La musica ‘leggera’

Ho qualcosa da dire, qualcosa che non comprendo e che forse meriterebbe una discussione e un confronto con tutti voi.
Ho iniziato a suonare la chitarra a nove anni grazie a un amico. Mi ha insegnato qualche accordo, il giro di Do e la prima canzone. Poi, con il ‘maestro’ che veniva a casa, ho iniziato il vero e proprio studio, ho imparato a leggere la musica e a suonare le melodie. La lettura della musica era noiosa, così cercavo di aiutarmi con la diteggiatura segnata sullo spartito, un escamotage che mi permetteva di leggere più rapidamente. Quando il maestro se ne accorgeva mi sgridava, insisteva sulla lettura delle note. Io, svogliato o astuto, quando potevo continuavo ad aiutarmi e tutto mi sembrava banalmente più facile; già all’epoca mi chiedevo: «Perché no?»
A sedici anni ho scoperto il fingerpicking e con esso la tablatura. C’era un disco di Stefan Grossman, Fingerpicking Guitar Techniques, un vinile con dentro gli spartiti in versione tab: era il 1974 e sembrava fantascienza. Le tab non avevano il ritmo, né il secondo rigo con la notazione musicale, e la suddivisione in battute era molto imprecisa. Ma era un sistema immediato, non dovevi andare a scoprire attraverso la diteggiatura quale Do suonare e su quale corda: avevi immediatamente ben chiaro dove posizionare la mano, con tasti e corde da premere. Mi sembrava una cosa intelligentissima.
Col tempo sviluppammo con Andrea Carpi la logica del doppio rigo musicale, inserendo il pentagramma sopra la tablatura. Erano gli anni in cui il lavoro di scrittura si faceva con i ‘trasferelli’ e, successivamente, con un bravo copista (di solito un’amica con buona calligrafia). Non esistevano Finale, Sibelius, Guitar Pro e TablEdit, né tantomeno i computer per farli funzionare. Andrea ed io sicuramente non eravamo i ‘pionieri’ nel mondo di questo nuovo modo di scrivere musica per chitarra, ma in Italia sicuramente sì, e dalla nostra collaborazione nacque forse il primo volume con il doppio rigo musicale dal titolo Il manuale di chitarra folk, edito da Antrophos nel 1982. Tutto questo lavoro fu fatto perché nel tempo capimmo che la sola indicazione della tab era una scelta un po’ troppo povera, perché potesse evolversi in un sistema di scrittura per chitarra ‘rivoluzionario’.
Negli anni ebbi l’occasione di chiedere a Stefan Grossman, che nel frattempo si era convertito anche lui al doppio rigo, il perché di quella scelta iniziale. La risposta fu semplice: il sistema propostogli da Gary Davis non serviva per scrivere la musica, ma semplicemente per ‘appuntare’ il brano, costringendo così lo studente ad ascoltare l’originale. Non era infatti possibile eseguire quel tipo di spartito senza aver prima ascoltato il pezzo di riferimento. Cosa giusta e intelligente, sopratutto per quanto riguarda la musica blues, ma credo anche per altri stili. L’evoluzione ci ha portato ad accontentare un po’ tutti: comprando oggi uno spartito si può trovare il rigo musicale, la tablatura, il CD con l’esecuzione o talune volte anche il DVD con gli esempi suonati dall’istruttore. «Dove c’è il più c’è il meno» diceva sempre un mio amico, Quindi forse la strada di questo percorso evolutivo non è stata sbagliata, e la bellezza e la completezza editoriale di molte attuali pagine di musica stampata confermano un percorso fatto di sostanza, eleganza e forma.
Nel mio periodo adolescenziale, intorno ai quattordici anni, visto che la mia smania di fare il cantautore era miseramente franata in seguito alla scoperta di essere inguaribilmente stonato, e visto che a quel punto il semplice accompagnamento ad accordi non permetteva di esibirmi se non ‘accompagnato’ da un cantante, andai alla ricerca di un metodo per suonare la chitarra da solista. La musica classica (ancora non conoscevo il fingerpicking) mi sembrava la strada maestra, così comprai il primo Sagreras e mi preparai agli esami per l’ingresso in conservatorio. Riuscii nel mio intento e dopo un anno di studio fui ammesso al secondo anno presso il Conservatorio ‘Arcangelo Corelli’ di Messina. Ma ero già annoiato e ‘disturbato’ dal solfeggio e dalla rigorosa disciplina, che poco si allineava al mio spirito ribelle. Per questo abbandonai e, seguendo la traccia dei lavori di Grossman, mi gettai a capofitto nello studio del fingerpicking.
