Le allegre ragazzacce – Intervista alle Hussy Hicks – con la partecipazione di Kristy Lee

Il solare duo australiano di voci e chitarre delle Hussy Hicks (letteralmente ‘svergognate campagnole’) è diventato un beniamino del pubblico italiano dei festival di chitarra acustica, dove vengono sempre più spesso invitate. La prima ad approdare in Italia è stata Julz Parker nel 2002 al Soave Guitar Festival, niente meno che al seguito di Phil Emmanuel, fratello ‘elettrico’ di Tommy, che ha definito la sua pupilla come «la miglior chitarrista donna di Australia». Julz è poi tornata nella seguente edizione del festival in duo con il fratello Joe, bassista. Ma il battesimo definitivo delle Hussy Hicks, formate da Julz e Leesa Gentz, è avvenuto nel concertone domenicale dell’Acoustic Guitar Meeting del 2008. Ed è stato subito successo, un successo che si è andato consolidando fino a oggi. Le abbiamo incontrate all’indomani della loro esibizione all’ultima edizione di Madame Guitar a Tricesimo, dove hanno anche introdotto un’interessantissima cantautrice dell’Alabama, Kristy Lee, con la quale hanno iniziato una collaborazione che sembra promettere molto bene.

Qui in Italia vi abbiamo visto crescere, ora siete un duo di altissimo livello e di grande energia! Ma cominciamo dall’inizio: come siete diventate musiciste?
Julz Parker: Ho cominciato a suonare molto giovane. Mio padre è un appassionato di musica, ama il blues, Neil Young e i cantautori. Quando ascolta un assolo di chitarra, gli si rizzano i peli sulle braccia! Sono cresciuta con la musica in casa e all’età di tre anni ho cominciato a suonare il violino, mentre mio padre e gli amici suonavano la chitarra e l’armonica, così ho deciso di suonare anche la chitarra.

Hai ricevuto un’educazione musicale formale?
Julz: Non tanto. Ho studiato musica a scuola, ho imparato da musicisti che si sono formati dentro e fuori dei canali ufficiali, molti insegnanti, ma non il Conservatorio. In ogni modo, dopo molti anni di pratica, ho iniziato a suonare con Phil Emmanuel, il fratello di Tommy. Ero adolescente e sono stata fortunata, perché lui era il mio eroe. Tommy mi piace, ma Phil suonava elettrico, bello forte, io avevo sedici anni ed è così che ho imparato a suonare veloce e in modo ‘furioso’. Ho suonato nella sua band per molti anni. Poi mi sono trasferita a Londra con mio fratello Joe, che è un bassista, e suonavamo la nostra musica originale con il Project Winterhaven. Il nostro batterista Chubby Winterhaven restò in Australia, così abbiamo suonato in duo con chitarra e basso. La prima volta che sono venuta in Italia è stata per suonare con Phil Emmanuel, nel 2002 a Soave. Nel 2003 Pierpaolo Adda ha invitato me e mio fratello, e abbiamo suonato ancora chitarra acustica e basso. È da questa esperienza che ho cominciato a non suonare più veloce, perché era diventata soprattutto una questione di ritmo: per suonare senza batteria, bisognava avere groove. Dopo alcuni anni, io e mio fratello ci siamo dati una pausa e ho cominciato a suonare con Leesa. Fu allora che entrai in contatto con Alessio Ambrosi, che ha iniziato a curare il nostro management in Italia. Siamo state fortunate che lui fosse interessato al nostro duo acustico, e nel 2008 siamo venute al Meeting di Sarzana.

Dove avete avuto subito successo…
Julz: Sì, era il nostro primo spettacolo in quel contesto e andò meglio di quanto potessimo aspettarci. Era il concerto della domenica pomeriggio…
Leesa Gentz: Abbiamo cominciato con venti spettatori e alla fine ce n’erano forse duecento!
Julz: Così siamo state invitate anche per l’anno successivo.

E tu Leesa?
Leesa: Anch’io ho iniziato molto giovane. All’età di nove anni ho deciso di cantare, e dai nove ai quindici anni ho partecipato a numerosi concorsi di canto. Ogni fine settimana la mia mamma e il mio papà portavano me e mia sorella a dei concorsi canori di musica country, ed è questo che mi piaceva fare. A sedici anni ho firmato un contratto discografico con la ABC e ho realizzato un paio di incisioni. Ma le cose poi sono andate male, non hanno funzionato. Si trattava di miei brani originali in collaborazione con altri autori. A quel punto non sapevo più bene come andare avanti da sola, così ho iniziato a cantare negli alberghi e sulle navi da crociera. Suonavo sei o sette sere alla settimana, quattro-cinque ore a serata. Ho cantato un sacco, mi sono allenata un sacco. Per un paio d’anni ho cantato quasi tutti i giorni, ma alla fine non ne avevo più voglia. Sono tornata a casa per prendermi una pausa ed è stato allora che ho incontrato Julz.

