Il dilemma delle accordature aperte – Come studiare (4)

La domanda sorge spontanea, evidentemente, perché prima o poi la fanno tutti. Chi in un modo, chi un altro, ma a un certo punto del percorso di studio del fingerstyle, quando si arriva all’interessante capitolo che riguarda proprio le accordature diverse dalla standard, tutti chiedono, con sguardo terrorizzato: «Ma che devo imparare tutto di nuovo in ogni accordatura?»
Cerchiamo di chiarire la cosa una volta per tutte.
Ogni musicista sceglie un’accordatura di riferimento, di solito è la standard, e tutto viene imparato e filtrato attraverso quella: posizioni di accordi, scale, riff, brani, ogni cosa. Il nostro sapere è ivi contenuto, ragioniamo in funzione delle progressioni di accordi memorizzate negli anni, le canzoni, i nostri riff preferiti e le improvvisazioni in cui ci lanciamo. E scriviamo musica utilizzando cose vecchie e nuove che sappiamo: sono più quelle vecchie, di solito.
Ecco che il passaggio a una qualsiasi delle accordature ‘aperte’ o ‘alternative’ pone un dilemma a dir poco drammatico: «E ora? Mi tocca imparare tutto da capo?»
Certo che no.
Le accordature sono un’arma in più, non uno svantaggio.
Ci vogliono anni, decenni, per fare della accordatura standard uno strumento davvero usabile. È assolutamente fuori da qualsiasi logica pensare di fare altrettanto con le altre.
Ci sono musicisti che hanno scelto come ‘loro’ accordatura standard una che per noi non lo è: Pierre Bensusan, uno dei grandi del fingerstyle mondiale, decise decenni orsono che la DADGAD sarebbe stata la sua unica accordatura, e oggi suona tutto così. Quindi non si può dire che suoni in accordatura ‘aperta’, perché conosce scale, accordi e tutto il resto in quella.
Anche Peter Finger, il massimo esponente della chitarra acustica in Germania, dopo un passato ‘tradizionale’ ha deciso di convertirsi a un’accordatura differente, convinto che alcune peculiarità dello strumento siano così maggiormente valorizzate. Se non erro è la EBEGAD.
Al di là delle scelte soggettive resta però la domanda di base, alla quale cerco di rispondere.
Nel percorso di studio relativo al fingerstyle che affronto con i miei studenti, c’è il capitolo riservato alle accordature aperte, che si apre per non essere più chiuso, nella maggior parte dei casi. Lo ritengo così importante da aver composto in varie accordature il secondo volume dei tre dedicati allo studio del fingerstyle, scritto con Luca Francioso, Fingerstyle Guitar Intermediate.

