L’eredità di Doc Watson (2/3)L’eredità di Doc Watson (2/3)

Un modello raro e prezioso
di Roberto Dalla Vecchia

Stavo terminando di caricare i bagagli in macchina per andare al mio Acoustic Guitar Workshop. Come sempre ci sono mille cose da fare all’ultimo minuto, l’entusiasmo per quello che mi attende è tanto. Do un’ultima occhiata su Internet per sapere come sta Doc Watson, è grave in ospedale da più di una settimana, e così arriva la doccia fredda: ci ha lasciato giusto poche ore prima. La prima reazione è stata quella di prendere un suo CD e ascoltare qualcosa: mi è subito venuto in mente un suo brano “Life Is Like a River”, stupendo, intenso, con un testo da pelle d’oca. Su queste note incrocio in corridoio Mark Cosgrove, in Italia per il tour e il workshop: ha già capito tutto, non serve aggiungere nulla.

Quando ho iniziato ad ascoltare il flatpicking mi sono imbattuto prima con il chitarrista Norman Blake. Proprio cercando di dare un nome a quella musica che tanto mi incantava, mi sono subito dopo incontrato con la musica di Doc Watson. Naturalmente non c’era Internet e dischi di questo tipo era difficilissimo averli, è stato solo per fortuna se ho conosciuto una persona che vendeva parte della sua collezione di dischi, fra questi tre erano di Doc Watson!
Era la fine degli anni ottanta, suonavo la chitarra già da qualche anno, avevo una gran passione per il fingerpicking e i cantautori americani. Doc Watson mi ha subito catturato per il suo stile sulla chitarra, la voce, il repertorio: una combinazione di elementi che difficilmente trova eguali in altri artisti nelle mie preferenze musicali.
Mi sono presto procurato il suo libro The Songs of Doc Watson e ho iniziato a suonare prima i suoi brani di fingerpicking, “Deep River Blues” e lo strumentale “Doc’s Guitar”, e poi via via i suoi brani flatpicking, primo su tutti “Black Mountain Rag”. Negli anni tanti sono stati i brani suoi che ho imparato diligentemente nota per nota. Tra i brani tradizionali di cui esistono svariate versioni, spesso è la sua versione la prima che ho imparato e che mi è rimasta dentro. Ricordo che per un certo periodo ho anche usato il suo stesso tipo e modello di plettro: Dunlop Nylon da 1 mm!
Facendo un salto temporale e venendo al presente, è difficile dire senza scadere nello scontato quale aspetto di Doc Watson mi abbia maggiormente influenzato. Di certo è più facile dire che cosa ancora oggi mi affascina. La parola che per prima mi viene in mente, volendo parlare di flatpicking e del suo stile sulla chitarra, è ‘potenza’: non tanto intesa come volume sullo strumento, quanto potenza delle sue idee negli assolo, potenza del suo tocco preciso, solido, pieno, potenza nell’arrangiare un brano facendo emergere la natura profonda e originale del brano stesso. Non c’è spazio per lick impossibili da suonare… e anche da ascoltare: al centro c’è la musica e solo quella. Tutto è al servizio del brano, e quindi mai accade che sia il brano piegato a far emergere le qualità del chitarrista.
Se invece penso al Doc Watson musicista, sono affascinato dal suo repertorio che attraversa tutti i generi rimanendo allo stesso tempo  indiscutibilmente personale. E mi piace quindi ricordare Doc Watson non solo come chitarrista, ma anche come grande cantante, con una voce alla ‘carta vetrata’, capace di trasportarmi in un attimo in un mondo in parte sconosciuto, in parte abitato da mille ricordi.
Infine non posso non mettere l’accento anche sul Doc Watson uomo: anche se non ho avuto la fortuna di incontrarlo di persona, dalle sue dichiarazioni, interviste e notizie varie emerge uno stile umile, pacato, lontano mille miglia dalla volontà di apparire, di primeggiare a tutti i costi, di essere al centro del mondo. In un certo senso è come se il suo stile come uomo confluisse in modo trasparente, evidente, potente nella sua musica, diventando in ultima analisi un’unica cosa: un modello raro e prezioso.


