La liuteria Ran de Gal

Giovane, simpatico e con le idee chiare, Erich Perrotta si è messo in bella evidenza negli ultimi anni con i prodotti della sua Ran de Gal alle varie mostre di settore. In particolare con le semiacustiche, caratterizzate da un ampio utilizzo della fibra di carbonio unita alle essenze tradizionali, ma anche con le classiche, ispirate alla produzione storica del francese Bouchet, che hanno piacevolmente impressionato appassionati e addetti ai lavori.

Cominciamo con una ‘versione breve’ del tuo percorso professionale?
Ho cominciato attorno ai quattordici-quindici anni. Suonavo la chitarra e facevo qualche personalizzazione sugli strumenti che utilizzavo, cambiando pezzi vari. Qualche anno dopo mi sono reso conto che non mi sarebbe dispiaciuto affatto farlo come lavoro. Ho cominciato a girare per liutai, alla ricerca di qualcuno che mi insegnasse il mestiere. Ma non ho trovato nessuno. Alla fine sono approdato alla bottega del maestro archettaio Claudio Righetti, che mi ha dato la possibilità di provare. In parallelo mi sono buttato su tutti i libri che mi sono passati a tiro. È stata una formazione fondamentale, malgrado non mi occupassi di strumenti a corda. Lavorare a contatto con un professionista di quel livello mi ha dato la giusta impostazione, il corretto approccio mentale per affrontare il mestiere. Nel 2004 ho aperto finalmente il mio studio a pochi metri da quello di Righetti, e continuo in questa mia doppia attività di produzione di chitarre e archetti. Ma non ho mai smesso di studiare e frequentare corsi. In particolare quelli di Sarzana, che vengono tenuti ogni anno durante il festival, mi hanno dato la possibilità di entrare in contatto con personaggi davvero incredibili. Anche gli input che vengono dai musicisti con cui collaboro, Paolo Anessi, Simona Grasso e Sandro Gibellini, sono fondamentali per il mio lavoro.

Classica modello Bouchet

Quali sono, se ci sono, i tuoi modelli di riferimento?
Sicuramente John Monteleone e Joseph Melo, oltre a Paolo Coriani. Tutti incontrati proprio a Sarzana. Anche umanamente sono i modelli cui aspiro, nell’affrontare la professione. Da grande voglio diventare esattamente come Melo… Infatti sto mangiando come un disperato [ridendo, con una chiara allusione alla mole dello spagnolo].

Una cosa che incuriosisce molto, della tua storia, è come si concilia la tua laurea in filosofia con il lavoro che hai scelto?
[sempre ridendo] Cosa c’entra? Nel mio sentire sono due cose molto vicine. Anzitutto sono entrambe modi di intendere la vita che ti proiettano fuori dal mondo e fuori dal tempo. Ti cali in una dimensione in cui la società moderna non entra. Entri in una dimensione artistica in cui ti astrai e cerchi di dare forma alle tue idee e intuizioni. Trovo che siano molto, molto vicine le due cose…

Tornando con i piedi per terra, mi pare che nella tua produzione di archtop sia evidente l’influenza di Monteleone…
Sicuramente ha avuto il suo peso, anche se non ti so dire quanto. Non tanto dal punto di vista estetico, piuttosto per quanto riguarda l’approccio vero e proprio al progetto. L’idea di considerare l’archtop essenzialmente una chitarra acustica, che poi sarà anche amplificata, non si trova da noi in Italia. Il suo approccio in questo senso è abbastanza radicale, mentre noi siamo più legati a certe sonorità legate ad alcuni modelli storici, che hanno fatto scuola soprattutto nell’immediato dopoguerra. Da qui sono partito per una ricerca sull’accordatura della tavola armonica, dell’aria all’interno della cassa e del posizionamento delle effe che ne tenesse conto. Per un filosofo questi studi di fisica puoi immaginare come siano stati semplici! Ma ne sto venendo a capo, alla fine.

Semiacustiche modello Maranta e Marron

Immagino che l’ampio utilizzo che fai della fibra di carbonio sui tuoi strumenti derivi dall’esperienza nel campo degli archetti?
Assolutamente. È Righetti che ha inventato gli archetti in carbonio… Ed è stato naturale trasportare questa esperienza nella progettazione delle chitarre. Per la verità avevamo cominciato quasi quindici anni fa i primi esperimenti sulle classiche. Conservo ancora, a perenne monito, il primo strumento che abbiamo realizzato interamente in fibra. Terribile! Però, in accoppiata con il legno, le possibilità si ampliano e diventano molto interessanti.

Hai fatto esperimenti anche sulle incatenature?
Certo. Ma anche in questo caso sono tornato al legno. Ho sperimentato anche composizioni miste legno/carbonio o di essenze diverse. In realtà ho toccato con mano che ha ragione Monteleone, la cosa più importante è il posizionamento.

Quindi quali sono i legni che preferisci utilizzare?
Sulle archtop, abete nostrano e acero dei Balcani, essenzialmente. La ricerca dei legni è la parte più divertente del nostro lavoro. Il rito dell’analisi delle tavole è un momento unico. In questo periodo sto usando anche una macchina, il Lucchi Tester, che misura la velocità di trasmissione del segnale nel legno. È stato inventato per gli archetti e sto provando a utilizzarlo per le tavole. È un ausilio ulteriore, ma non sostituisce l’ascolto.

Particolare di un modello Bouchet

Prossimi progetti?
In questo momento sto studiando per realizzare una archtop da 17”, con tavola in abete e fasce e fondo ibride in fibra di carbonio e acero. E sto lavorando con attenzione sulle intonazioni dei vari elementi. Ma non ci si ferma mai, ci mancherebbe.

Mario Giovannini

Ran de Gal Guitars & Bows di Erich Perrotta, via Amatore Sciesa 3, Verona, tel. 045 592708, www.randegal.com, info@randegal.com.

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Redazione
  1. Moshlo Reply

    I am interested in the Erich Perrotta carbon fibre violin bows. can you please tell me more and the price range.
    thank you
    moshlo

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