La chitarra volante e la canzone napoletana – Intervista a Vito Nicola Paradiso

Vito Nicola Paradiso(di Mario Giovannini) – Nato in Puglia nel 1964, Vito Nicola Paradiso, dopo varie esperienze in diversi generi musicali, si è diplomato in chitarra nel 1987 con il massimo dei voti e la lode. Dalla fine degli anni ’80, e per oltre un decennio, ha vinto numerosi concorsi nazionali e internazionali. Ha tenuto innumerevoli concerti in prestigiose sale e teatri di città d’arte in Italia, Francia, Inghilterra, Spagna, Germania, Scozia, Olanda, Ungheria, Svizzera e Irlanda, Cina, Giappone, Messico, Argentina, Canada e diversi stati del Nordamerica: California, Oklahoma, Indiana, Arizona, Washington, Massachusetts, Oregon e New York. In qualità di solista ha eseguito diversi concerti per chitarra e orchestra, e in ambito cameristico ha fatto parte di diversi ensemble dal duo con il flauto, il violino, l’arpa, il canto e le percussioni sino al quintetto con archi, collaborando con artisti italiani e stranieri di fama internazionale.

Ha registrato diversi dischi come solista, tra cui: Una chitarra in frack, allegato al libro omonimo per le edizioni Curci; Serenate latine del ’900, allegato alla rivista GuitArt (DotGuitar, 2012); La magia di una chitarra italiana (DotGuitar, 2012).
È l’autore del fortunatissimo metodo di base La chitarra volante (Curci, 2010), record di vendite, un vero e proprio best seller della didattica musicale di base. Già da diversi anni, fra tutti i metodi di strumento musicale, La chitarra volante ha raggiunto la top ten come il libro di didattica musicale più venduto e utilizzato in Italia. Inoltre, lo stesso metodo è inserito e adottato in diverse scuole e conservatòri europei, oltre che negli Stati Uniti e in Sudamerica.

A parte il metodo, in questi anni ha pubblicato diversi brani originali di genere descrittivo, per chitarra sola sino all’orchestra di chitarre, e un originale manuale dal titolo La chitarra napoletana (Fingerpicking.net) con numerose trascrizioni per sola chitarra di classici della canzone partenopea. Le sue pubblicazioni hanno ottenuto numerosi riconoscimenti della critica, fra cui il premio ‘Cinque Stelle’ sulla rivista Seicorde e la copertina di GuitArt. Numerose sono le interviste e le recensioni su riviste specializzate.

È regolarmente invitato in tutto il mondo a tenere master class e seminari sulla sua metodologia, in particolar modo per le orchestre di chitarre. Docente di chitarra presso il conservatorio ‘Giovanni Paisiello’ di Taranto, nel 2000 è risultato primo assoluto, su oltre centocinquanta candidati e con 100/100 punti, al primo Concorso nazionale a cattedre per l’insegnamento di chitarra nei corsi a indirizzo musicale tenutosi a Roma. Numerosissimi sono i riconoscimenti e le attestazioni per la sua prolifica attività di didatta, tra cui il prestigioso premio ‘Chitarra d’Oro’ 2012 per la didattica, ottenuto presso il conservatorio ‘Antonio Vivaldi’ di Alessandria nell’ambito del XVII Convegno Internazionale di Chitarra, e il premio ‘Maestro d’Italia’ ottenuto per ben due volte nel 2008 e 2012.

Vito Nicola Paradiso

Concertista, didatta, autore… questi sono forse gli aggettivi che meglio definiscono la tua attività degli ultimi anni; di certo non ti annoi, vero?
Hai ragione, non ho il tempo di annoiarmi. Sono convinto che se fai un lavoro che ti piace, la fatica passa in secondo piano. In passato ci sono stati periodi in cui ho lavorato più come concertista, senza mai tralasciare l’insegnamento, e altri invece dove l’aspetto ‘creativo’ ha preso il sopravvento.

In quale ruolo ti riconosci di più?
Ma, guarda, tutti e tre i ruoli hanno un eguale peso e in un certo senso viaggiano parallelamente. In riferimento ai concerti devo dire che dal 2012 ho ripreso anche con più energia, dopo una fase di stallo dovuta ai doveri di papà di tre figli piccoli.

