo spazio di carattere più generale dedicato al “Folk revival”, principalmente italiano ma non solo, nelle sue varie prospettive.

Ma cos’è il folk music revival? Come buona parte dei fenomeni musicali apparsi nel ’900, il suo emergere e svilupparsi va ricercato primariamente nel paese guida per la formazione della moderna industria culturale di massa, il Nord America. Più specificamente, il folk revival americano ha avuto le sue premesse nell’inatteso fiorire di canzoni di critica e di protesta che furono create, al di fuori dei grandi circuiti della comunicazione commerciale, negli anni della grande crisi economica del 1929. Questo movimento si collegò al nuovo interesse degli studiosi verso la musica e la cultura popolari, un interesse incarnato in gran parte da John Avery Lomax, che fu il primo direttore della sezione di musica tradizionale della Library Of Congress di Washington nata nel 1928, e dal figlio Alan Lomax, i quali insieme avviarono nel 1934 la prima grande campagna di registrazioni sul campo del folklore musicale americano. Alan Lomax fu in particolare il principale mediatore fra il mondo popolare e gli intellettuali che daranno vita al movimento di folk revival. Fu lui infatti a portare a New York il cantante e chitarrista nero Lead Belly, un galeotto che aveva incontrato nel penitenziario di Angola in Louisiana e che era riuscito a far graziare. E non è arbitrario collocare l’inizio attivo del folk revival appunto nel 1939, quando Lead Belly venne presentato da Lomax nei locali del Greenwich Village a New York.

Sempre alla fine degli anni ’30 Pete Seeger, figlio del musicologo Charles Seeger che fu tra i primi studiosi accademici a dedicarsi anche alla musica popolare, partì per un lungo vagabondaggio attraverso gli Stati Uniti. Questo viaggio di formazione lo restituì come uno dei più importanti interpreti di riproposta del folklore americano, nonché grande animatore del movimento e in seguito autore di nuove canzoni sulla scia della tradizione. Fondamentali sono le sue incisioni per la Folkways, come Frontier Ballads del 1954, American Ballads del 1957 e la serie di cinque 33 giri American Favorite Ballads pubblicati tra il 1957 e il 1962.

Nel 1939 Seeger incontrò Woody Guthrie, allora figura di confine tra il cantastorie e il lavoratore migrante. Guthrie ebbe così modo di conoscere Alan Lomax e di fare a sua volta le prime apparizioni nei locali del Greenwich Village, dove prese il via quel profondo legame musicale che avrebbe poi influenzato la moderna canzone d’autore di Bob Dylan e successivamente di Bruce Springsteen. Nato in Oklahoma nel 1912 da una famiglia che subì sventure e tracolli economici, Guthrie visse durante gli anni ’30 l’esperienza del Great Dust Storm, la grande tempesta di sabbia che costrinse i contadini e i lavoratori del Texas e dell’Oklahoma a un drammatico esodo verso la California. Partecipò inoltre ad attività sindacali anche attraverso il lavoro musicale degli Almanac Singers insieme a Pete Seeger. Dal punto di vista musicale si inserì naturalmente nel cosiddetto folk process: molte delle sue canzoni nascono dall’adattamento di nuovi testi a vecchi modelli melodici popolari, di cui le sue nuove composizioni conservano lo spirito.

Per saperne di più su di lui, oltre alla classica opera del maggiore studioso italiano dell’argomento, Alessandro Portelli, La canzone popolare in America. La rivoluzione musicale di Woody Guthrie, De Donato, 1975 (riedita con i titoli Woody Guthrie e la cultura popolare americana, Sapere 2000, 1990, e Canzone politica e cultura popolare in America. Il mito di Woody Guthrie, DeriveApprodi, 2004), segnaliamo anche un recente graphic novel molto ben documentato, Woody Guthrie and the Dust Bowl Ballads di Nick Hayes (2014), tradotto in italiano da Luigi ‘Grechi’ De Gregori con il titolo La ballata di Woody Guthrie (Edizioni minimum fax, 2017).

