I plettri Pleks: intervista a Pedro Scassa I plettri Pleks: intervista a Pedro Scassa

di Alberto Ziliotto – La caratteristica che accomuna i plettri Pleks, realizzati artigianalmente a Roma da Pedro Scassa, è la pienezza del suono, la comodità e il controllo nel tocco da parte del musicista.  È piacevole sentire il suono del legno del plettro che si appoggia sulle corde prima di spingere per produrre la nota! Prima di provare questi plettri può essere difficile capire che cosa dia quel timbro particolare alla nota; è quel minimo dettaglio a fare la differenza, lo stesso che è possibile ascoltare in alcuni CD di flatpicking se volete riprodurli sulla vostra chitarra! Alla prova pratica e messi al confronto con gli altri in commercio, quello che ha colpito di più dei plettri che realizza Pedro è che sono davvero molto comodi nonostante lo spessore. I fori e lo smusso per l’indice rendono questi plettri molto facili da usare dopo pochi minuti che si impugnano. Valida alternativa ai marchi più blasonati, sono consigliati per chi volesse sperimentare un suono diverso, più ‘grosso’ e ‘legnoso’ rispetto ai plettri comuni.

Ciao Pedro: parlaci un po’ di te, da quanto tempo hai questa passione?
Il mio interesse per i plettri è di lunga data. Da chitarrista, ho sempre sperimentato con diversi materiali cercando il plettro ‘giusto’. Negli anni ’80, prima di Internet quindi, per avere informazioni c’erano solo le riviste specializzate, dove qualche volta ho trovato notizie a proposito dei maestri: Joe Pass per esempio usava plettri a goccia e molto piccoli; Metheny li adoperava usando le spalle e non la punta; già Scofield usava plettri spessi da 2 mm. Proprio da Scofield mi è venuta voglia di sperimentare con spessori maggiori. Un amico mi ha fatto vedere un plettro Dugain in legno da 4 mm e da lì è cominciato la via del non ritorno… ne ho comprati alcuni, poi li ho modificati, successivamente ho cominciato a farmeli da solo.

Che modelli di plettri realizzi?
Attualmente realizzo diciotto modelli diversi. Ognuno ha le sue caratteristiche, credo che il plettro perfetto non esista, ognuno trova quello più adatto alla mano e allo stile. Quindi, i plettri possono essere piccoli o grandi, più o meno spessi, a punta o molto tondi. Essendo un oggetto piccolo, un millimetro in più o in meno cambia tutto. Per non parlare dei materiali…

Qual è la differenza tra i normali plettri e i tuoi Pleks a livello di suono e suonabilità?
La differenza fondamentale è lo spessore. Un plettro medium ha uno spessore di 0,70 mm, mentre i Pleks ne hanno normalmente 3 o 4. Lo spessore maggiore è necessario per vari motivi. Non solo per avere lo spazio per gli incavi per il pollice e per l’indice, ma anche per l’importantissima lavorazione dei lati e della punta con quello che viene chiamato ‘smusso asimmetrico’. Questa particolarità consente di avere un timbro molto più corposo e potente, nonché una maggior velocità nell’esecuzione. Django Reinhardt già usava plettri lavorati così, negli anni ’30.

A chi consigli i tuoi plettri?
Consiglio i Pleks a qualsiasi musicista che abbia la mente aperta e voglia di sperimentare, senza pregiudizi. Detto questo, penso veramente che il plettro sia l’anello di congiunzione tra il musicista e il suo strumento, parte primaria della filiera del suono. Spero di non dire un’ovvietà, ma è logico che un plettro da mezzo millimetro di spessore abbia una risposta timbrica completamente diversa da un altro di quattro. L’area di contatto tra il plettro e la corda è varie volte più grande e questo si traduce in termini di volume e timbro.
Queste differenze si possono sentire chiaramente. Nel caso specifico delle chitarre acustiche ho avuto un ottimo riscontro dai musicisti, poiché spesso gli strumenti di liuteria esprimono più distintamente tutte le sfumature e dinamiche sonore.

Dove si possono provare i tuoi plettri ? Speri un giorno di poterlo fare come lavoro?
Ho un piccolo laboratorio a casa dove, da due anni, sbrigo il lavoro. È un’attività quindi artigianale in tutto e per tutto, ogni plettro viene fatto a mano da me soltanto. Ovviamente ho degli standard e margini di tolleranza stringenti per garantire la qualità dei plettri e il fatto che siano consistenti. Col tempo spero di allargarmi e trovare soluzioni per velocizzare la produzione, senza però perdere la qualità di adesso.