Nell’ultimo anno ho avuto modo di incontrare e parlare con molti insegnanti di chitarra, quasi tutti indirizzati verso il ‘metodo classico’, che presuppone la corretta lettura dello spartito musicale per l’apprendimento della chitarra, così come accadeva a me con il mio ‘maestro’ casalingo più di quarant’anni fa. La ragione? Perché tutti gli insegnanti diplomati al conservatorio hanno i loro ‘libri’, che sono gli stessi da quarant’anni. Forse con qualche diteggiatura rivista e corretta, ma il metodo di scrittura non è mai cambiato, oserei dire che non si è mai evoluto. Mi sono allora chiesto come mai non si aiutasse lo studio e lo studente con modalità più moderne. Per esempio, i 120 Arpeggi di Giuliani sono fantastici per qualsiasi stile e tipo di musica, un perfetto esercizio di riscaldamento per la mano destra. Averli in intavolatura sarebbe stato fantastico…
Così iniziai il mio percorso di ricerca fino a giungere alla realizzazione della nuova collana “Classic” di fingerpicking.net, una trasposizione fedele di tutti i testi ‘originali’ da conservatorio, riproposti in chiave moderna con doppio rigo e DVD allegato. Una collana che svilupperà trenta volumi in tre anni e di cui abbiamo già stampato i primi otto.
All’annuncio della nuova collana, l’approccio con il mercato ‘accademico’ italiano non è stato dei migliori: si è andati dal risentimento, allo scandalo, all’accusa di ‘manifesta inutilità’. Convinto della mia idea, come spesso si è costretti a fare nel nostro paese, sono ‘emigrato’ negli Stati Uniti andando al NAMM di Los Angeles con la mia valigetta piena di sogni e speranze, per mostrare ai distributori d’oltreoceano l’ambizioso progetto. Un po’ sconfortato e preoccupato, ho iniziato a girare tra i vari stand, dove invece l’accoglienza di tutti mi ha rincuorato. Per gli americani sembrava un gran bel progetto. Tornato a casa, pronto come promesso a inviare a tutti i distributori un kit completo dei primi volumi, per permettere loro di meglio valutare l’idea, la sorpresa più grande è stata di trovare nella mia posta elettronica l’email di Collin Bay, che voleva immediatamente sottoscrivere un contratto di distribuzione in esclusiva per cinque anni per la Mel Bay…
Così è iniziato il mio viaggio attraverso gli androni della musica classica e, tra tanti ‘diffidenti’, ho incontrato nuovi amici disposti a credere al progetto e a darmi una mano: Andrea Moschetti per primo, che insieme a Giulio Tampalini mi ha aiutato nella realizzazione del tutto, Giorgio Signorile, Carlo De Nonno, Roberto Fabbri, che con i loro consigli e le loro costruttive critiche mi hanno permesso di raggiungere un obiettivo impossibile e impensabile per il mercato italiano. Ora siamo arrivati al lancio ufficiale del prodotto, che avverrà sia ad Acoustic Franciacorta che a Cremona Mondomusica, il Salone internazionale degli strumenti musicali d’artigianato, attendendo i risultati della presentazione ufficiale da parte della Mel Bay nel mercato canadese e statunitense, che si terrà ad ottobre.
Ora, mi chiedo, perché tanta diffidenza verso il progresso e la semplificazione da parte di tanti accademici? La tablatura non cancella la musica, ma permette un approccio visivo sulla diteggiatura sicuramente più rapido e immediato, che agevola notevolmente lo studente nella lettura e nello studio dei classici. Non capisco il perché del rifiuto, per un lavoro che aprirebbe il mondo della chitarra classica anche a chi non conosce la musica e ha voglia di infilarsi nei Preludi di Carulli o negli Studi di Carcassi e Sor. Se lo scopo è suonare e condividere, cambiamo questa musica ‘pesante”’, spesso sconosciuta o evitata proprio per la sua inaccessibilità, in musica ‘leggera’ aperta a tutti, anche a chi – desideroso di avere tra le mani la chitarra per suo diletto – possa avvicinarsi a questo stile senza dover passare il suo tempo a solfeggiare ritmo e note.
Così, istintivamente e quasi per caso, ho imparato a sedici anni “Oh Papa” dai libri di Stefan Grossman. Allo stesso modo un giorno mi piacerebbe sentir suonare “Lagrima” di Tarrega da un ragazzo che, seduto sulla spiaggia tra falò, salsicce e birra fresca, la arpeggi magari tra un vecchio blues e “La canzone del sole”.