Nel tuo modo di cantare forzi molto la voce: ti sei esercitata a farlo con un maestro?
Leesa: Sì, ho avuto quattro maestri di canto. Il primo è stato meraviglioso, mi ha fatto venire voglia di continuare a cantare. Il secondo era una cantante d’opera tedesca femminile, è stata una formazione molto tecnica. Il terzo maestro mi ha insegnato come interpretare, come essere ‘emozionale’ e come presentare le canzoni. Ma probabilmente il più influente è stato un cantante di New York che viveva a Sidney: è stato incredibile, mi ha mostrato come spingere i limiti della mia voce, della sua muscolatura; diceva: «Più a lungo lavori su di essa, più forte diventa!» Alcuni cantanti hanno paura di spingere la loro voce; per me, più forte la spingo, meglio mi sento!

Ho notato che la tua capacità di spingere la voce si è rafforzata sempre più nel corso degli anni: questo è dovuto all’addestramento che hai ricevuto o…
Leesa: No, penso che sia soprattutto perché ho cantato così tanto, che è venuto naturale voler dare sempre di più al pubblico, cercando sempre di migliorare. Julz poi è una musicista talmente meravigliosa che anche questo ispira il mio canto. È stato un viaggio musicale per tutte e due, abbiamo condiviso le nostre radici musicali creando questa combinazione. E io sono ancora in uno spirito di ricerca, album dopo album. Chissà, tra dieci anni, che direzioni ci saremo date?

Com’è avvenuto il vostro incontro all’inizio?
Julz: Quando sono tornata a casa in Australia, dopo il periodo passato a Londra a suonare insieme con mio fratello, non avevo molti impegni. È stato allora che abbiamo cominciato a uscire insieme stringendo amicizia in una cerchia di musicisti, ogni sera suonavamo in casa di qualcuno fino al mattino, condividendo canzoni. Così, quando mi è capitato di partire per l’America dove avevo alcuni spettacoli, ho chiesto a Leesa se voleva venire. Abbiamo trascorso sei settimane in America e avevamo solo un demo registrato da me, ma la gente cominciava a comprare i nostri CD che masterizzavamo sul nostro portatile, così ci siamo rese conto che la cosa stava funzionando. Abbiamo cominciato a pensare che se facevamo spettacoli, avremmo potuto continuare a viaggiare per il mondo. È stata una combinazione fortunata, che la gente dimostrava di apprezzare.

Come componete le vostre canzoni?
Leesa: Abbiamo approcci diversi alla scrittura di canzoni. Io scrivo parole e melodie nella mia testa. Julz scrive di continuo testi su un quaderno, come delle poesie.

Julz, scrivi i testi separatamente dalla musica?
Julz: Dipende. Sono fortunata quando una canzone arriva con parole e musica. Ma ho quaderni pieni di testi e di versi. E di solito, con il mio gruppo, inizio a improvvisare fino a trovare una melodia. Poi cerco nel mio mucchio di quaderni per trovare le parole. Non sempre scrivo in un sol colpo.

Tuo nonno era un giornalista, vero?
Julz: Sì, e sono sempre stata interessata alle parole. Nella mia famiglia, mio padre era appassionato di musica blues e sua madre era appassionata di danza; aveva anche vinto una gara di jitterbug durante la guerra! Dalla parte di mio padre era importante la musica, mentre dalla parte di mia madre lo era la letteratura: mia nonna leggeva Keats, Shakespeare e la poesia in generale; suo marito era un giornalista.

Quindi come mettete insieme le parole e la musica?
Julz: In modo sempre diverso. A volte può essere una piccola parola o un pezzo di idea di canzone, altre volte una canzone intera. E la musica può aspettare molto tempo prima che io trovi le parole. Non ho una formula.
Leesa: A me arrivano più o meno sempre testo e musica insieme. Li ho nella mia testa, a volte solo un ritornello, o un verso, o un’intera canzone. Allora li canto a Julz, che prende la chitarra e cerca di trovare cosa funziona meglio musicalmente.

