John Jorgenson Quintet – ReturningJ2 Records

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(di Domenico Lobuono) Sempre in bilico tra manierismo e tentazioni commerciali, il genere manouche riceve spesso la critica di essersi cristallizzato in forme prevedibili e ripetitive, in cui i chitarristi fondamentalmente eseguono brani tratti dal repertorio di Django alternati a grandi successi, facendo grande sfoggio di tecnica. Giusta o sbagliata che sia questa critica, è fuor di dubbio che questa musica riscuota grande apprezzamento e anzi, tra i generi di derivazione jazzistica, è probabilmente quello di maggior successo tra il grande pubblico.
Nel caso di John Jorgenson e del suo CD Returning, pur essendo egli un indubbio interprete del genere (al punto che ha anche impersonato Reinhardt nella pellicola del 2004 Head in the Clouds), non tutti gli stereotipi di cui sopra sono riscontrabili: al contrario, vi sono elementi di novità e originalità che non possono che essere salutati con piacere. Jorgenson non è il classico chitarrista manouche che si ama raffigurare con la chitarra fuori dalla sua roulotte, ma è un americano, eclettico polistrumentista, noto ai più soprattutto per aver fatto parte della Elton John Band e che – oltre a dedicarsi allo stile manouche – ha frequentato molti altri generi. Returning offre, tanto per cominciare, il pregio che dieci dei dodici brani sono originali di sua composizione. Alcuni di questi offrono, rispetto al classico stile manouche, soluzioni innovative e interessanti: è il caso, ad esempio, di “It Only Takes A Secret” con un’intro quasi da progressive rock (salvo poi rimettersi nei binari di una più consueta ritmica gipsy). Molto interessante “Istiqball Gathering”, in cui Jorgenson suona il bouzouki, brano che offre un’originale alternanza di atmosfere arabe, elementi manouche e armonie che ci si aspetterebbe in brani pop-rock, probabilmente l’episodio più valido dell’intero CD. In “Inches and Feet” il tipico suono della chitarra manouche si sovrappone ad una inaspettata ritmica funkeggiante e, anche qui, le diverse parti del brano sono caratterizzate dal diverso uso dell’armonia, prima di stampo jazz-funk e poi marcatamente gitana. Presente anche un omaggio a Tchaikovsky che non offre però spunti di interesse particolari, a parte l’iniziale pregevole esecuzione del tema con gli armonici artificiali.
La caratteristica di sovrapporre generi e atmosfere, evidente portato delle variegate esperienze musicali dell’artista, è sicuramente l’aspetto più apprezzabile e interessante di Jorgenson e di questo CD. Meno interessanti invece i brani più tipicamente manouche, come il brano di apertura “Sonora Spring” dove si avverte anche qualche vena di manierismo di troppo, cosa comunque perdonabile in un CD complessivamente molto valido.
Domenico Lobuono

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 7/2013

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Redazione

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