Holy Grail Guitar Show

(di Alessio Ambrosi) – Dopo la visita al guitar show di Parigi Guitares au Beffroi, di cui abbiamo parlato nel numero di maggio, è la volta di raccontarvi il viaggio e la visita all’Holy Grail Guitar Show di Berlino, cui abbiamo partecipato con altri amici del nostro staff, nei primi giorni dello scorso maggio.

Andare a trovare gli amici Michael e Tania Spalt, infaticabili organizzatori della manifestazione berlinese, è sempre un piacere. Ormai ci lega stima e amicizia, rinsaldata nel bellissimo incontro con altri organizzatori di guitar show nel mondo avvenuto lo scorso gennaio al NAMM Show. Visitare e tornare a Berlino è poi sempre un’occasione da non perdere, ricca di positivi spunti di riflessione sulla grande efficienza organizzativa della città, ma anche generatrice di sentimenti di tristezza e delusione, quando si pensa all’enorme differenza con i servizi offerti dalla maggior parte delle città italiane.

Proprio da qui vogliamo cominciare, da quando – scesi dall’aereo all’aeroporto di Schonefeld e acquistata la Berlin Welcome Card – si sale sulla metropolitana di superficie che porta in città e si comincia ad assaggiare l’efficienza dei mezzi pubblici berlinesi. E sarà così per tutti i giorni della nostra permanenza: si sale e si scende continuamente su metropolitane di superficie e sotterranee, su autobus periferici e centrali, senza nessun problema, con continuità nei passaggi e flusso dei passeggeri enorme, ma regolare. Nessuna vettura distrutta o imbrattata, eppure la varietà e l’eccentricità del popolo e dei giovani di Berlino è lampante: non si può certo dire che siano l’immagine del tranquillo impiegato o pensionato senza vitalità. Ma il rispetto per il bene comune è enorme. L’imperativo è di agire e apparire liberamente come vuoi, nel privato, ma di non permettersi di toccare malamente il bene pubblico: e come ci troviamo d’accordo con questa filosofia di vita! Per non parlare poi del problema immigrazione: il numero delle persone che s’incontrano nelle strade e sui mezzi pubblici, provenienti da altre aree del mondo spesso problematiche, è enorme e sicuramente anche lì creerà problemi di non facile soluzione; ma l’integrazione e, soprattutto, l’adeguamento a questo rispettoso stile di vita verso il bene pubblico è tangibile.

Riportando la mente alla nostra situazione italiana, viene da fare una riflessione: non sarà forse che gli immigrati trovano qui da noi una situazione già un po’ compromessa per quanto riguarda rispetto verso il sociale, pulizia, ordine e tanti altri princìpi alla base di una società civile evoluta… e si adeguano al peggio?

Lasciamo questi pensieri, che ci porterebbero a ragionamenti molto più ampi, e riprendiamo il racconto della visita all’Holy Grail Guitar Show che, dopo l’arrivo all’albergo cui ormai siamo affezionati fin dalla prima visita, inizia la mattina del 5 maggio, giorno di apertura.

Guardando l’infaticabile lavoro di Tania Spalt e dei volontari in assistenza nella sala d’ingresso e reception dell’Estrel Berlin Hotel and Convention Center, luogo dove si svolge la manifestazione, si capisce subito che il successo dell’evento è sicuramente dovuto a un enorme lavoro di preparazione precedente e alla capacità di aver creato un’organizzazione di liutai forte e coesa: l’European Guitar Builders Association, vero motore trainante dello show, è infatti ormai una realtà molto consolidata, alla quale hanno aderito, e continuano ad aderire, moltissimi liutai di vari paesi europei, seppure gli espositori invitati a esporre provengano anche da paesi d’oltreoceano. Fin dalla cena di gala della sera precedente l’inizio della manifestazione, è ammirabile la bellissima atmosfera di collaborazione e amicizia che regna tra i molti liutai presenti, accomunati da medesima passione, amore per la perfezione nella costruzione dello strumento e anche dalle difficoltà di competere in un mondo sempre più dominato da grandi gruppi industriali, spesso a discapito della qualità.

