Italia(n fingerstyler)’s Got Talent – Intervista a Paolo Sereno

A beneficio di tutti quelli che vivono sul fondo di una caverna, senza TV o Internet, forse il titolo dell’articolo merita qualche spiegazione. Il fingerstyle italiano, grazie a Paolo Sereno, ha avuto pochi mesi fa i suoi trenta secondi (un minuto abbondante per la verità) di celebrità televisiva, grazie alla sua partecipazione al popolare talent show di Canale 5. Rudy Zerbi, il giudice ‘cattivo’, nel commentare l’esibizione di Paolo, ha sottolineato come – a suo parere – in Italia siano pochissimi a praticare questo stile chitarristico, e quelli bravi si contano sulle dita di una mano. Paolo incluso. Magari sul totale si potrebbe anche discutere (magari, eh!) ma sul talento di Paolo siamo assolutamente d’accordo. Uno dei musicisti della nuova generazione più interessanti, ricco di personalità sia nell’approccio allo strumento quanto al quotidiano. Non per niente, già nel ’96 a Soave aveva attratto l’attenzione di Marcel Dadi che, al termine di un workshop, lo aveva voluto sul palco con se per il concerto serale. Una fortunata coincidenza astrale ha voluto che, parallelamente all’impegno televisivo, Paolo nello stesso periodo avesse anche terminato il suo nuovo disco. Finalmente, perché era una tela di Penelope su cui trafficava da diversi anni e, in questi casi, si rischia sempre l’involuzione. Invece Vulcano! è un ottimo lavoro, molto interessante e ricco di sfaccettature. Mettendo tutto assieme, di argomenti per chiacchierare per un po’ ne avevamo, eccome.

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Cominciamo dalla fine: Vulcano! che disco è? Ho visto che della produzione si è occupato Massimo Tonti: quanto ha inciso sul prodotto definitivo?
È il mio primo vero disco: un vero disco nel senso sperato e immaginato da tanti. Con qualcuno che ci mette tutti i soldi necessari per le incisioni, per stamparlo e per distribuirlo in tutto il mondo, visto che è una produzione internazionale. Sono stato molto fortunato. I brani sono tutti miei originali e ci sono delle belle sorprese, come il duo finale col violinista Leo Gadaleta per un brano etno-funk, “Reds”. In questo percorso devo davvero tanto al supporto di Paolo Codognola, Nicola Gambara e ovviamente al mio produttore Massimo Tonti. Alcuni brani sono stati registrati con la consulenza e l’aiuto di Pietro Nobile e Roberto Diana. Dicevo sempre che il mio disco sarebbe stato Danza Bianca… ma a forza di aspettare una produzione, nel frattempo ho cambiato il titolo. Vulcano! é molto più appropriato per una cosa che aspettava di uscire da tanto tempo e, alla fine, tutto si è realizzato in pochissimi giorni proprio come un’eruzione.

Come lavori in fase di composizione e arrangiamento dei brani?
L’idea è quasi sempre ritmica, no… anzi… è quasi sempre melodica! Mmm… l’unico problema è che le idee arrivano quando sto al supermercato o in coda in macchina. Giro sempre con un registratorino e ai semafori spesso mi vedono cantare e parlare da solo nella mia auto. Attualmente la cosa che mi piace di più è cantare delle note lunghe e pensare a un paio di ritmi alternativi da metterci sotto: li eseguo accuratamente sul pomello del cambio. E spesso… funziona! Questo mi serve per avere un’idea dell’arrangiamento. Se cominci ad ‘averlo’ nella testa, a cantarlo e in seguito a immaginare dei tuoi movimenti con le mani, spesso poi – quando arrivi sullo strumento – trovi facilmente l’accordatura migliore per farlo ‘girare’ bene. Di sicuro l’operazione più complicata è adattare l’immaginazione, più o meno fervida, alla dura realtà dei limiti tecnici e di quelli dello strumento.

Quanto pesa in questa fase l’utilizzo di accordature alternative?
Sono da tempo stanco della standard tuning, che uso immaginandola come un’accordatura aperta di Mi minore: sì lo ammetto… Con le accordature aperte è bello lavorare, ma la DADGAD che ‘suona’ DADGAD proprio non la reggo… Sto cercando di fare cose diverse, con accordature semplicissime, ma che danno grandi soddisfazioni, forse soprattutto per come voglio usare la mano destra. Da ‘grande’ voglio accompagnare i solisti e stare nel backing a godermi la scena. Su YouTube ci sono dei miei video in cui accompagno Andrea Costa, violinista e leader dei Quintorigo, e Stefano Fariselli al sax soprano. La mia idea di accompagnare in quel modo, ad esempio “Grace” di Jeff  Buckley, mi fa stare bene e mi piace molto.

Il chitarrista fingerstyle affronta spesso generi musicali differenti. Ci sono cose che ti piacciono più di altre? Ovvero, quanto deroghi al tuo gusto per andare incontro a quello del pubblico?
Non so se risponderò realmente alla tua domanda, ma proviamoci. Quando ero giovane e non mi esibivo, ma studiavo solo per me, usavo la chitarra classica, facevo morbida musica brasiliana e poi… mi sono annoiato terribilmente. Con la chitarra acustica le cose sono cambiate, ne ho acquistata una in età avanzata – a 29 anni – e sinceramente non mi sono mai posto il problema del genere musicale, infatti non ne pratico alcuno. Il senso del mio cercare di fare colonne sonore su chitarra, senza sovraincisioni o altro, è proprio il risultato del fatto che non ho mai praticato un genere. A me interessa ciò che mi piace. E, molto spesso, a me piace ciò che piace alla maggior parte delle persone, davvero è tutto qui. Confesso che mi diverte ascoltare surf music e funky, ma posso stare due ore continuando ad ascoltare “Rain” di Sakamoto… Non sai mai da dove arriva la bellezza. Meglio così.

