La creazione di una cover e Internet

In questa versione punto tre di fingerpicking.net fra i numerosi temi emersi nei primi interventi dei blogger uno fra tutti mi ha attirato, (vero Giovanni? 😉 sono quindi a ragionare ad alta voce su questo tema per far condividere a chi lo desideri la mia esperienza ben sapendo che ce ne sono e ce ne saranno altre descritte in questi blog nelle settimane a venire!

Da dove partire se si vuole costruire un arrangiamento di un brano che adoriamo per una qualsiasi ragione? In realtà se il brano ci piace siamo già partiti da un ottimo punto: nulla di più fondamentale come il piacere di ascoltare/ascoltarsi scrivere/suonare quel brano può essere il motore del nostro arrangiamento. E proprio la metafora motoristica mi suggerisce quale debba essere il passo successivo sul quale appuntare la nostra attenzione: un motore, un meccanismo, un ingranaggio, un suono ritmico che ci orienta.

Io mi riferisco soprattutto all’elemento primordiale che scorre durante un ascolto: il Ritmo.
Carpire il ritmo del proprio brano preferito, sistemarlo in un tempo (un tempo pari, uno dispari? Stai a vedere che il mio brano preferito è un valzer?) è la prima operazione da compiere.
L’elemento ritmico, in quanto primordiale, deve essere ben individuato in modo da centrare l’obiettivo: lo spirito del brano. Numerose volte lo spirito del brano è proprio dentro il suo ritmo.
Quindi attenzione a non abbandonare il groove del brano per concentrarsi su melodia, posizioni di accordo o altro: il rischio è di appiattire l’arrangiamento che all’ascolto sarà perfetto sì ma anche un po’ scocciante (!!).

Gli altri elementi che ci servono quali sono? La Melodia del brano: un elemento di grande ed evidente profondità…non sarà “primordiale” come il Ritmo ma quasi sempre è l’elemento che ci fa distinguere un brano dall’altro. Qui Internet comincia ad essere coinvolta pesantemente: se non riusciamo ad individuare la melodia con precisione, andiamo su un motore di ricerca e vediamo se qualcuno si è preso la briga di trascrivere il brano. Altrimenti usiamo il nostro orecchio. Dopo averla ben individuata identica all’originale cominciamo a suonarla in almeno un paio di diteggiature più una terza che ci faccia utilizzare intensivamente delle corde a vuoto se possibile. Possiamo inoltre sondare il tema in una ottava più alta o più bassa.

Qualcosa nel cervello comincerà a succedere e a farci preparare per l’incontro col terzo elemento della nostra ricerca, l’Armonia. Benedetti accordi del pezzo: andiamo a spiare una cantante/chitarrista su Youtube e vediamo dove mette le mani, oppure in un sito di tab, oppure ancora rivolgiamoci al nostro caro vecchio orecchio. La rete ci servirà moltissimo ad osservare come altri artisti hanno trattato il brano ed è chiaro che non mi riferisco ad altri chitarristi (meglio evitare incesti!) ma per esempio (ed è un consiglio che mi sento di dare) i gruppi che cantano a cappella, cioè senza l’ausilio di strumenti musicali. Molto spesso mi è capitato di percepire in quel tipo di lavori dove fosse l’elemento saliente, lo spirito del brano (nel Ritmo? Nel modo di trattare la melodia? Nella concatenazione armonica?) nel caso non me ne fossi fatto ancora un’idea.

Faccio l’esempio della mia versione di Mission Impossible di Lalo Schifrin che di recente il mio amico coreano, il bambino prodigio Shunga Jung, ha reso molto famosa (con cinque milioni di click su Youtube!! Ancora Internet…). Si tratta di un arrangiamento di tanti anni fa sorto dall’ascolto gradevole ed imprevisto (cioè non cercato ed intenzionale) di questo brano ad opera degli Swingle Singers (storico gruppo/compagnia vocale a cappella) durante un loro concerto quando Internet ancora non esisteva ed io cantavo nel Coro dell’Università di Bari. Una delle prime cose che ho fatto (con molta intenzione!) quando ho avuto una connessione Internet è stata quella di cercare il file musicale di quell’arrangiamento. Poi tutto il resto, (il materiale arrangiamento, la scelta della tonalità) è una questione tecnica che magari approfondirò in seguito coordinandomi con gli altri blogger.