Non componi anche con la chitarra?
Leesa: A volte lo faccio, oppure suono un po’ di piano o semplicemente canto. Ho studiato pianoforte quando avevo sei o sette anni, ma ero una cattiva allieva, non mi esercitavo mai e non volevo mai andare a lezione… È stato lo stesso con la chitarra, non mi esercitavo mai. Mia madre veniva a vedermi mentre prendevo lezione, e trovava me e il maestro entrambi addormentati sulle poltrone! Mi piaceva esercitarmi nel canto, ma non con lo strumento.

Come mai usi una Maton della serie Mini?
Leesa: Unicamente per comodità in viaggio, perché è così piccola. Ha un’accordatura standard e amo il suo suono.
Julz: Visto che è una chitarra piccola, devo sempre assicurarmi che la mia chitarra abbia il suono più ‘grosso’! A volte lei collega la sua e suona meglio della mia!

Come lavorate sulle vostre armonie vocali?
Leesa: Ho cominciato a imparare a creare armonie vocali fin da giovanissima, quando cantavo con mia sorella, tutto ad orecchio. E potrei anche essere felice senza fare la cantante solista e facendo soltanto i controcanti! È divertente e stimolante armonizzare le melodie di Julz. Cerchiamo di farlo in modo interessante, non solo con armonie parallele.

E come nascono i vostri arrangiamenti?
Julz: I nostri arrangiamenti si sviluppano perché facciamo sempre delle jam, improvvisiamo sempre. Alcune canzoni le suoniamo sempre nello stesso modo, altre no: è come se fossimo una cover band di noi stesse!
Leesa: Ci conosciamo così bene musicalmente, che basta uno sguardo e ci capiamo: «Okay, torniamo in questa sezione del brano»…
Julz: Sì, a volte ci perdiamo durante le canzoni…
Leesa: Abbiamo imparato che alcune sezioni delle canzoni possono essere libere e andare dove vogliono, mentre altre dobbiamo rispettarle.

Naturalmente questo avviene anche in concerto.
Julz: Sì, il più delle volte.
Leesa: Sempre!
Julz: A volte va bene, altre volte meno, ma almeno ci abbiamo provato.
Leesa: Facciamo talmente tanti concerti che in questo modo, non solo per il pubblico, ma anche per noi stesse, possiamo mantenere vivo l’interesse. Vorremmo sempre lasciare il palco dicendo: «Wow, non l’avevamo mai suonata in questo modo prima!» A volte è fantastico, altre volte è… «Ops, non la faremo più così!»

Parliamo del vostro ultimo e terzo CD, Postcards and Previews – Live at Powerplay Studio.
Julz: È semplicemente un concerto dal vivo, come il nostro precedente DVD Live at the Soundlounge, ma senza la parte visiva. Credo che la nostra forza sia nei concerti dal vivo. Ci piace fare dischi, ma il divertimento sta soprattutto nel suonare dal vivo, dove accade sempre una magia! In questo caso abbiamo avuto l’opportunità di registrare un concerto in Svizzera, in uno studio splendidamente attrezzato, dove ha registrato anche Prince tra gli altri! E abbiamo pubblicato solo una parte del concerto, perché abbiamo realizzato tre ore di registrazione e avremmo avuto dei problemi a pubblicarlo per intero in un CD, la qualità sonora non sarebbe stata soddisfacente. In ogni caso questo prossimo anno faremo anche un album in studio.

Durante il vostro concerto di ieri sera avete introdotto la qui presente Kristy Lee, con cui state collaborando: come è nato questo sodalizio?
Leesa: Ho incontrato Kristy durante il primo tour delle Hussy Hicks in America, ma Julz l’aveva già incontrata un paio di anni prima.
Julz: Sono follemente innamorata della musica di Kristy, l’abbiamo sentita cantare tantissime volte e ora siamo buonissime amiche. La prima volta che ho visto un suo concerto eravamo in Georgia con mio fratello e gli amici, in una piscina a bere Corona Light. Appena ha intonato il primo ritornello, siamo tutti corsi davanti al palco dicendo: «Ma che diavolo sta succedendo qui!» È stato fantastico. Fortunatamente poi ci siamo conosciute e siamo andate d’accordo, senza voler entrare nei dettagli della storia, con me stessa che una volta mi sono ritrovata ubriaca alla guida della macchina a urlare: «Non ti sbarazzerai di me così facilmente!» Così ho avuto l’opportunità di partecipare a una seduta di registrazione per un suo demo, e abbiamo inciso una serie di suoi brani che ci hanno soddisfatto, come delle semplici amiche sedute in una stanza a suonare, senza alcuna produzione. Anche a voi piacerebbero.
Leesa: È come quando Julz ed io abbiamo cominciato a suonare, è stato molto naturale, qualcosa che semplicemente filava dritto.
Julz: Quando poi ci ha detto che stava per fare un album, non abbiamo voluto mancare e l’abbiamo raggiunta!
Leesa: Lo scorso settembre abbiamo fatto un tour con Kristy, e musicalmente è stato così appagante e stimolante!