Spendiamo due parole in più sul tuo ultimo lavoro La chitarra napoletana.
Come nel progetto Una chitarra in frack – Omaggio a Domenico Modugno, si tratta di personalissime rielaborazioni per sola chitarra di brani dell’epoca d’oro della canzone partenopea. Per intenderci, il periodo più fecondo e soprattutto di qualità, che va dal fine ’800 agli anni ’60. Dal 2012, nei miei recital solistici propongo anche questo repertorio, che affascina qualsiasi genere di pubblico in ogni parte del pianeta. E la cosa importante è che queste trascrizioni sono molto apprezzate anche nei cosiddetti ‘salotti accademici’. Dopo aver postato sul mio canale YouTube dei video di concerti live, ho ricevuto innumerevoli richieste per le partiture. A quel punto ho pensato di renderli fruibili a tutti con una pubblicazione. Per via dei diritti d’autore c’è stato bisogno di un po’ di tempo per pubblicarli, ma finalmente – anche grazie all’amico Reno Brandoni che ha creduto in questo progetto – siamo riusciti a realizzare un bel volume, che è anche una sorta di manuale di prassi e tecniche esecutive di questo genere musicale.

Vito Nicola ParadisoCome hai lavorato sugli arrangiamenti? Ti sei posto dei limiti ‘filologici’, oppure hai lavorato in libertà?
Bella domanda! Sicuramente non sono stato il primo a ‘ri-arrangiare’ per sola chitarra brani di questo specifico repertorio. In giro ho sentito versioni farcitissime di armonizzazioni, in cui si andava a snaturare la semplicità e la bellezza del tema principale, e dove in alcuni casi si stentava anche a riconoscerlo. In altri invece, le armonizzazioni sembravano essere troppo banali e dilettantistiche. L’idea che ho voluto proporre è stata quella di rendere sempre visibile il tema melodico, che poi è la peculiarità della vocalità italica, rivestendolo di armonizzazioni, controcanti e trovate ritmiche che non andassero a snaturare l’idea originaria del compositore. Ci tengo a precisare, che in tutte le trascrizioni ho voluto mantenere ben solida l’idea del ‘chitarrista classico’, utilizzando tutte quelle tecniche antiche e moderne del repertorio chitarristico.

Hai altri progetti su cui stai lavorando? Magari in campo editoriale…
Sì, proprio in questa estate sono stati pubblicati dalle edizioni Curci tre nuovi brani originali per orchestra di chitarre a carattere descrittivo. Si tratta di brani che ho dedicato a orchestre e festival in Europa e Nordamerica. La composizione di nuova musica per orchestre giovanili di chitarre mi sta dando enormi soddisfazioni, sia in Italia che soprattutto all’estero. Durante una tournée americana nel 2013, l’amico Thomas Heck – storico ricercatore del compositore Mauro Giuliani – mi ha invogliato a scrivere più musica per questi ensemble di chitarre; e aveva ragione, perché da allora negli Stati uniti realizzo due tournée all’anno con concerti e master class.

Ho notato che fai un uso piuttosto moderato dei social, che rapporto hai con questi media?
Ormai, nel periodo storico in cui viviamo, i social hanno un’importanza fondamentale per la visibilità: sia attraverso i video che attraverso le informazioni, comunicando in tempo reale qualsiasi tipo di evento. Diciamo che i social, utilizzati con ‘moderazione’, sono una grande opportunità per tutti.

Com’è vivere di musica ai tempi della crisi?
Ormai è risaputo che proprio in tempi di crisi vengono fuori le idee migliori. La necessità di sopravvivere porta in qualsiasi campo a reinventarsi e a rinnovarsi. Non è avulso da questo concetto anche il musicista. I tempi e le mode cambiano velocemente e rimane a galla, proponendosi e rischiando, chi sa mettersi in gioco.

Vito Nicola ParadisoChiudiamo con la domanda di rito sulla strumentazione, anche perché so che hai delle novità.
Il mio attuale parco chitarre è variegato: da chitarre originali dell’Ottocento restaurate a strumenti moderni di alta liuteria. Suono generalmente con tre strumenti completamente diversi tra loro: una bella chitarra in abete del liutaio inglese Philip Woodfield; un modello ‘Ducale’ in cedro del bravissimo liutaio veneziano Marco Maguolo; e infine una Salvador Cortez CC-140 Signature, da me firmata e che ho fatto realizzare secondo le mie esigenze. Devo dire che quest’ultima chitarra è molto duttile in casi particolari, dove c’è la necessità di amplificare il suono. Infatti al suo interno ha un doppio microfono e, sulla fascia superiore, è inserito un preamplificatore della Fishman che mi permette di autogestie la scelta dei suoni.

Mario Giovannini

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