Vuoi raccontarci della tua apparizione a Italia’s Got Talent? Com’è nata l’idea di partecipare e come si sono svolte le varie fasi della trasmissione?
Nel 2009 la mia agenzia Musincanta, nella persona di Marta Tomasicchio, è andata in fissa per la storia della notorietà televisiva, che secondo lei è ormai una necessità, e ha inviato un modulo online con il link al mio brano “Falangi”, eseguito durante Acoustic Franciacorta. Mentre ero a Shanghai in ottobre – sì ce ne eravamo dimenticati – mi hanno chiamato e le cose sono andate avanti. Prima un provino a Milano, poi una puntata registrata a Roma, a dicembre, davanti a un pubblico vero e ai tre giudici. Quando ho fatto la mia versione di “Stayin’ Alive” Belén Rodríguez ha cominciato a saltare sul palco, ed è stato davvero un bel momento, tenuto conto anche dei tre sì che mi sono stati accordati. Peccato che poi hanno mandato in onda solo la parte finale dell’esibizione, il finale di un medley con “Take Five”, su imposizione degli autori. Dato che “Stayin’ Alive” veniva utilizzata anche da dei ballerini romagnoli, la mia esibizione è stata tagliata nella parte migliore, visto che nessuno aveva ben capito cosa avrei fatto con quella chitarra, avevo detto che non cantavo… Ad ogni modo alla semifinale, nonostante il triplo consenso, hanno comunque deciso di non darmi accesso. Ma si sa, televisione fa rima con illusione…

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Che atmosfera si respirava dietro le quinte?
Dal mio punto di vista e per come sono fatto io, durante i provini c’era un’atmosfera molto romantica… proprio come si vede in certi film: ero seduto su una sedia e una quarantina di persone – tra cui varie copie di Elvis e Michael Jackson – si alternavano ripetendo i propri numeri davanti allo specchio, prima di andare di fronte al giudizio degli autori. Sì, poetico. Due ore di fila al freddo prima di poter entrare… ma poetico anche per quello!

Immagino che ci sarà stata una bella varietà di ‘talenti’ e che quello che abbiamo visto in trasmissione sia solo una goccia nel mare di tutto ciò che è passato poi su quel palco?
No, no… a dir la verità in TV hanno proprio fatto passare di tutto. Okay, okay, ho ancora il dente avvelenato…

Cambiamo discorso, allora: ho visto che a breve hai in programma dei concerti in compagnia di Huang Chia Wei e Masaaki Kishibe, uno giapponese e un cinese. Come è nata questa collaborazione?
In Cina ci sono già stato quattro volte in… sei mesi: l’Est è il futuro e a Shanghai conosco diversi direttori artistici di locali in cui si suona (quasi tutti occidentali). Nel 2005 mi sono state fatte delle offerte dalla Cina, che non ho potuto cogliere per motivi personali, ma poi l’occasione si è ripresentata. Quella settimana, a ottobre 2011, a Shanghai in compagnia del mio manager Chicco Carrubba è stata un’esperienza incredibile, che mi ha consentito di realizzare tutti i miei sogni con la chitarra: come esibirmi nel clou del festival con Alex De Grassi il sabato sera, all’Oriental Art Center. A Shanghai ho, tra l’altro, trovato un sacco di amici e persino l’amore… pensa un po’! Dico sul serio: a una chitarra fingerstyle si può chiedere di più? Ora sono diventato, per alcune persone in Asia, il referente per l’individuazione di artisti italiani da portare in Oriente e sono molto contento di questo ruolo.

Ora su cosa stai lavorando? Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Un tour olandese di dieci date, a metà marzo 2012, in posti in cui avrei sempre voluto suonare perché ci vedevo Peter Finger e Jacques Stotzem. E a me piace realizzare i miei sogni, mettiamola così. Poi ancora Shanghai e il Festival internazionale di Singapore. Poi di nuovo Shanghai, sì ci ho messo le tende, e il Festival di Taiwan. Ho in corso un’idea da realizzare alle Saline di Cervia e poi, chissà, la Serbia e i Balcani…

Parliamo un po’ della tua strumentazione?
Sono endorser della Naga Guitars, che è taiwanese e produce ottime chitarre sia dal punto di vista della resa sonora che da quello estetico: sono curatissime e non care. Poi ho una Lowden, con scalatura Elixir medium, con la quale mi piacerebbe fare sempre più esperimenti con accordature aperte. E la mia Martin 000-28EC, che è una chitarra che ti senti subito addosso. Per l’amplificazione uso il Magmic della Seymour Duncan sulla Martin e sto cercando di capire come funziona il Sunrise sulla Lowden, in coppia con un microfono e le pastiglie K&K. Il tutto gestito da un equalizzatore parametrico dbx a più ingressi. Utilizzo il Bose L1, che è fonte di grandi soddisfazioni: 750 watt definiti e potenti.

Un’ultima curiosità… ma Belén dal vivo rende bene come in video?
In genere questa è la seconda domanda che mi fanno tutti, dopo avermi chiesto com’è suonare per Italy’s Got Talent… Tu hai resistito, bravo!

PUBBLICATO
 Chitarra Acustica, 4/2012, pp. 16-19

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  1. Matteo Paiato Reply

    Mi sono perso la manifestazione di ottobre 2011 a Shanghai, pur vivendo qui da 12 anni, è coincisa con un viaggio di lavoro… mi sono perso anche il music chinache è contemporaneo di solito con la manifestazione di chitarra acustica. Spero di non perdermi i tuoi prossimi passaggi a Shanghai!!!
    Ciao

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