Bazzani_Francioso_intermediate

Al di là di questo vorrei spiegare ‘perché’ sia così importante.
La chitarra suona in un certo modo anche per via dell’accordatura: in accordatura standard le corde a vuoto sono quelle, gli intervalli fra le corde sono tutti di quarta tranne uno di terza maggiore (fra Sol e Si) e le diteggiature consentite sono appunto quelle che le nostre dita e la disposizione delle note ci fanno prendere.
Se modifichiamo l’intonazione di una o più corde, cambia tutto: le scale non sono più le stesse, gli accordi neanche, il nostro mondo salta all’improvviso. Ma cerchiamo di non vederlo come un problema. Di punto in bianco ascoltiamo combinazioni di suoni mai prodotti prima, mettiamo le dita come a diteggiare accordi noti e il risultato è a volte sorprendente. A volte, perché altre fa schifo. Ma se riusciamo a capire cosa offre ogni accordatura (e ce ne sono in quantità) abbiamo un’arma che nessun altro strumento può avere: è come ‘cambiare’ strumento senza in realtà farlo. Possiamo avere un basso molto profondo e diverse note adiacenti della stessa scala, ma su corde diverse, quindi tutte insieme: incredibile. Possiamo anche avere la stessa nota su più corde: ricordo un brano di Michael Hedges, “Ready Or Not”, che ha tre note Sol (quello della terza corda) sulle tre corde alte, tutte uguali! Il risultato prodotto lavorandoci un po’ è davvero notevole.
A questo punto dobbiamo però armarci di pazienza, perché le insidie sono dietro l’angolo. Possiamo ottenere suoni strani e interessanti, così come girare intorno al nulla per ore, se non sappiamo dove andare.
Facciamoci guidare dall’orecchio e dall’istinto, perché a volte (soprattutto scrivendo) si riesce ad ovviare a un problema che molti di noi conoscono: non avere dubbi su dove sia ciò che cerchiamo, a volte ci fa essere banali, ci porta sempre negli stessi posti, che ci danno sicurezza, ma che non ci fanno scoprire nulla di nuovo. È come girare per la città senza cercare luoghi sconosciuti: alla fine ci si stanca, ed è un peccato.
L’accordatura aperta ci mette in mano uno strumento che non conosciamo: sappiamo muovere le dita, abbiamo la tecnica, ma dobbiamo cercare fino a che qualcosa salta fuori. Il consiglio è quello di non cercare di improvvisare, o provare subito a suonare canzoni già note, ma di sperimentare. Abbiamo però più di una strada davanti, vediamo quali sono le cose che capitano più di frequente:

1. Iniziamo a gironzolare per la tastiera, cercando qualcosa di sensato, e magari provando a svilupparlo: in questo caso è composizione.
2. C’è una canzone che conosciamo e per la quale abbiamo bisogno di una sonorità ‘diversa’: possiamo giocare con le accordature fino a trovare quella che ci soddisfa (anche in base al brano) e cercare gli accordi per replicarla con suoni tutti nuovi; in questo caso è arrangiamento.
3. Non pensiamo necessariamente all’accordatura nella stessa tonalità del brano: a volte suonare in Sol maggiore con un’accordatura in Re può dare risultati insperati.

In tutti i casi il rischio è alto: le accordature aperte (quelle che producono un accordo se suoniamo tutte le corde a vuoto) e le alternative (che non lo fanno) ci ingannano da subito facendoci sembrare un po’ più bravi e creativi nel momento iniziale, salvo poi farci tornare sempre allo stesso punto e annoiarci in breve tempo.
Ricordo una frase che Tommy Emmanuel mi disse in occasione del nostro primo incontro, nel 2000: «A volte ascolto chitarristi che cambiano spesso accordatura e che suonano arpeggi senza senso per ore, senza nessuna melodia». Mai frase risultò più vera! Per carità, non voleva mica parlare di tutti a prescindere, ma il rischio è quello.
Dobbiamo prendere ogni accordatura come uno spunto, un’occasione per ottenere qualcosa di inaspettato, come quando, studiando uno spartito, impariamo il brano senza porci troppe domande. Se impariamo un pezzo in accordatura differente dalla standard, non per forza dobbiamo sapere ‘tutto’, possiamo anche solo imparare il brano e goderne. Poi, se vorremo sapere cosa accade armonicamente, non c’è niente che ce lo possa impedire, basterà analizzare note e accordi…

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 11/2013

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  1. Ric Rosini Reply

    non sempre caro Dan… non sempre… 😉

  2. Ric Rosini Reply

    Scusami Daniele ma non sono d'accordo. Ric

  3. Daniele Bazzani Reply

    ci sono cose che si possono solo scrivere. altrimenti i libri non esisterebbero.

  4. Noa Carpignano Reply

    Attraverso le parole, però, puoi leggere tra le righe, e tutto questo è applicabile non solo alla chitarra, non solo a uno strumento musicale, ma a tante altre cose.

  5. Ric Rosini Reply

    Daniele e Luca, invece di illustrare l'argomento attraverso le parole, per favore, fate un video. Risulterà tutto più chiaro e immediato. Grazie. Ric

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