Successivamente Alan Lomax contribuì allo sviluppo del folk revival anche in Gran Bretagna e in Italia. Lasciata l’America sotto la pressione del maccartismo, che tra il 1946 e il 1954 non mancò di lasciare il segno attraverso la commissione di indagine sulle attività antiamericane e la conseguente ‘caccia alle streghe’, si impegnò a realizzare una raccolta organica della musica popolare delle Isole Britanniche. Conobbe altri studiosi e artisti impegnati nel revival inglese, come Albert L. Loyd ed Ewan MacColl. Nel 1952, la BBC mise in onda la serie di trasmissioni Ballads and Blues, che nel 1957 avviò una serie di Radio Ballads – realizzate dal produttore radiofonico Charles Parker, Ewan MacColl e la sua futura moglie Peggy Seeger, sorella di Pete e anche lei trasferitasi in Inghilterra – che compivano un’integrazione del materiale orale-tradizionale della cultura popolare-proletaria in una struttura narrativa nuova, sviluppandolo creativamente in forme non estranee alla tradizione. Molte ‘nuove canzoni’ si collocarono come filo conduttore narrativo delle radio ballads. E sulla scia dell’influenza di Lomax, intorno a Ewan MacColl e Peggy Seeger nacque nel 1964 il London Critics Group, un gruppo musicale-teatrale di essenziale importanza per lo sviluppo del revival in Gran Bretagna.

A metà degli anni ’50 Alan Lomax è in viaggio in Italia, per realizzare insieme a Diego Carpitella una fondamentale campagna di ricerca sul campo nelle varie regioni d’Italia, da cui fu tratta la prima completa antologia discografica del folklore musicale italiano, Northern and Central Italy and the Albanians of Calabria e Southern Italy and the Islands, pubblicata dalla Columbia nel 1957.

Arrivando ai nostri giorni, quando all’inizio del 2009 Bruce Springsteen ha intonato “This Land Is Your Land” insieme al quasi novantenne Pete Seeger, in occasione delle celebrazioni per l’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca, è tornato di attualità il nome di Woody Guthrie, autore nel 1940 di questa canzone sull’America e sulla solidarietà. Del resto, in questa perdurante fase di grave crisi economica che gli Stati Uniti e il mondo stanno affrontando, il pensiero corre spesso alla Grande Depressione del 1929 e al modo in cui è stata combattuta dal New Deal, il ‘Nuovo Piano’ avviato tra il 1933 e il 1937 da Franklin Delano Roosevelt, che fu eletto Presidente degli Stati Uniti e rimase in carica per quasi quattro legislature dal 1933 al 1945, data della sua morte.

Come abbiamo visto, il folk music revival statunitense aveva tratto la sua forza dalla saldatura di quattro momenti essenziali: il folklore di base, impersonato da Lead Belly; la ricerca scientifica ed etnomusicologica, incarnata da Alan Lomax; la riproposta urbana, rappresentata da Pete Seeger; e la creazione di nuove canzoni sul filo della tradizione, secondo l’esempio di Woody Guthrie. È questa fondamentale saldatura – la quale sembra purtroppo aver avuto vita breve nel nostro paese – che attraverso questa rubrica vorremmo tentare di riproporre in questa nuova epoca di crisi, recuperando lo spirito originario del folk music revival. E recuperando l’esortazione che Pete Seeger lanciò nelle note di copertina del suo album Strangers and Cousins del 1965: «Ma vi dirò cosa mi farebbe ancora più piacere: sapere che voi stessi amate cantare, non soltanto canzoni occasionali come queste, ma quel solido genere di musica che esprime Voi e le Vostre Proprie tradizioni, quali che siano. E se non siete certi della Vostra identità, dovreste capire che scoprirla è uno dei più importanti compiti della vita.»

Andrea Carpi

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