Reno Brandoni

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 9/2013, pp. 5-6

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  1. Anonimo Reply

    Ho cominciato a suonare la chitarra da autodidatta quando avevo undici anni, poi finalmente il mio primo maestro che, ovviamente, mi fece iniziare con le mitiche "Prime lezioni di chitarra" di Sagreras. Devo ammettere che il problema della scrittura e, ovviamente, della lettura non l'ho mai avuto, ma nemmeno nessuno di quelli che studiavano con me. Credo dunque che sia una "piccola" difficoltà iniziale (una delle tante) che spiega l'insistenza dei maestri nell'uso del rigo; dopo un pò tutto va a posto. Se questo deve però compromettere la continuazione degli studi e mortificare l'entusiasmo dell'allievo, allora ben venga la tablatura…in fondo nel cinquecento e nel seicento si faceva così no?

  2. Steve Burst Reply

    Bellissimo articolo.
    Mi ricorda quando ero al conservatorio e le difficoltà incontrate con l'approccio troppo rigida alla musica senza alcun elemento visivo del manico e della diteggiatura.
    Mi sentivo un robot nell'imparare i singoli pezzi. E se avessi dovuto cambiare tonalità? Apriti cielo!
    Oggi grazie al metodo moderno sto imparando ad approcciare la musica in modo differente, anche attraverso un tecnica basata sul pattern e sull'acquisizione degli schemi di diteggiature su tutto il manico oltre ovviamente all'analisi che armonica di ogni pezzo
    Tutto questo è importantissimo per assimilare velocemente ed intuitivamente la musica. La rigidità di approccio della musica classica tramite il solo pentagramma è molto limitante e direi anche controproducente (esperienza personale) per chi vuole improvvisare e fare il musicista oltre al semplice esecutore di pezzi di altri.

  3. Steve Burst Reply

    Bellissimo articolo.
    Mi ricorda quando ero al conservatorio e le difficoltà incontrate con l'approccio troppo rigida alla musica senza alcun elemento visivo del manico e della diteggiatura.
    Mi sentivo un robot nell'imparare come un robot i singoli pezzi senza alcun riferimento visivo ed intuitivo. E se avessi dovuto cambiare tonalità? Apriti cielo! Oggi grazie al metodo moderno sto imparando ad approcciare la musica in modo differente, anche attraverso un tecnica basata sul pattern e sull'acquisizione degli schemi di diteggiature su tutto il manico oltre ovviamente all'analisi che armonica di ogni pezzo
    Tutto questo è importantissimo per assimilare velocemente ed intuitivamente la musica. La rigidità di approccio della musica classica tramite il solo pentagramma è molto limitante e direi anche controproducente (esperienza personale) per chi vuole improvvisare e fare il musicista oltre al semplice esecutore di pezzi di altri.

  4. Gaborlesko Secondo Profilo Reply

    Evvai cosi Maestro !!! Respect ! I 120 arpeggi in tablatura ??? che fffigata !!!

  5. Reno Brandoni Reply

    Giovanni Degni Ci sto lavorando… fammi intanto godere quella cartacea

  6. Fabrizio Mori Reply

    un grazie infinito a te e ad Andrea per quello che avete fatto , dal "Manuale di chitarra Folk " in poi e per aver contributo a diffondere lo stile del fingerpicking in Italia insieme a Stefan Grossman. Penso che migliaia di chitarristi vi saranno riconoscenti per tutta la vita.

  7. Fabrizio Mori Reply

    un grazie infinito a te e ad Andrea per quello che avete fatto , dal "Manuale di chitarra Folk " in poi e per aver contributo a diffondere lo stile del fingerpicking in in Italia insieme a Stefan Grossman. Penso che migliaia di chitarristi vi debba riconoscenza per tutta la vita.

  8. Giovanni Degni Reply

    Ps. A quando l'edizione digitale?

  9. Giovanni Degni Reply

    La rigidità dell'impostazione "classica" è decisamente anacronistica. Per anni ho suonato senza utilizzare il pollice della mano sx. Poi Daniele m'ha convito a suonare e ho scoperto che avevo a disposizione un dito in più.
    Stesso discorso per le tab. Hai avuto una intuziine veramente geniale. Spartito e tab sono il modo ottimale per apprendere un brano. Tra l'altro ho scoperto che i liutisti classici utilizzano normalmente le tablature.

  10. Anonimo Reply

    Ovviamente sono brucelucio, o meglio Miranda Luciano. Non ci capisco nulla con questo nuovo modo di postare: commentare entrando con altri siti (feisbuc, Yauu, otmeil, etc..). Non ne vedo la necessita'. Io non sono iscritto a nessuno di questi, tranne Youtube e ho dovuto crearmi un account Yahoo tramite Google, e…insomma, 'nu casin! Inoltre non riesco nemmeno piu' a commentare nel forum, in cui mi si dice che non ho il permesso…
    Mah, mai capitato niente del genere. Mai sito web, forum o similia mi fu piu' ostico gestire.

  11. Anonimo Reply

    Non e' cosi', almeno per me…
    Per me, che ho imparato da autodidatta (iniziando dalle poche lezioni musicali della scuola media) e' facile leggere la musica dal pentagramma e sulla chitarra so dove metter le mani; non capisco niente invece di tablature, o meglio mi annoia trovare le note come se giocassi alla "battaglia navale".
    Opinione personalissima, ovviamente.

  12. Filippo Ghidelli Reply

    Ovviamente scritto a matita, di suo pugno

  13. Filippo Ghidelli Reply

    Un po' di anni fa, un "certo" Al di Meola ando' ospite in un programma di Raffaella Carrà per suonare con Zucchero "Un piccolo aiuto"; primi anni che usava l'Ovation. Ad un certo punto venne inquadrato lo "spartito" che aveva davanti: una sorta di grafico pieno di simboli e frecce, che presumo rappresentassero accordi, scale, modi. . . .

  14. Daniele Bazzani Reply

    completamente d'accordo, anche perchè sugli spartiti classici si annotano le dita della sinistra e le corde su cui suonare le note, visto che la stessa nota spesso è presente in diversi punti della tastiera, non vedo la differenza. il problema di un musicista secondo me non è quanto legge bene, ma quanto bene suona.

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