La chitarra acustica, pardon elettrica, secondo il ‘Bonfa’ – Intervista a Paolo Bonfanti

Genovese, classe 1960, Paolo Bonfanti suona la chitarra dal ‘75. Dopo aver suonato in alcune delle migliori blues band italiane, Big Fat Mama e Treves Blues Band su tutte, e una lunga collaborazione con i Red Wine, forse la formazione bluegrass più nota nel nostro paese, dal 1990 si esibisce regolarmente come solista, accompagnato dal suo trio elettrico, o in una più intima dimensione acustica. Il suo metodo Bottleneck Guitar è stato uno dei primi, e dei più ‘fortunati’, pubblicati da fingerpicking.net come editore. Piccola parentesi personale: oltre al lavoro con la rivista, mi occupo del coordinamento e della grafica dei testi didattici delle nostre edizioni. Devo ammettere, vista l’estrema specializzazione dei testi che trattiamo, interamente dedicata alla chitarra acustica e ai ‘cordofoni con cassa di risonanza’, che quando mi sono visto recapitare il progetto del nuovo libro di Paolo, completamente suonato con l’elettrica, ho avuto un attimo di perplessità. Che ho superato velocemente, dopo aver chiarito con l’editore che non si trattava di un errore. Se di chitarra elettrica bisogna parlare, allora meglio farlo con chi davvero ne capisce – e parecchio – oltre ad essere un’ottima persona, con cui è sempre un piacere avere a che fare. Visto che ci siamo sentiti spesso per definire i dettagli dell’opera, potevo non approfittarne per una breve intervista sulle ultime novità del vulcanico ‘Bonfa’?

Ne parliamo? Ma sì, dai… visto che sta per uscire il tuo nuovo metodo per chitarra elettrica, ne parliamo anche qui?
Certo che sì! Fingerpicking.net, come dire, scopre l’elettricità e la cosa non può che farmi piacere! Il titolo è veramente ‘biblico’: La chitarra elettrica secondo Bonfanti.

So che hai usato un metodo di lavorazione per questo libro quanto meno inusuale…
Diciamo che, al contrario di quello che ho fatto per il manuale di bottleneck, ho suonato subito tutte le parti sulle basi strumentali che avevo preparato in anticipo e poi ho fatto le trascrizioni di ciò che ho suonato. Sono in pratica quasi tutte prime takes.

E hai anche lavorato a due dischi nuovi nel giro di pochissimo tempo… non ti sei annoiato in questo periodo!
Esatto! Il mio sarà pronto per fine ottobre e quello con Martino Coppo per febbraio.

Che dischi sono? Ce ne vuoi parlare?
Il mio è di nuovo in inglese, come Takin’ a Break, ed è in qualche modo un tributo alla black music: è un CD scritto e registrato abbastanza di getto (per i miei standard, s’intende). Tutti brani miei eccetto tre, su undici. Quello con Martino è una serie di brani miei, suoi e cover versions, suonato in duo chitarre acustiche/mandolini, praticamente in diretta in studio. Ci sono solo un paio di brani in cui abbiamo utilizzato ospiti.

bonfanti2

Come avete gestito l’interplay tra i due strumenti e come avete lavorato sugli arrangiamenti dei brani?
Io e Martino collaboriamo da tempo, per cui non abbiamo avuto grandi problemi in quel senso. Molti brani li abbiamo già suonati innumerevoli volte. Si sceglie la struttura – alternanza di parti cantate, strumentali e soli – e poi si va. Anche in questo caso si tratta quasi interamente di prime takes, con pochissime sovraincisioni.

Negli ultimi anni ti sei progressivamente spostato verso una dimensione più cantautorale…
In effetti Takin’ a Break era un disco piuttosto cantautorale; come al solito (a me piace cambiare spesso) il prossimo sarà alquanto differente! Molto rock, molto elettrico!

Come lavori in fase di composizione e arrangiamento?
Nella quasi totalità delle volte viene prima la musica e poi le parole. I brani spesso prendono pieghe inaspettate, man mano che si va avanti con il lavoro; lasciare anche un po’ di spazio, se non al caso, alla spontaneità, è una cosa che mi piace fare.

Come scegli dal tuo repertorio i brani da portare in ‘acustico’ e come ci lavori per farli rendere al meglio?
Diciamo che comincio a suonare dal vivo i brani e man mano capisco quali sono i più adatti ad essere ‘trasformati’ in acustico. A volte è necessario cambiarli in maniera evidente. È come suonare un altro brano… così non mi annoio!

Ti ho visto dal vivo parecchie volte e ho notato che non fai nessun riscaldamento prima di salire in scena. Come fai a dare subito il cento per cento?
Non so davvero se riesco a dare subito il cento per cento ma… ti ringrazio per la fiducia! Comunque è così: non faccio praticamente nessun riscaldamento e mi butto subito nella mischia. Ormai sono abituato e non mi pesa più di tanto.

bonfanti3

Funziona allo stesso modo anche in sala d’incisione?
In sala d’incisione di solito le primissime takes sono quelle buone. Sono decisamente un istintivo quando si tratta di suonare.

Ti eserciti molto nell’arco della giornata?
Più che fare veri e propri esercizi, ci sono periodi in cui ho spessissimo la chitarra in mano e suono quello che mi viene in mente sul momento. A volte invece non tocco la chitarra per giorni, specialmente quando sono in vacanza da qualche parte!

Ho visto che hai avuto un’estate abbastanza ricca di impegni… segnali di fine crisi?
In effetti le ultime due annate, coincise con il momento più duro della crisi, sono andate bene… davvero non so che dire… Forse aveva ragione Elvis Costello quando diceva (un bel po’ di anni fa) che le crisi economiche fanno bene al rock’n’roll!

Su cosa stai lavorando ora?
Adesso sto mettendo a punto le versioni live (acustiche e con la band) del CD nuovo. Da fine ottobre cominciano le varie presentazioni in vari locali italiani.

Due parole sulla tua strumentazione acustica?
Le chitarre acustiche sono una Antonello Saccu del 1991 con tavola in abete rosso, fasce e fondo in palissandro; manico in mogano e tastiera in palissandro, ricostruiti da Silvio Ferretti su modello Martin D-28; amplificata con pickup L.R. Baggs Duet. E una Silvio Ferretti, anno 2000, costruita nel laboratorio di liuteria di Federico Löwenberger e Antonino Airenti a Genova, con tavola in abete rosso, fasce, fondo e manico in mogano Honduras, tastiera in palissandro su modello Martin D-18. E poi c’è la National Duolian del 1993, amplificata con pickup magnetico Jason Lollar inserito sulla coverplate e un pickup a contatto K&K.

Usi gli stessi strumenti da tantissimo tempo: sei l’unico chitarrista che conosco totalmente esente da GAS…
Sono un chitarrista… genovese!

Mario Giovannini

PUBBLICATO

Chitarra Acustica, 9/2013, pp. 26-29

...sull'Autore

Lascia il tuo commento

*

Captcha * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.