La XI edizione di Ferentino Acustica – …Da un certo punto di vista

(di Giovanni Pelosi) – Ferentino è praticamente la mia città, qualche anno ci ho vissuto, ci lavoro due giorni alla settimana da trentatre anni. I miei affetti, in misura importante, sono lì. La strada che si fa dalla mia zona di Roma fin lì l’ho fatta cento volte all’anno, non mi fate moltiplicare per gli anni e per i chilometri, ma vi siete già fatti un’idea. Come cantava James Taylor, non proprio negli stessi termini, organizzare un festival «ain’t easy»… e «ain’t hard», ma solo «an awful boring job»… che per fortuna è in parte consistente alleggerito dalle collaborazioni ormai storiche di Federico Addesse, di Augusto Di Marco (autore della grafica di manifesti e locandine) e, soprattutto, Fabio Podagrosi, partner ormai indispensabile allo svolgimento del tutto.

Giovanni Pelosi

Giovanni Pelosi

Superata la decima edizione, per la quale rimane il rammarico di non aver avuto ospite Reno Brandoni, ci trovavamo quest’anno ad affrontare nel nostro piccolo la crisi economica, con relativa contrazione delle risorse che la pur volenterosa amministrazione comunale poteva mettere a disposizione. Riduzione delle ambizioni? No, assolutamente: un festival che si è affermato in tanti anni può contare su due fattori a suo vantaggio: il prestigio che dà la partecipazione a una delle manifestazioni ormai riconosciute come importanti, e la necessità/opportunità di lanciare delle nuove proposte artistiche, non essendoci la necessità di far ricorso soltanto a nomi consacrati e di richiamo.
Anni di partecipazione alle manifestazioni consorelle, maggiori o minori, come l’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, Acoustic Franciacorta, la Convention dell’ADGPA, il Soave Guitar festival, Madame Guitar, PiorAcoustic, e oltre dieci anni di direzione artistica dell’etichetta discografica di fingerpicking.net, mi consentono di avere un panorama ampio se non esaustivo della chitarra acustica italiana, associati alla fortuna di avere un gran numero di amici, tra i grandi chitarristi, disposti a qualche sacrificio per darmi una mano.
E così, quest’anno, il festival è stato aperto venerdì 21 giugno da una giovane chitarrista, Erika Gobbi, alla sua prima partecipazione da protagonista sul palcoscenico di un grande festival, la quale ha con coraggio e apparente disinvoltura affrontato il compito alla grande, interpretando brani di ogni genere, dal celtico alla canzone italiana, ottenendo la totale attenzione e il gradimento del pubblico, letteralmente rapito dall’arrangiamento di Dario Fornara di “Almeno tu nell’universo”, che Erika ha suonato con grande classe.
Esordienti erano anche le Liliac, il duo composto da Esther Oluloro al canto e Giulia Zanni alla chitarra acustica. Brani originali, qualche cover… Le avevo sentite suonare sul palco della Torre, a Sarzana, ne ero rimasto impressionato. Esther ha una voce da cantante gospel, calda, profonda, e Giulia ha un chitarrismo assolutamente originale, nel quale trova il modo migliore di accompagnarla e sostenerla. Due giovanissime che meritano di fare strada, e sono felicissimo che abbiano accettato l’invito per Ferentino Acustica!
Paolo Mari è una sicurezza, come si dice, uno pratico di festival e di concerti importanti… La chitarra brasiliana ha naturalmente diritto di cittadinanza nel festival, come aveva già dimostrato il successo di Gio’ Marinuzzi qualche anno fa, e Paolo ha sciorinato un bel numero di classici del genere nei suoi arrangiamenti, nonché un bellissimo brano originale dedicato alla propria compagna, “Jeré”, appunto brasiliana.
A chiudere la serata doveva esserci la cantante Delia Morelli, accompagnata da me, ma una indisposizione iniziata qualche giorno prima non le ha permesso di essere neanche tra il pubblico… Per fortuna Marianna Zanni, eccellente e versatile cantante e insegnante di canto di Esther Oluloro, si è prestata a cantare qualche bella canzone con me alla chitarra (ci siamo detti i titoli nel pomeriggio)… Grazie Marianna, sei stata grande.
Sabato 22, come è ormai tradizione, sono iniziati gli Open Mic, coordinati da Leonardo Baldassarri, il quale avrebbe poi avuto il compito di aprire i concerti serali: sabato, nella consueta e splendida cornice del cortile del Palazzo Roffi-Isabelli, e domenica nella ‘Sala della Pace’, recentissimamente ricavata all’interno del Palazzo Consolare, si sono avvicendati in ordine sparso: Riccardo Marconi (con la sua chitarra di liuteria Anema e Corde), Massimo Bevilacqua, Giovanni Monoscalco, Maurizio Lollo, Alfonso Giardino, Girolamo Sansosti, Lamberto Infurna (da solo e con i Mojo Coffee Blues), Stefano Vessicchio, Fulvio Montauti, Carlo De Nonno, Renato Frasca con Maurizio Gabrielli, Piero Frisani.
Ai quali si è aggiunto lo stesso Leonardo Baldassarri che ha, come dicevo, aperto in seguito la serata del sabato, con una gustosa collection di arrangiamenti propri di grandi hit degli anni ’80, molto graditi dal pubblico.
Con grande attesa aspettavo alla prova live Davide Sgorlon, il cui disco Crossover, uno dei più recenti pubblicati nel catalogo di fingerpicking.net, mi aveva molto impressionato e convinto ad invitarlo. L’aspettativa non è certo andata delusa, e sia il pubblico generalista, sia i molti chitarristi presenti tra il pubblico, gli hanno tributato il meritato applauso.

