L’arte della navigazione controcorrente

«Se vuoi tornare facile, inizia a nuotare controcorrente. Quando sarai stanco, potrai abbandonarti e lasciarti trasportare verso casa, senza fatica». Parole di mio padre, che mi iniziavano alla vita.

Ganzirri è un posto a undici chilometri da Messina. Lì ho imparato a nuotare, a fare i conti con le avversità, a rischiare la vita – come tutti i bambini – per semplici, idioti, ingiustificati atti di stupidità pura.

Da piccolo, se non sei mai caduto da una sedia, continuerai a salirci ignaro del pericolo. Poi, quando fatalmente ciò accadrà, imparerai il rischio e l’attenzione da porre a quella particolare azione. Nasciamo con la convinzione di essere invincibili, scoprendo man mano le nostre debolezze. Un ragazzo rinuncerebbe alla vita e al suo futuro per un niente, per un atto di finto eroismo o semplicemente per un gesto balordo. Raggiunta la maggiore età, la convinzione di essere immortali si affievolisce. Rimane però la certezza che la vita va vissuta al massimo, senza freni, senza valutazioni, senza troppe domande.

Quanti di noi erano convinti che sarebbero morti giovani, trascinati e travolti dal mito di Jimi Hendrix o di James Dean? Una vita estrema da eroe on the road sembrava quella giusta. A qualsiasi prezzo. Poi la saggezza ci ha reso meno temerari e più guardinghi.

Correvo con la moto a 170 km all’ora, senza casco, nello svincolo che da Rometta porta a Messina. Sarebbe bastato un semplice moscerino a mettermi fuori strada. Ma io imperterrito, felice, coglione, davo sempre più gas, approfittando della discesa per raggiungere il mio record personale da confrontare poi con gli amici. Colleghi in coglionaggine. Oggi non vado più neanche in motorino e sono attento a ogni pericolo, pur sapendo che non sarò io ma il destino a decidere quando sarà giunta l’ora.

La maturità ci rende più saggi? Non è un’affermazione, ma una domanda.

Non ho mai visto nessuno attaccato alla vita come un anziano. Eppure, dovrebbe essere il contrario. Chi ha davanti tutti i suoi anni dovrebbe difenderli. Questo atteggiamento invece è tipico di chi ormai ha la certezza che il tempo vissuto è maggiore del residuo. Strano: quando hai poco da perdere dovresti essere portato a rischiare di più.

La musica funziona allo stesso modo. Da giovani si osa, con arroganza e presunzione, con fantasia e ostinazione. Si rischia cedendo al flusso creativo che accompagna ogni scelta; per poi cedere al destino che accompagnerà il nostro futuro: impiegato, pizzaiolo, avvocato, barista… Raramente la parola musicista sarà la vera ragione della nostra sopravvivenza economica.

Per chi ha la fortuna – o sfortuna, dipende dai punti di vista – di arrampicarsi arditamente sul pennone della musica, riuscendo a cavarsela (puro fato o casualità del destino), la saggezza insegnerà diversi percorsi, modalità estreme che si stemperano per diventare agili compromessi. Le bollette da pagare, il mutuo o le eventuali esigenze di una famiglia fanno tutto il resto. Per cui ci si lascia andare e, dopo aver spinto, nuotato o remato controcorrente, invocando l’alternativa e l’originalità, l’abbandono ci riporterà a casa, con meno fatica e maggiore consapevolezza.

Questo fenomeno di solito si concretizzava a una certa età, dopo anni di palcoscenico. Oggi non è più così. Oggi si cerca subito il compromesso e la spettacolarità, bruciando quegli anni che potrebbero essere i più proficui dal punto di vista creativo.

Sono pochi quelli che si lanciano controcorrente. Altri preferiscono seguirla, la corrente, lasciandosi trasportare, sicuri che dopo poco la marea invertirà la sua rotta e li riporterà a casa, senza nessuna fatica creativa, così come sono partiti.

Ma che giovani sono i giovani già vecchi?

Buon fingerpicking!

Reno Brandoni

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