Open (tuning) letter to Director

Caro Direttore mi permetta questo sfogo: in questa era elettrica ed elettronica è veramente un piacere parlare di “acustica” e immediatamente mi compaiono davanti agli occhi le pale silenziose e rassicuranti delle turbine per convertire l’energia cinetica del vento in altre forme, contrapposte all’incombere minaccioso delle centrali nucleari…la chitarra acustica non inquina, non ha rumori di fondo, non ha bisogno di cavi, pedali, pile, altoparlanti (tutto questo è ovviamente falso perché la tecnologia ha invaso anche la chitarra acustica…).
Nonostante la sua passione nel disboscare gli alberi più rari e preziosi la chitarra acustica ama l’ambiente, è indispensabile nei falò e non crea rumori molesti (a patto che non sia una 12 corde e che a suonarla, alle 4 di mattina, non sia Bennato).
Ho sempre amato la chitarra acustica sin da quando non esisteva nel nostro paese e dove comparivano strane “conversioni” di chitarre classiche con le corde di metallo ma i miei idoli d’oltremanica o d’oltre oceano suonavano dei meravigliosi esemplari di questa chitarra che da noi era vista un po’ come l’Ufo di Roswell…insomma quando poi la nostrana Eko si decise a costruire qualche acustica (oltre alla 12 corde di Bennato) potete immaginare la gioia del sottoscritto nell’imbracciare finalmente una chitarra “folk” (così venivano chiamate all’epoca…non a caso la Yahama continua a siglare i suoi modelli acustici con FG, ovvero Folk Guitar), arpeggiare (con uno sweep ante-litteram) “La Casa Del Sole” che immediatamente diventava grande come un palazzo, un grattacielo…
Con la chitarra elettrica aspetti il momento del solo come un falco sulla preda e sei quindi nervoso, attento, preoccupato e non ti godi nulla mentre con la chitarra acustica puoi rilassarti e vedere scorrere davanti a te tutta la canzone…ma volete mettere il gusto sopraffino con cui Lennon guidava il quartetto di Liverpool a bordo della sua sferragliante J-160 E mentre Harrison aspettava di infilare qualche riff e qualche assoletto? Harrison imparò molto bene la lezione e quando propose la sua hit (rubacchiata) “My Sweet Lord” affidò l’incipit ad una potente acustica in stile Lennon.
Bob Dylan e il suo plettraggio scarno ma imprescindibile, Donovan che insegnò il fingerpicking ai Beatles, Paul Simon che a stento era più alto della sua chitarra ma che ci regalava tessiture geniali, James Taylor che scolpiva nella roccia l’intro di “You’ve Got A Friend”, Crosby, Stills, Nash & Young che viaggiavano veloci su una strada a quattro corsie e gli Eagles che ci regalavano un puro distillato di cow-boys attorno al fuoco di un bivacco o reduci da una sbornia di Tequila al confine con il Messico…tutto questo era ed è impagabile.
Poi un giorno, mentre John Fahey raccontava (inascoltato) agli americani quali fossero le loro tradizioni musicali, un certo Leo Kottke inserì il turbo alla sua 12 corde e qualche tempo dopo un visionario che rispondeva al nome di Michael Hedges lasciò il mondo a bocca aperta ma con le orecchie colme di emozioni.
Nuove strade erano state tracciate e noi con i nostri skateboard immaginari a lanciarci giù per le suddette strade tentando di mettere in pratica i nuovi “trucchi” spesso contraddistinti da rovinose cadute (di stile).
Un giorno poi è spuntato all’orizzonte del deserto australiano il Crocodile Dundee (alias Tommy Emmanuel) della chitarra acustica per mostrare a tutto il mondo il lavoro inestimabile del grande e indimenticato Chet Atkins testimoniando, ancora una volta, che bastano sei corde e una cassa acustica per intrattenere il pubblico (che poi Tommy lo inchiodi alla sedia è un altro discorso!).
Caro Direttore (se casomai ne esistesse uno…) questo non è un articolo tecnico ma solamente una testimonianza di fede e militanza acustica per congratularmi dell’iniziativa “fingerpicking.net” che mi riempie il cuore di gioia e che riscatta tutti quegli anni passati a sferragliare sulle mie “scatole” acustiche alla ricerca di qualcosa che assomigliasse a quello che sentivo uscire dal mio giradischi.
Non so se sono riuscito mai ad avvicinarmi anche lontanamente a quelle meravigliose sonorità ma so di certo che non mi è mai passata la voglia e questo è un augurio che faccio a tutti!Dear Director,