Questa eccellenza e ricerca nella liuteria è senza dubbio la forza dell’Holy Grail Guitar Show e – entrando nel primo dei due saloni, al primo colpo d’occhio verso i tavoli espositivi – subito si ha la percezione di un insieme di bellezza e creatività in tutti gli strumenti in mostra.

Liutai provenienti da molti paesi europei, con una nutrita presenza di altri paesi esterni all’Europa, in maggior parte costruttori di chitarre elettriche, ma con una consistenze presenza anche di liutai acustici, verso i quali ovviamente si concentrano di più le nostre attenzioni, aspettano dietro i tavoli espositivi il pubblico, per poter dialogare e spiegare le ragioni di creazioni così curate e particolari. Il pubblico ripaga ampiamente, perché nella due giorni c’è stata una nutrita presenza di appassionati visitatori.

La varietà di legnami usati è impressionante, esotici e non, con la particolarità di molti espositori che aderiscono all’iniziativa Local Wood Challenge: la costruzione di strumenti con l’uso di legni locali, comunque bellissimi e dal grande suono, per un uso dei legnami sostenibile.

Incontriamo molti amici liutai, dei quali conosciamo bene lo stile di costruzione, ma che continuano a sorprenderci per affinamento delle tecniche e dettagli estetici, così come ci colpisce positivamente il numero di nuove proposte, in arrivo dai paesi dell’Est europeo per esempio, che sembrano aumentare sensibilmente di numero e migliorare sempre più nella costruzione degli strumenti.

Molte sono state le parole e i ricordi scambiati con i liutai che abbiamo ospitato tante volte a Sarzana e che ci chiedono informazioni sulla nuova avventura a Cremona: da Linda Manzer – sempre geniali le sue chitarre – a Chris Jenkins, da Martin Seeliger ad Adrian Lucas, da Peggy White a Lukas Brunner e tanti altri, per arrivare al tempo e alle piacevoli chiacchierate scambiate con John Thomas, liutaio e giornalista americano di The Fretboard Journal, che – oltre a presentare il suo libro sulle donne lavoratrici della Gibson durante la guerra, Kalamazoo Gals: A Story of Extraordinary Women & Gibson’s ‘Banner’ Guitars of WWII – aveva con sé una bellissima Gibson Banner Guitar degli anni ’30. La chitarra è stata oggetto delle attenzioni di molti e John, che aveva presentato anni fa il libro all’AGM di Sarzana, verrà a trovarci e a raccontare le sue affascinanti storie a Cremona quest’anno! È stato poi piacevole l’incontro e il tempo passato con Clive Carroll, presente in una delle performance nelle sale dedicate, così come i saluti con molti amici italiani frequentatori anche delle nostre manifestazioni.

Due saloni espositivi quindi del Centro Congressi veramente pieni di proposte, per un totale di circa 135 liutai: un bel risultato, frutto, come dicevamo precedentemente, di un ottimo lavoro di preparazione e organizzazione. Da ammirare l’assenza di rumore fastidioso girando nei due saloni, con la possibilità quindi di poter interagire con i liutai ascoltando le presentazioni delle loro creazioni. Questo grazie alla presenza delle cabine prova per gli strumenti, sia per chitarre elettriche che acustiche. Un po’ meno accattivante la veste grafica di presentazione della manifestazione, sia sul cartaceo e nel merchandising che all’ingresso e all’interno dei saloni espositivi. Ma forse la fantasia è più latina? Certo, coniugare gusto nei dettagli ed efficienza organizzativa non è facile…

Concludendo, è stata una bellissima esperienza, ricca di opportunità per gli appassionati di chitarra e testimonianza di un gran numero di liutai vivaci e sempre alla ricerca di perfezionamento ed evoluzione: una visita al Guitar Show di Berlino che, unita alle passeggiate in una città ricca di storia e con un fascino particolare, sarà da ripetere sicuramente.

Alessio Ambrosi

Artistic Advisor

Acoustic Guitar Village, Cremona Musica

...sull'Autore

Lascia il tuo commento