Imagery motoria

immagineMi ha molto colpito, parecchio tempo fa, un commento di Paolo Sereno (drugolebowsky) all’interno di un thread, in cui raccontava come ripassava i brani nei momenti di vuoto in cui non aveva modo di suonare, tipo sul treno. Facendolo nella sua testa, immaginando i movimenti sullo strumento.
L’imagery motoria, ovvero la visualizzazione mentale del gesto tecnico scomposta e ripetuta in ogni dettaglio è una pratica molto diffusa e utilizzata in quasi tutte le discipline sportive moderne. In particolare negli sport individuali in cui ci si basa sulla memoria muscolare, senza confronto con un avversario diretto, è una parte fondamentale della preparazione. Ho avuto modo di apprenderla e sperimentarla negli anni in cui ho praticato il tiro con l’arco. Dopo una prima fase di analisi del gesto, in cui si scompone l’atto in ogni elemento essenziale, si associa la respirazione ad ogni istante del compimento. Oltre a richiamare le sensazioni fisiche atte ad attivare la memoria muscolare, fondamentale in una disciplina che fa dell’esatta ripetizione del gesto la sua base.
Oltre agli innegabili vantaggi che si ricavano dalla pratica dell’imagery, ho toccato con mano due curiosi effetti collaterali: anzitutto è estremamente rilassante. Al punto che ancora oggi faccio ricorso a questa tecnica se faccio fatica a prendere sonno (cosa per altro molto rara) o nei momenti di particolare tensione. Inoltre, pur avendo smesso ormai da diversi anni per un problema alla spalla, le rare volte che mi capita di prendere in mano un arco – d’estate in villaggio o a casa di qualche amico appassionato – riesco ancora a tirare qualche freccia in maniera decente.
Esiste uno studio della FIARC (Federazione Italiana Arcieri Tiro di Campagna), della metà degli anni ’90, in cui è stata applicata l’imagery al tiro con l’arco su un gruppo di principianti assoluti. Ovvero persone che non avevano mai preso un arco in mano in vita loro hanno seguito una serie incontri in cui è stato chiesto di eseguire esercizi di visualizzazione del gesto. Al termine sono stati messi a confronto con un altro gruppo senza alcuna preparazione. La differenza di velocità di apprendimento del primo gruppo rispetto al secondo è stata macroscopica.
Ho cercato qualcosa di questo genere applicato allo studio degli strumenti, ma non ho trovato nulla. Personalmente sto provando a fare alcuni esercizi di visualizzazione, ma non riesco a capire se sono efficaci. Di sicuro aiutano a memorizzare i brani, soprattutto per chi come me è dotato di una forte memoria visiva. Ma per il resto non sono in grado di valutare eventuali vantaggi o controindicazioni. Ritengo sarebbe materia interessante da approfondire, magari con il supporto di specialisti del settore. E perché non in questa sede, dove le ‘teste pensanti’ non mancano?

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  1. Stefano (rylan131) Reply

    …argomento interessante… ho avuto un maestro, di chitarra classica, il quale mi diceva che si incomincia a conoscere un brano, si parlava di chitarra classica quindi tutto prestabilito, quando si riesce a suonarlo senza strumento a occhi chiusi nella propria mente… in genere quando c’è un punto dove si sbaglia non si riesce a suonarlo neanche
    immaginandolo perché in realtà non lo si conosce bene.

    È chiaro che se si conosce la struttura armonico-melodica del brano semplifica le cose compresa la memorizzazione.

  2. wayx Reply

    Ho la fortuna di avere una memoria fotografica… questo non mi aiuta nell’eseguire un brano dato che non uso supporti tipo tab… e non mi serve memorizzare posizioni… sono talmente poche quelle che conosco ed uso che sarebbe difficile scordarle… però posso ripassare mentalmente un brano “suonandolo” nella testa ed è un esercizio che, senza dubbio, aiuta a non scordare mai quello che suoni… altro aspetto positivo della memoria fotografica è poter richiamare, mentre si suona, il testo delle canzoni che almeno nel mio caso è come se scorresse su un supporto cartaceo.
    Non so se può valere come regola ma anche il fatto di “trovare” un brano ad orecchio, con tutti i distinguo rispetto all’originale sia chiaro, ne agevola il ricordo… forse più che seguire pedissequamente una TAB… forse… 🙂