Please allow me to vent my feelings. In this electrical and electronic era, it is truly a pleasure to speak about acoustic music. Immediately my mind is full of images of wind-turbines with their silent and reassuring blades converting kinetic energy into other forms contrasted against the looming shadow of Nuclear Power Stations. The acoustic guitar is non –polluting, it has no background noise, no dependency on wires, pedals, batteries or loudspeakers. (All this is obviously now rendered false as technology has also invaded the world of the acoustic guitar.)
Despite its passion for uprooting rare and precious trees, the acoustic guitar loves the environment, is a ’must’ around a bonfire and does not create disturbing noise (unless it is a 12-string guitar which is being played at 4 in the morning by Bennato). I have always loved the acoustic guitar even after it ceased to exist in our country and strange conversions of classical guitars with metal strings began appearing while I looked across the channel and over the ocean for my idols who were playing the most breath-taking examples of this instrument. And yet, over here, it seemed to be seen as something like the U.F.O. out of the soap opera Roswell. To put it bluntly, when our home-bred Eko decided to make a few acoustic guitars (besides Bennato’s 12-string), you can imagine my joy at finally holding a ‘folk’ guitar in my arms (so it was called at the time – it’s no coincidence that Yahama continues to sign its acoustic models ‘FG’ -Folk Giutar). As I plucked “La Casa del Sole” (with ante-litteram gesture), the House of the Sun at once became as big as a palace and tall as a skyscraper.
With the electric guitar, you wait for your solo like a falcon for its prey. You are on edge, alert, anxious and the enjoyment of playing is lost. With the acoustic guitar, you can relax and watch the whole song unroll before your eyes. Do you want to question the perfect taste with which Lennon led his Liverpudlian quartet aboard his broken-down J-160 while Harrison waited for the opportunity to slip in a riff or a short solo? Harrison learnt his lesson well and when he proposed his (nicked) hit “My Sweet Lord”, he used a powerful acoustic introduction in Lennon style. Bob Dylan and his simple but not-to-be-overlooked plectrum, Donovan who taught his finger-picking to the Beatles, Paul Simon who was barely taller than his guitar but who endowed us with woven pieces of genius, James Taylor who sculpted the intro to “You’ve Got A Friend” in stone, Crosby, Stills, Nash & Young who travelled fast on roads four lanes wide and the Eagles who gave us a pure distillation of cow-boys around a bivouac fire or the remains of a drinking bout of Tequilla on the Mexican border…all of this was and will remain priceless.
Then one day, while John Fahey (unlistened to) preached to the Americans about their musical traditions, a certain Leo Kottke attached a motor to his 12-string and some time later a visionary answering to the name of Michael Hedges left the world open-mouthed and gawping but with their ears full of emotions. New inroads had been laid and with our imaginary skateboards we launched ourselves down them trying to put these new tricks into practice marked out by ruinous pitfalls dividing the styles. One day, on the horizon of the Australian desert, the Crocodile Dundee of acoustic guitar (alias Tommy Emmanuel) appeared to show the world the invaluable work of the great and unforgettable Chet Atkins, bearing witness that, once again, six-strings and an acoustic sound box were all that were needed to capture the public’s attention (and Tommy kept them rooted to the spot – but that’s another story!).
Dear Director (just in case one exists), this is not a technical article but simply a faithful and militant testimony to acoustic music. I would like to offer my congratulations to the “fingerpicking.net” initiative that fills my heart with joy and redeems me for all those years spent tinkering with my acoustic boxes on the quest for something which resembled what I heard coming out of my record-player. I don’t know I have ever managed to hold a torch (even at a distance) to those amazing sounds but I know that I have never lost the desire to, and this is a wish which I hope everyone can share!

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Redazione
  1. on-off Reply

    Ho comprato il libro+dvd “Nelle mie corde” sullo stile chitarristico di Alex Britti.
    Avete fatto un lavoro fantastico, è un’opera godibilissima e mi ha dato anche delle belle dritte sulla vita oltre che di tipo tecnico chitarristico.
    Ottimo lavoro!

  2. strambers Reply

    da poco ho scoperto questo sito, ma il tuo nome mi è famigliare da tempo (riviste, siti). con l’acustica non suono il classico fingerpicking (arpeggio) ma piuttosto un arpeggiato con il plettro tipo neil young in The Needle And The Damage Done. con questa premessa ti confido che ho apprezzato il tuo excursus sulla tua e “nostra” passione per l’acustica che per molti è la prima chitarra e… il primo amore non si scorda mai un abbraccio

  3. styleo Reply

    Salve Marco,
    mi chiamo Andrea e come può vedere dal mio nick condividiamo la passione non solo per la chitarra/musica (anche) acustica, ma anche delle chitarre resofoniche e slide!
    Sfortunatamente qui in Italia la Style “O” non è uno strumento molto diffuso e quindi non saprei come fare, o dove andare per “assistenza”.
    Colgo, dunque, l’occasione per una domanda piuttosto semplice e banale, ma, a mio avviso, da non trascurare, ossia: come pulisco la mia chitarra dobro National Style “0”??
    Non è proprio in uno stato disastroso, ma ormai necessita assolutamente di pulizia e di togliere delle “manate” e “bracciate” che ormai è da troppo tempo che stanno lì….
    Mi saprebbe indicare come pulirla??… che prodotti usare???
    Ho visto i prodotti che usano negli Stati Uniti e anche quelli del sito della National, ma ovviamente qui da noi non si trovano e farseli inviare non è affatto conveniente…
    Ringrazio sin da ora e a presto!!!

    Style”O” (Andrea)

  4. Andrea Carpi Reply

    Ciao Marco, è sempre un piacere leggere i tuoi voli di fantasia!

  5. Roberto De Luca Reply

    Articolo meraviglioso: nostalgia, ironia, leggerezza, e tanto, tanto amore per la musica. Non può non commuovere tutti quelli che da anni vivono nel lato “unplugged” della vita…
    Grazie Marco, e complimenti!

  6. Giovanni Palombo Reply

    Caro Marco, bello il tuo saluto acustico, ironico e piacevole. Un saluto
    Giovanni

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