Alberto Ziliotto

Per contattare Pedro Scassa potete visitare il suo blog http://plekspicks.blogspot.it oppure scrivere una mail a pleks@gmx.com


Chitarra Acustica, 9/2012, pp. 54-55di Alberto Ziliotto – La caratteristica che accomuna i plettri Pleks, realizzati artigianalmente a Roma da Pedro Scassa, è la pienezza del suono, la comodità e il controllo nel tocco da parte del musicista.  È piacevole sentire il suono del legno del plettro che si appoggia sulle corde prima di spingere per produrre la nota! Prima di provare questi plettri può essere difficile capire che cosa dia quel timbro particolare alla nota; è quel minimo dettaglio a fare la differenza, lo stesso che è possibile ascoltare in alcuni CD di flatpicking se volete riprodurli sulla vostra chitarra! Alla prova pratica e messi al confronto con gli altri in commercio, quello che ha colpito di più dei plettri che realizza Pedro è che sono davvero molto comodi nonostante lo spessore. I fori e lo smusso per l’indice rendono questi plettri molto facili da usare dopo pochi minuti che si impugnano. Valida alternativa ai marchi più blasonati, sono consigliati per chi volesse sperimentare un suono diverso, più ‘grosso’ e ‘legnoso’ rispetto ai plettri comuni.

Ciao Pedro: parlaci un po’ di te, da quanto tempo hai questa passione?
Il mio interesse per i plettri è di lunga data. Da chitarrista, ho sempre sperimentato con diversi materiali cercando il plettro ‘giusto’. Negli anni ’80, prima di Internet quindi, per avere informazioni c’erano solo le riviste specializzate, dove qualche volta ho trovato notizie a proposito dei maestri: Joe Pass per esempio usava plettri a goccia e molto piccoli; Metheny li adoperava usando le spalle e non la punta; già Scofield usava plettri spessi da 2 mm. Proprio da Scofield mi è venuta voglia di sperimentare con spessori maggiori. Un amico mi ha fatto vedere un plettro Dugain in legno da 4 mm e da lì è cominciato la via del non ritorno… ne ho comprati alcuni, poi li ho modificati, successivamente ho cominciato a farmeli da solo.

Che modelli di plettri realizzi?
Attualmente realizzo diciotto modelli diversi. Ognuno ha le sue caratteristiche, credo che il plettro perfetto non esista, ognuno trova quello più adatto alla mano e allo stile. Quindi, i plettri possono essere piccoli o grandi, più o meno spessi, a punta o molto tondi. Essendo un oggetto piccolo, un millimetro in più o in meno cambia tutto. Per non parlare dei materiali…

Qual è la differenza tra i normali plettri e i tuoi Pleks a livello di suono e suonabilità?
La differenza fondamentale è lo spessore. Un plettro medium ha uno spessore di 0,70 mm, mentre i Pleks ne hanno normalmente 3 o 4. Lo spessore maggiore è necessario per vari motivi. Non solo per avere lo spazio per gli incavi per il pollice e per l’indice, ma anche per l’importantissima lavorazione dei lati e della punta con quello che viene chiamato ‘smusso asimmetrico’. Questa particolarità consente di avere un timbro molto più corposo e potente, nonché una maggior velocità nell’esecuzione. Django Reinhardt già usava plettri lavorati così, negli anni ’30.

A chi consigli i tuoi plettri?
Consiglio i Pleks a qualsiasi musicista che abbia la mente aperta e voglia di sperimentare, senza pregiudizi. Detto questo, penso veramente che il plettro sia l’anello di congiunzione tra il musicista e il suo strumento, parte primaria della filiera del suono. Spero di non dire un’ovvietà, ma è logico che un plettro da mezzo millimetro di spessore abbia una risposta timbrica completamente diversa da un altro di quattro. L’area di contatto tra il plettro e la corda è varie volte più grande e questo si traduce in termini di volume e timbro.
Queste differenze si possono sentire chiaramente. Nel caso specifico delle chitarre acustiche ho avuto un ottimo riscontro dai musicisti, poiché spesso gli strumenti di liuteria esprimono più distintamente tutte le sfumature e dinamiche sonore.

Dove si possono provare i tuoi plettri ? Speri un giorno di poterlo fare come lavoro?
Ho un piccolo laboratorio a casa dove, da due anni, sbrigo il lavoro. È un’attività quindi artigianale in tutto e per tutto, ogni plettro viene fatto a mano da me soltanto. Ovviamente ho degli standard e margini di tolleranza stringenti per garantire la qualità dei plettri e il fatto che siano consistenti. Col tempo spero di allargarmi e trovare soluzioni per velocizzare la produzione, senza però perdere la qualità di adesso.

Alberto Ziliotto

Per contattare Pedro Scassa potete visitare il suo blog http://plekspicks.blogspot.it oppure scrivere una mail a pleks@gmx.com


Chitarra Acustica, 9/2012, pp. 54-55

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