I like e le ‘cagate pazzesche’

Vi ricordate il film Il secondo tragico Fantozzi, in cui il famoso impiegato interpretato da Paolo Villaggio – dopo anni di cineforum forzato – espresse il suo parere sulla allusiva Corazzata Kotiomkin? Fu un atto di coraggio, una ribellione verso un sistema che obbligava lui e i suoi colleghi ad accettare e condividere qualunque cosa, anche quello che non gradivano, per il bene comune e soprattutto per evitare azioni denigratorie nei propri confronti. Nessuno si permetteva di esprimere il proprio reale parere, perché era più comodo annuire manifestando di gradire. Ciò non vi sembra familiare? Oggi forse potremmo tradurre quell’atteggiamento in un like, che non costa nulla e ci evita l’inimicizia di qualcuno. Comodo no?

Ormai il sistema è questo e non ci sarà nessuno che oserà pubblicamente dire che «la Corazzata… è una cagata pazzesca!», soprattutto se l’autore è un social incallito: risponderebbe subito aggredendo il malpensante; perché certamente il giudizio non sarebbe sincero, ma spinto da chissà quale bieca ragione o da chissà quale celato complotto. La reazione del nostro amico social, di certo, sarebbe subito seguita da buona parte dei follower dei suoi follower, pronti a bannare e condannare lo sprovveduto che avesse osato tanto. Vedete cosa può succedere semplicemente a esprimere il proprio sincero parere?

Questo purtroppo non fa bene alla musica. Abbiamo rinunciato ai discografici, ai produttori… non fateci rinunciare al ‘gusto’, solo per salvare il quieto vivere!

Giudizi estemporanei, espressi per simpatia o per gratitudine, corrono il rischio di creare danni irreparabili in chi – convinto dei propri meriti – consolidi la sua opinione, illudendosi di un proprio talento mal compreso e litigando, soffrendo, con chi in buona fede esprime, anche amichevolmente, un giudizio ovvio e scontato.

Quanti ce ne sono che sono partiti verso X-Factor convinti di ‘spaccare’, e sono finiti derisi in qualche spot irriverente?

Una volta un lavoro, un brano, una qualsiasi esecuzione venivano esposti alla gogna, al giudizio indiscutibile di un esperto discografico o di un critico attento. Oggi scivolano tra i social network raccogliendo complimenti e attestati di stima senza pari; e magari buona parte delle persone non ha neanche ascoltato una singola nota.

Spesso ricevo qualche CD o qualche file MP3. Quando non mi piace cerco di spiegare le ragioni del mio giudizio, per quanta importanza questo possa avere. Se il giudizio non è più che positivo, ricevo reazioni incontrollabili e aggressive di chi giura di aver ricevuto migliaia di like e di visualizzazioni. Mi viene contestato che, se tanti apprezzano, sono io che dovrei cambiare mestiere, visto che non riesco a percepire la qualità e il talento nascosti. Mi verrebbe da fargli i complimenti, magnificando le sue enormi qualità nel celare bene le sue doti, ma quasi sempre lascio stare, scegliendo il silenzio come unica risposta.

Ora è Natale e dovremmo essere più buoni. Potevo anche evitarmi questo editoriale, ma in realtà non c’è miglior periodo dell’anno per dire certe cose, chiedendo contemporaneamente di essere perdonato. Allora scusatemi, se ne approfitto per togliermi di dosso questo senso di oppressione che mi porto da tempo. Fatemi liberare con sincerità dei miei pensieri.

Ultimamente uso questo metodo troppo spesso e vedo gli amici dileguarsi: sarà un brutto segno? La sconfitta del buon senso e del buon gusto ormai è regola nella rete, e solo il buon Natale ci può permettere di dire ciò che vogliamo con un affettuoso e ammiccante sorriso.

Adesso che ho scritto il mio pensiero criticatemi pure, ma ditemi almeno una ragione per la quale si dovrebbe accettare di buon grado un bombardamento di musica inutile e malfatta, solo perché proviene dal profilo dell’amico a cui non si vuol dire la verità. Forse perché poi lo stesso amico farà lo stesso con noi e quindi è meglio tessere una cordiale rete di conoscenze e amichevoli condivisioni?

Penserete che sono eccessivo, che la rete è di tutti e grazie alla rete ognuno può esprimersi come vuole. Certo, lo si facesse una volta al mese, o una volta alla settimana, forse potrei accettare e tollerare. Ma la pillola costante, quasi giornaliera, di un pensiero ‘intelligente e filosofico’ o di una nota suonata e malcurata, mi ha proprio stufato. Per cui, sciolto ogni imbarazzo e stimolato da un incontenibile desiderio di sincerità, voglio augurarvi…

Buon Natale e buon fingerpicking!

Reno Brandoni

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