Mi è piaciuto molto il vostro concerto di ieri sera, è stato forse il migliore tra i vostri concerti cui io abbia assistito, e quando Kristy si è aggiunta nel finale è stata come la ciliegina sulla torta!
Leesa: Sì, è così che ci sentiamo quando condividiamo il palco. Perciò, quando abbiamo avuto l’opportunità di registrare un disco insieme, abbiamo detto: «D’accordo, facciamolo!» Ci sono voluti tre mesi, ci siamo seduti in studio con un po’ di canzoni di Kristy che non erano finite, e le abbiamo suonate incessantemente fino a che non lo fossero. E tutti insieme, noi tre più il bassista e il batterista, abbiamo portato a termine l’album.
Jultz: E inoltre, non è solo un album, è un diario e una memoria dei suoi dieci anni passati a suonare: ha significato molto per noi essere lì e catturare questi ricordi e questi momenti.
Leesa: E dato che eravamo lì, l’abbiamo invitata in Europa: questa è la sua prima volta qui!

Kristy, mi piacerebbe che aggiungessi qualcosa su di te e su questa collaborazione.
Kristy Lee: Sono una ragazza dell’Alabama, questo è il mio primo viaggio: attraversare il fiume è un grosso problema per me, immaginate attraversare l’oceano! Ma queste ‘Hussies’, le amo talmente tanto che voglio seguirle. Se non fossero venute ad aiutarmi per il mio disco… Ho aspettato molto per farlo, non sono il tipo di artista che incide un album all’anno, ma senza di loro non ci sarei riuscita. Hanno semplicemente fatto in modo che la cosa accadesse. Sono molto grata, loro sono la mia famiglia, le amiche per la vita. E questo venendo da due mondi completamente diversi: la differenza tra me e Julz è che io sono come una tartaruga, mentre lei è come un serpente a sonagli! Insieme ci compensiamo!
Leesa: …E domani è il tuo primo spettacolo ufficiale qui in Europa!
Kristy: Sì, il mio primo in assoluto!

Un’ultima domanda per concludere. Voi suonate molto dal vivo: anche in Australia la situazione è come qui in Italia, dove il mercato discografico è in forte calo, la musica si fa soprattutto dal vivo e i dischi si vendono soprattutto ai concerti?
Julz: Poiché non siamo mai state con una major discografica, pensiamo che la musica condivisa gratuitamente sia la cosa migliore per noi. Noi non abbiamo il potere pubblicitario o promozionale per far arrivare il nostro lavoro a tutti nel mondo. Ma quando la musica è condivisa in tutto il mondo, la gente poi viene ai nostri concerti, e ai nostri concerti vendiamo un sacco di dischi, da persona a persona. La gente li compra per ricordare, come un souvenir, funziona in questo modo.
Leesa: Una dimensione assolutamente reale. E noi non vogliamo vivere in qualcosa che è campato per aria, non tangibile: noi incontriamo persone, condividiamo il cibo e la compagnia. Mentre i musicisti che suonano nei mega concerti, saltano da un aereo all’altro, da un autobus all’altro, è tutto molto glamour, ma non riescono a incontrare la gente, a camminare per le strade e sentire l’effetto che fa. Mi sento fortunata di poter vivere quello che riusciamo a sperimentare come musicisti ‘girovaghi’…

Be’, a questo punto mi sento un po’ in imbarazzo: perché volevo terminare augurandovi un grande successo, di quelli veramente grandi come voi meritereste… Ma forse è meglio che non lo faccia!

Andrea Carpi

Discografia
2012 – Postcards and Previews – Live at Powerplay Studio
2010 A Million Different Truths (prodotto da Hussy Hicks e Ando Van Andony)
2009 – Hussy Hicks Live at the Soundlounge (DVD prodotto da Gaia Films) 2008 – Life Plays Out (prodotto da Bill Chambers)
www.hussyhicks.com


Chitarra Acustica, 1/2013, pp. 27-31

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