  3. Zio Mich (Riese P. X) Reply

    sono molto d’accordo con Grossman… meglio memorizzare la struttura armonica e melodica del pezzo… così anche se ti perdi qualche nota a memoria “di posizione” (cosa facilissima soprattutto a distanza di tempi lunghi), puoi sempre sostituirla “real time” con un’altra di pari importanza musicale… e largo ai creativi ^_^ …

  4. Gabriele Posenato Reply

    io memorizzo le tab. ho imparato quando facevo solfeggio a 12 anni, solo che una volta il maestro si è accorto, semplicemente togliendomi sottomano il Bona mentre “apparentemente” leggevo l’esercizio ma di fatto lo recitavo a memoria tenendo gli occhi chiusi. solo che adesso dopo aver memorizzato qualche migliaio di brani in 34 anni di chitarra faccio un gran casino. avessi memorizzato anche le formule chimiche…..

  5. Giovanni Pelosi Reply

    A me succede sempre più spesso di visualizzare la diteggiatura e l’esecuzione di un brano prima di suonarlo… di solito faccio un certo numero di errori di ‘previsione’, ma non poi tanti. Dipende soprattutto dall’attenzione che riesco a dare all’ascolto, ed alla visualizzazione immaginaria dei gesti. Questa è possibile anticipatamente se la pratica che hai dello strumento ti ha portato spesso a suonare piccole porzioni di ciò che stai imparando, direi.

  6. Mario Giovannini Reply

    Non penso che il discorso sia legato a un discorso tecnico in senso stretto. Piuttosto al tipo di memoria che ciascuno di noi ha sviluppato negli anni. Io so di avere una memoria fortemente ‘visiva’: posso andare in un locale una sera e la settimana dopo tornare e dirti chi c’era la volta precedente e chi no. Ma non ricordo un nome a pagarmi.
    Allo stesso modo sulla chitarra memorizzo i movimenti delle mani, per cui è più facile visualizzarli senza strumento. Diventa però un grosso limite per altri aspetti. Riesco a suonare un brano solo dopo averlo imparato a memoria. Se suono con altri musicisti diventa difficile avere la classica intesa a colpo d’occhio… per ovvi motivi.
    Grazie del suggerimento, cercherò quel libro.

  7. Geppo Reply

    tratto da “MUSICOFILIA” di Oliver Sacks:
    “Studi effettuati da Robert Zatorre e dai suoi colleghi con tecniche di scansione [del cervello] sempre più sofisticate hanno dimostrato che immaginare la musica può indurre un’attivazione della corteccia uditiva di intensità quasi pari a quella prodotta dall’ascolto”
    “Come ha osservato Alvaro Pascual-Leone, gli studi sul flusso ematico cerebrale regionale indicano che la simulazione dei movimenti attiva alcune delle stesse strutture neurali necessarie all’effettiva esecuzione dei movimenti. Così facendo, l’esercizio mentale sembra sufficiente da solo a promuovere la modulazione dei circuiti neurali implicati nei primi stadi dell’apprendimento di un’abilità motoria. Tale modulazione non soltanto dà luogo ad un netto miglioramento nell’esecuzione, ma sembra anche favorire, nel soggetto, l’apprendimento di ulteriori abilità con un esercizio fisico minimo. La combinazione di esercizio mentale ed esercizio fisico porta a un miglioramento dell’esecuzione più marcato di quello che si otterrebbe solo con il secondo[…]”
    Ho letto questo ed altre cose interessanti su questa tecnica nel libro citato, ma purtroppo non sono mai riuscito ad “immaginare” i movimenti necessari per l’esecuzione di un brano. Forse sono un chitarrista troppo scarso…

  8. Reno Brandoni Reply

    Sai che è una cosa che faccio spesso anche io.
    Prima di un concerto ripasso sempre a memoria tutti i brani battuta per battuta, immaginando le varie posizioni delle mani.
    E’ un esercizio utile per memorizzare bene la parte “motoria”. Ricordo però che in uno dei miei tanti incontri con Grossman, lui sosteneva che era un rischio perché dimenticata una posizione ti bloccavi. Mentre se lavori sulla musica e sulla sequenza di note invece hai sempre ben chiaro cosa devi suonare.
    Bel dilemma.

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