Chitarra Acustica, 7/2012, pp. 16-19Un modello raro e prezioso
di Roberto Dalla Vecchia

Stavo terminando di caricare i bagagli in macchina per andare al mio Acoustic Guitar Workshop. Come sempre ci sono mille cose da fare all’ultimo minuto, l’entusiasmo per quello che mi attende è tanto. Do un’ultima occhiata su Internet per sapere come sta Doc Watson, è grave in ospedale da più di una settimana, e così arriva la doccia fredda: ci ha lasciato giusto poche ore prima. La prima reazione è stata quella di prendere un suo CD e ascoltare qualcosa: mi è subito venuto in mente un suo brano “Life Is Like a River”, stupendo, intenso, con un testo da pelle d’oca. Su queste note incrocio in corridoio Mark Cosgrove, in Italia per il tour e il workshop: ha già capito tutto, non serve aggiungere nulla.

Quando ho iniziato ad ascoltare il flatpicking mi sono imbattuto prima con il chitarrista Norman Blake. Proprio cercando di dare un nome a quella musica che tanto mi incantava, mi sono subito dopo incontrato con la musica di Doc Watson. Naturalmente non c’era Internet e dischi di questo tipo era difficilissimo averli, è stato solo per fortuna se ho conosciuto una persona che vendeva parte della sua collezione di dischi, fra questi tre erano di Doc Watson!
Era la fine degli anni ottanta, suonavo la chitarra già da qualche anno, avevo una gran passione per il fingerpicking e i cantautori americani. Doc Watson mi ha subito catturato per il suo stile sulla chitarra, la voce, il repertorio: una combinazione di elementi che difficilmente trova eguali in altri artisti nelle mie preferenze musicali.
Mi sono presto procurato il suo libro The Songs of Doc Watson e ho iniziato a suonare prima i suoi brani di fingerpicking, “Deep River Blues” e lo strumentale “Doc’s Guitar”, e poi via via i suoi brani flatpicking, primo su tutti “Black Mountain Rag”. Negli anni tanti sono stati i brani suoi che ho imparato diligentemente nota per nota. Tra i brani tradizionali di cui esistono svariate versioni, spesso è la sua versione la prima che ho imparato e che mi è rimasta dentro. Ricordo che per un certo periodo ho anche usato il suo stesso tipo e modello di plettro: Dunlop Nylon da 1 mm!
Facendo un salto temporale e venendo al presente, è difficile dire senza scadere nello scontato quale aspetto di Doc Watson mi abbia maggiormente influenzato. Di certo è più facile dire che cosa ancora oggi mi affascina. La parola che per prima mi viene in mente, volendo parlare di flatpicking e del suo stile sulla chitarra, è ‘potenza’: non tanto intesa come volume sullo strumento, quanto potenza delle sue idee negli assolo, potenza del suo tocco preciso, solido, pieno, potenza nell’arrangiare un brano facendo emergere la natura profonda e originale del brano stesso. Non c’è spazio per lick impossibili da suonare… e anche da ascoltare: al centro c’è la musica e solo quella. Tutto è al servizio del brano, e quindi mai accade che sia il brano piegato a far emergere le qualità del chitarrista.
Se invece penso al Doc Watson musicista, sono affascinato dal suo repertorio che attraversa tutti i generi rimanendo allo stesso tempo  indiscutibilmente personale. E mi piace quindi ricordare Doc Watson non solo come chitarrista, ma anche come grande cantante, con una voce alla ‘carta vetrata’, capace di trasportarmi in un attimo in un mondo in parte sconosciuto, in parte abitato da mille ricordi.
Infine non posso non mettere l’accento anche sul Doc Watson uomo: anche se non ho avuto la fortuna di incontrarlo di persona, dalle sue dichiarazioni, interviste e notizie varie emerge uno stile umile, pacato, lontano mille miglia dalla volontà di apparire, di primeggiare a tutti i costi, di essere al centro del mondo. In un certo senso è come se il suo stile come uomo confluisse in modo trasparente, evidente, potente nella sua musica, diventando in ultima analisi un’unica cosa: un modello raro e prezioso.


Chitarra Acustica, 7/2012, pp. 16-19

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  1. brucelucio Reply

    Semplicità, umiltà, “persona qualunque” (tra virgolette), sono aggettivi che accompagnano da sempre i grandi uomini e che accomunano i grandi artisti: Norman Blake, Doc Watson, Tommy Emmanuel, Tony Rice, Chet Atkins…
    Una giacca, una camicia, un paio di scarpe “grosse”, una guitar acustica… piccole cose comuni per delle grandi anime fuori dal comune…
    Doc era una di queste…

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