Davide Sgorlon

Davide Sgorlon

Con Riccardo Zappa, francamente, non si possono avere dubbi: alla ‘solita’ classe, alla solita ricerca di sonorità, alla solita bellezza strutturale dei suoi brani, alla solita eccellente capacità di ‘tenere’ il palco, aggiungerei l’evidente piacere di suonare davanti al pubblico, cosa da non dare per scontata in un artista che ha calcato e calca da tanti anni numerosissimi palcoscenici… Una ventata, insieme alla storica portata della sua musica, di giovanilissimo entusiasmo, davvero contagioso per tutti.
A chiudere la serata i Deja di Serena Finatti e Andrea Varnier, un duo che ben conosco, avendo voluto includere il loro primo CD nel catalogo di fingerpicking.net. Chi, come me, ha visto Andrea suonare la chitarra da solo, conosce il suo straordinario valore artistico e tecnico. Chi lo ascolta con attenzione accompagnare le strepitose linee melodiche cantate da Serena, capisce che il suo lavoro di accompagnamento, senza la minima sbavatura e senza tracce di eccesso, è rivolto alla perfezione dell’arrangiamento; e si tratta di belle canzoni, con testi mai banali, nelle quali il virtuosismo di entrambi è, come dicevo al servizio della perfezione.
Apro una breve parentesi: Duck Baker, per ragioni di voli e opportunità, è stato presente anche tra il pubblico per tutte le tre giornate e serate del festival. Abbiamo tutti avuto modo di scambiare note e parole con questo artista, dal grande spessore umano e musicale. Personalmente toccato da alcuni temi, non tutti allegri, di cui abbiamo parlato, sono uscito da questa esperienza con la certezza di aver conosciuto meglio un grande, e con la speranza di avere un amico in più. Prolungo la parentesi spendendo due parole per il fonico che ci ha assistito anche quest’anno: si chiama Marco Pesoli e mi ha fatto impressione vederlo soddisfare le richieste di tutti gli artisti, con risultati davvero notevoli, non manipolando una grossa consolle, ma un piccolissimo notebook!

Duck Baker

Duck Baker

Purtroppo un’altra indisposizione ha colpito uno degli ospiti previsti per le serate di Ferentino Acustica, si è trattato stavolta di Micki Piperno, caro amico e grande chitarrista, più volte e in vario modo ospite del nostro palco. È così toccato a me inaugurare alla musica, con qualche strumentale, un palco ‘naturale’ nella appena creata piazza di S. Lucia. Citerò, perché è stato buffo, “Deep Blues in C”, un classico di Duck Baker, al quale avevo chiesto subito prima del concerto se avesse intenzione di suonarla lui… Mi ha detto: «No, ma puoi farla tu!»
Giorgio Cordini è un altro artista del quale questo festival non farà a meno: la sua partecipazione è uno di quegli elementi che ci permettono di rinnovarci senza snaturare il senso di ciò che siamo da anni. Ha suonato alcuni suoi brani originali e sue reinterpretazioni di canzoni, com’è naturale molte di Fabrizio De André, che però stanno diventando sempre più personalizzate e filtrate dal gusto di Giorgio, come nel caso della quasi tayloriana “Il pescatore”.
Il ritorno di Reno Brandoni è stato un piacere per tutti, lasciatemi dire che per me lo è stato più che per lui. Già negli Open Mic c’erano stati dei brani dedicatigli da alcuni dei partecipanti, e anche lui era visibilmente commosso. Il ‘puzzone’ ha fatto dello spirito sulla mia pigrizia nel cambiare le corde – ma lo perdono, direi, da gran signore, visto che ho cambiato per lui le corde persino alla mia Gottschal baritona, che non suono mai – e poi ha suonato: le sue melodie, come sempre, lasciano una traccia. Con la sua splendida Franklin o con la mia baritona, sempre il suo personalissimo suono, sempre le sue essenziali linee melodiche, spesso canzoni senza parole. Emozione del pubblico e dei numerosi amici.
Chi conosce musicalmente Duck Baker sa che è uno dei chitarristi più influenti, non solo perché è stato uno dei protagonisti del cosiddetto folk revival degli anni ’70, ma anche perché la sua strada ha incrociato quella di tutti i generi musicali che vanno dall’Inghilterra alla musica afroamericana, dalla Scozia alla musica appalachiana, dall’Irlanda al free jazz, dal ragtime al blues, e tutto con la capacità di scrivere brani propri in tutti questi generi, entrando nel dettaglio di ‘quale jazz’ o ‘quale blues’ o ‘quale ragtime’, e così via. Bene, quella sera ha praticamente suonato tutto quello scibile, in un set durato un’ora e mezza, con l’evidente piacere di suonare tutto e alla grande.
Si conclude con un brano a quattro, una “Mississippi Blues” che prima o poi dovrò imparare… visto che in più di un anno ci abbiamo chiuso il festival!

Giovanni Pelosi

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 9/2013, pp.18-21

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Redazione

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  1. Giuseppe Guida Reply

    Bravo Giovanni Pelosi anche nel giornalismo.

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