I colori delle note. L’improvvisazione – 9 di Daniele Bazzani

bazzaniMi sono accorto di non aver ancora toccato un punto importante, o meglio, di non aver fornito uno spunto interessante per studiare, o quantomeno ascoltare, delle ‘sonorità’.
Alla base del sistema modale, come abbiamo visto, c’è la sequenza delle sette scale, o più precisamente modi, ognuno dotato di una propria peculiarità: ci sono modi di tipo ‘maggiore’ e modi di tipo ‘minore’, modi che possono essere suonati su accordi di settima maggiore o di settima di dominante, di minore settima o semidiminuiti, senza parlare delle cosiddette ‘sostituzioni’, del suonare scale su accordi in maniera apparentemente errata ma con risultati a volte sorprendenti.
Prendiamo in considerazione i modi ‘minori’, quelli costruiti sul II, III e VI grado della scala maggiore. Sono tutti relativi ad accordi di minore settima, quindi in una certa maniera si somigliano. Hanno però delle differenze sostanziali: dove il secondo modo (dorico) ha, rispetto alla scala maggiore che parte dalla stessa nota, solo la terza e la settima bemolle, il sesto modo, quello eolico o minore naturale, ha anche la sesta bemolle. Il terzo, il più duro, ha anche la seconda bemolle. Ecco che, se nelle quattro note dell’accordo di minore settima sono identici, le differenze vengono fuori prendendo in considerazione le altre note, seconda, quarta, sesta.
Chiariamo subito un punto, quello relativo alla domanda più spesso ricorrente: che vuol dire che una scala ha la terza e la settima minore rispetto alla sua scala maggiore corrispondente, quella che parte dalla stessa nota? Il Re dorico è il secondo modo della scala di Do maggiore, la sequenza delle note è quindi Re Mi Fa Sol La Si Do, che rispetto alla scala di Re maggiore (Re Mi Fa# Sol La Si Do#) ha il Fa e il Do abbassati di mezzo tono, tutto qui. Ragioniamo sempre così, per le scale e gli accordi.
Le alterazioni dei tre modi ‘minori’ sono quindi le seguenti:
– Dorico: 3b, 7b;
– Eolico (o minore naturale): 3b, 6b, 7b;
– Frigio: 2b, 3b, 6b, 7b.
Tutte le scale (i tre modi, per la precisione) saranno quindi suonabili su accordi m7, almeno all’apparenza, ma in che modo? Scusate il gioco di parole…
Proviamo a ragionare in maniera davvero ‘modale’: procuratevi una base fatta di un solo accordo, un Lam7 che va sempre bene, senza colori aggiuntivi: non ci devono essere altre note oltre alle quattro dell’accordo, anche se la base ha più di uno strumento; che abbia un bel groove e sia suonata bene, non fa altro che rendere più divertente lo studio.
Adesso arriva l’esercizio: se su questo groove di Lam7 suonate la scala di Sol maggiore, starete in realtà suonando su Lam7, quindi il risultato è quello di suonare il secondo modo della scala di Sol maggiore, il La dorico appunto. È il più morbido dei tre modi ‘minori’, e non dovrete fare altro che suonare le note di una scala maggiore, ma suoneranno ‘diverse’ dal solito, ve ne accorgerete subito. Starete infatti eseguendo una scala che ha dei colori ben precisi, ed è molto diverso dal suonare una scala maggiore su accordi che cambiano, anche se tutti in tonalità.
Se la base (fatela lunga) continua, potete a un certo punto passare alla scala di Do maggiore (Lam ne è il VI grado): ecco che magicamente nulla cambia ma tutto si trasforma, la tonalità passerà in un attimo da Sol a Do e sarete stati voi, con la sesta bemolle che avrete inserito grazie al cambio di modo, a fare tutto. La sonorità si indurisce, è più scura, quella sesta minore fa un mondo di differenza.
Ma è quando passerete alla scala di Fa maggiore, rendendo il La il terzo modo di Fa, che la cosa si farà veramente dura: la seconda bemolle è difficile da digerire, spigolosa ma affascinante; è incredibile sentire così tante differenze provocate dallo spostamento di mezzo tono di una sola nota su sette. Quello spostamento è, in realtà, un vero e proprio cambio di tonalità.
Se studiate con un amico, chiedetegli di suonare l’accordo per voi, e quando sarete a questo punto, ditegli di soffermarsi sul Lam7 fino a quando vorrà, per passare poi a Solm7 e tornare su Lam7, facendo avanti e indietro con calma, dando tempo agli accordi di farvi suonare: si aprirà un mondo di suoni, note, colori, sensazioni.
Spero di essere stato chiaro…
Per qualunque dubbio o chiarimento postate pure qualcosa sul forum di fingerpicking.net o sotto l’articolo, quando uscirà sullo stesso sito.
Buono studio!

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 5/2013, p. 66

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  1. Riccardo Reply

    Ciao Daniele, spiegazione davvero efficace e piacevole. Mi chiedevo se raccoglierai questi articoli in un libro dedicato all’improvvisazione per poterlo acquistare.
    Non ho l’abbonamento a Chitarra Acustica e mi chiedevo se questi sono articoli che escono solo ed esclusivamente sulla rivista. Mi sono lasciato sfuggire qualcosa? Grazie.

    • Daniele Bazzani Reply

      Ciao Riccardo, come stai leggendo questo, sono tutti sul sito.

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