Quindi riassumendo: il brano vi piace? Ottimo inizio. Adesso occorre:

  1. Carpire il ritmo profondo del pezzo. Cantatelo e battete le mani sulle gambe come foste un batterista! Incastratelo in un tempo!
  2. Imitare la melodia con diverse diteggiature, cercando di scoprirne una con corde a vuoto.
  3. Beccare gli accordi, magari con l’aiuto della rete ed osservando con voyeurismo qualcuno su Youtube.

...sull'Autore
Redazione

Related Posts

  1. Massimo Carli Reply

    Grazie Paolo ho letto con molto interesse quello che hai scritto…..e pensare che alla fine ci sono pure riuscito…..wow su un brano di Stefan Grossman dall’album Thunder on the run….però quello che mi ha coinvolto di più nell’arrangiamento di quella song è stato
    l’ascolto dell’intero album.
    Probabilmente(non vorrei sbagliarmi) quando un compositore incide un Cd segue un filone e non mette le tracce a caso.
    Ecco che “noi” ascoltatori ed esecutori, canzone dopo canzone ne carpiamo qualcosa,qualche idea che è lì che aspetta di essere còlta e sviluppata x un arrangiamento personalizzato,,,,,,,,,,,ovviamente penso che questo sia successo a me quando sono riuscito ad arrangiare quella song. 🙂

    P.S. L album che ho menzionato e ascoltato è in vinile

  2. Marco Baldi Reply

    Grazie Paolo per le bellissime idee: finalmente una linea da seguire per noi “poveri di spirito” chitarristico ma così innamorati della chitarra.
    Arrivederci a presto

  3. fulvio Reply

    “Numerose volte lo spirito del brano è proprio dentro il suo ritmo”.

    Questa frase me la faccio mia.
    Preso da altri aspetti musicali ho perso di vista il ritmo. Volutamente, perchè non avendo il tempo necessario da dedicare allo strumento qualcosa dovevo pur sacrificare.
    Da qualche giorno volevo darmi da fare in questo senso ed ora prendo la tua frase come una promessa con me stesso.

    Per il resto coincide tutto, tranne che suonando su una chitarra elettrica non cerco necessariamente le corde a vuoto, anzi cerco di trasformare la loro assenza in opportunità (nel mio campo tutto va trasformato in opportunità -:)).

    Ciao!

  4. Roberto De Luca Reply

    Cavolo! Non sai quanto tu mi abbia consolato, caro Paolo! Nel mio approccio musicale (parolone!) non c’è un minimo di logica; leggendo con attenzione i tuoi consigli mi sono però reso conto che in genere io faccio proprio (quasi) come dici tu!

  5. francort Reply

    Parole di veritas, Paolo. Ormai anch’io nello studio di un brano uso il tutubo ascoltandone tuute le versioni anche quelle più improbabili. Ricordo che per l’arrangiamento di Somewere di Bernstein fui aiutato nel trovarne la chiave ascoltandone una versione per big band di Buddy Rich … niente di più lontano da una versione per chitarra. Ma l’importante è, come ben dici tu, trovare il modo di capire quali sono gli elementi essenziali: il ritmo, la melodia, quale parte della melodia, il senso generale del brano. Si può partire da quelli per costruirci intorno l’arrangiamento, o scoprire che alcuni hanno una tale forza che la tentazione di lasciarli nella loro forma più essenziale è molto forte.

Lascia il tuo commento

*

Captcha * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.