La coerenza e il piacere

Reno Brandoni

I buoni suonano la chitarra con le corde in nylon (hanno studiato al conservatorio), i cattivi suonano la chitarra con le corde di metallo (sono quelli che non hanno voglia di andare a lavorare), i cattivissimi quella elettrica (fanno solo rumore)…
Peccato che la mia strada mi abbia portato altrove, altrimenti avrei fatto con piacere parte dei ‘maledetti’. Però proprio non ci riesco: una volta acceso l’amplificatore e lanciato un larsen modulato, già mi sembra di aver detto tutto quello che avevo da dire; così stacco il jack e riprendo in mano l’acustica. Insomma, mi toccherà per sempre rimanere nel ‘mezzo’, tra i semplici cattivi. Ogni tanto prendo la chitarra classica in mano, ma è l’eccezione che conferma la regola: resto sempre uno dei nullafacenti che dice di suonare tanto per dire che fa qualcosa.

Il mondo ha bisogno di schemi, non può valutare il singolo, ma deve analizzare la categoria: ricchi o poveri, sinistra o destra, felice o triste, maschio o femmina.
Le zone grigie sono ammesse con difficoltà, distraggono il pensiero e noi non abbiamo tempo per pensare. È più comodo così, generalizzare per semplificare. Per cui ti devi schierare da una parte o dall’altra, devi prendere posizione, altrimenti non sei coerente e non sei credibile. Oscar Wilde diceva che «la coerenza è l’ultimo rifugio delle persone prive d’immaginazione». È la ricerca comoda di una posizione che ci renda assimilabili e mai ambigui, così che diventa inutile sentir parlare gli altri, i quali si affaticano a raccontarci il loro pensiero per convincerci che la loro scelta è quella giusta. Basta sapere a che categoria appartengano, per evidenziare immediatamente simpatia o diniego.

Ora, perché negarlo, nessuno vuole problemi, ed è più facile condividere l’idea di una corrente piuttosto che del singolo. Viene vista con orrore l’idea di nutrirsi di frammenti. Chi la sceglie come filosofia di vita può risultare anarchico, oppure ‘ostinato e contrario’ per dirla alla De André, ma a me dà una sensazione di libertà, indipendenza, autonomia di pensiero, sincerità.
Sgombrare il campo dai pregiudizi è la regola primaria; e riprenderci il pensiero, quella secondaria. Chissenefrega se ci piace l’idea di un nostro avversario, e se reputiamo sciocca quella del nostro beniamino! Raccogliamo i pezzi del buon senso, senza aver paura di metterli insieme, senza spaventarci di perdere l’appartenenza. Voliamo da Mozart a Jimi Hendrix, da Modugno a Frank Zappa: la musica apre la strada a questa possibilità, ci permette di assaporare stili e realtà diverse. Perché a governare è il nostro gusto, e soddisfarlo dà immenso piacere.

Forse questa è la parola da ricercare: ‘piacere’. Riappropriamoci del piacere, senza limiti né frontiere. Se una cosa ci piace è quella giusta, quella che ci fa stare bene.
Se cambio le corde alla mia chitarra, non provo piacere. Ma prendere la chitarra in mano e suonarla con le corde nuove, quello sì che mi soddisfa. Questo perché il piacere sta sempre in cima a una collina, e bisogna arrampicarsi per raggiungerlo. La scalata è fatta di scelte, talvolta scomode, altre volte pericolose. Ma si può arrivare. Quando pensi che sia finita, vedrai che si aprirà uno squarcio tra le pietre e gli alberi della tua foresta, e la luce apparirà mostrandoti il tetto della montagna, il tuo obiettivo. Arriverà allora il momento di sederti e di guardare lontano, cercando con lo sguardo il mare.

Reno Brandoni

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