Le nuvole

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«Vanno, vengono, ogni tanto si fermano»… Così, con voce antica ma saggia, tremolante ma determinata, iniziava una delle pagine più belle della nostra storia musicale. Il disco Le nuvole di Fabrizio De Andrè.
Lungi dall’immaginare una premonizione dell’artista. All’epoca, il termine “nuvola” era ancora riferito esclusivamente a un fenomeno atmosferico o, tuttalpiù, alla creativa e suggestiva trasposizione materiale dell’evento naturale. In termini letterari, le nuvole non avevano la presunzione romantica della luna o delle stelle, che certamente in una declinazione poetica hanno molto più da raccontare. Ma le nuvole erano la fantasia, l’irrequieta e incontenibile voglia dì cambiare, di essere ora delfino e poi elefante, albero o roccia, profilo o mano dalle cinque o dalle tre dita, lama sottile, ora testa d’indiano o semplice freccia.
I pomeriggi spesso passavano così, a inventarci storie fatte di nuvole. Il nostro anticonformismo viveva proprio lì, sulle nuvole che mai erano uguali; e a ogni soffio di vento mutavano messaggio e immagine ribaltando fantasia e desideri. Da ragazzino passavo delle ore disteso in terrazza o semplicemente accovacciato in un angolo del balcone della mia cucina a fissarle. La voglia di stare dietro ai libri era quasi inesistente e il clima della mia Sicilia poco stimolava quei lontani propositi di diligenza e impegno, promessi tante volte ai maestri e ai miei genitori. Costruivo logiche sequenze di immagini dettate dal caso e dalle forzate somiglianze che attribuivo a quei movimenti imprevedibili di aria e fumo. Poi abbandonai il vizio.
Credo che ripescai dalla memoria quei momenti spensierati grazie a Steve Jobs, del quale nel tempo imparai a diventare fedele discepolo. Oggi tutto è sulle ‘nuvole’, la nostra musica, le nostre parole, foto e immagini si dematerializzano per far parte di questo universo forzatamente reale. Se non hai la tua nuvola, se non sei connesso e se non hai scaricato su di essa i tuoi ‘beni’, sei fuori dal mondo. È bello poter ritrovare le tue cose ovunque, basta un computer, un semplice terminale e puoi accedere al tuo mondo, ai tuoi ricordi in qualsiasi posto tu ti trovi. Così le nuvole si sono trasformate da sogno etereo a imprenscindibile parte della nostra vita. E anche se non lo sai o non lo vuoi, una buona parte di te sta proprio lì, insieme a tanti, insieme a tutti.
Ebbene, la nuvola è diventata il simbolo della nostra epoca e sinceramente mai simbologia poteva essere migliore. In questo caso, probabilmente, Jobs è stato lungimirante nell’utilizzo del termine cloud per la sua tecnologia. Cosa c’è di più indefinito e irreale della nostra quotidianità? Guardate la politica: una volta fonte di princìpi e ideali, è in balia dei venti, si muove cambiando forma e posizione. Non la riconosciamo più, segue la fantasia e si trasforma secondo i desideri di chi la osserva e vota. E ciò che ti era affine oggi, domani può diventare avverso e contrario, dipende da dove tiri il vento.
E poi la musica, che una volta era ‘ribellione’, invenzione e anarchia: oggi segue un flusso stereotipato di gusti e mode, e si trasforma e si adatta secondo le richieste del mercato. Così le mie belle nuvole, origine di sogni e creatività, sono diventate tutte uguali e si affiancano, si sovrappongono, si accalcano dove c’è più pubblico, dove c’è più consenso. Ma troppe nuvole insieme oscurano il cielo e impediscono ai raggi del sole di accendere e colorare la nostra vita. Mai visto un buio così profondo. Sarebbe ora di un bel colpo di vento.

Reno Brandoni

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 11/2013

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  1. Ric Rosini Reply

    La ribellione che tu ritieni appartenente a tempi ormai passati e remoti, in realtà la stai portando avanti con questo meraviglioso sito… Continua così, io sto lottando con te… Ric

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