Guitar RepublicCandyRat Records Guitar RepublicCandyRat Records

Un disco di chitarra da non ascoltare come un disco di chitarra.

Devo ammettere che all’inizio ero un po’ prevenuto. Sono legato a una concezione tradizionale e fondamentalmente melodica della chitarra acustica, pur riconoscendo e apprezzando quanti stiano cercando, riuscendoci, nuovi percorsi, nuove soluzioni tecniche e nuove sonorità. Ho deciso, quindi, di approcciare l’ascolto di questo primo lavoro del trio formato da Sergio Altamura, Stefano Barone e Pino Forastiere con semplicità, senza crearmi preconcetti, con la mente libera, facendomi accompagnare dalla loro musica mentre scrivevo al PC. Mi sono sorpreso più volte con gli occhi fissi sullo schermo e con le dita che non andavano più sulla tastiera, assorto nell’ascolto dei brani di Guitar Republic.
Tutto ho pensato tranne che alla chitarra.
Così, le associazioni musicali e non che mi sono venute in mente durante l’ascolto potrebbero sembrare (e forse lo sono) incongruenti, inappropriate, a dir poco assurde, ma a me appaiono come rappresentative di ognuno dei nove brani che compongono il CD, un modo come un altro per descrivere le sensazioni provate.
Originale e divertente la decisione che ha portato a inserire nei titoli sempre un riferimento a “Republic” o a “GR”, un continuo gioco di parole come a voler ribadire la compattezza, l’uniformità e anche la determinazione di questo trio a proporsi come una cosa sola.
”GR Airport”: in attesa del volo che dal Brasile porta alla Terra del Sol Levante, tra la fretta della gente e gli orari di arrivi e partenze che si rincorrono.
”Funky Sex Republic”: vaghi echi hendrixiani con venature ‘principesche’ (non saprei come meglio riferirmi al folletto di Minneapolis!).
”Republic Avenue”: un Piazzolla condito da ritmi tribali.
”Radio Republic”: per ricordare cosa si può ancora incontrare sulla strada che da Parigi porta al Texas.
”Ghetto Republic”: si ritorna ai ritmi funky, attraversando di notte vicoli bui e silenziosi.
”Luna Park Republic”: ossessiva, martellante come il sangue pompato nelle tempie dopo una corsa sulle montagne russe.
”GR Station”: ricordando Hackett, colti da improvvisa nostalgia, il carillon che non ti aspetti dopo una serata di divertimenti.
”TCLD GR”: una danza ostinata, incalzante, rituale, in compagnia delle streghe alla luce dei falò.
”The Rite of the Republic”: visionaria e onirica con i suoi intrecci e le voci processate.
Un prodotto maturo, dal quale si percepisce il grande lavoro svolto per amalgamare i diversi suoni delle tre Martin D-28, per la cura avuta negli arrangiamenti, per l’affiatamento raggiunto, con Sergio Altamura che caratterizza le varie composizioni con le sue sonorità inusuali, Stefano Barone che riveste – tra i tanti – il ruolo di elettronico del gruppo, e Pino Forastiere – il più tradizionalmente moderno dei tre, che mette al servizio degli altri la sua grande tecnica chitarristica.

Alla fine, ti resta una grande curiosità: come sarà dal vivo?

Alfonso Giardino

A guitar album not to be listened to like a guitar album.

I have to admit that I was a bit prejudiced at first. I am tied down by a traditional and fundamentally melodic perception of the acoustic guitar, although I acknowledge and appreciate the work of those many good people who are, successfully, seeking new inroads, technical solutions and sounds. Therefore, I decided to go about listening to this first work of the trio formed by Sergio Altamura, Stefano Barone and Pino Forastiere without creating any preconceived ideas, with an open mind. So I sought the simplest way possible and allowed their music to keep me company as I worked on my PC. I was surprised to find myself more than once staring blankly at the screen, my fingers motionless on the keyboard, absorbed in the sounds coming from their CD Guitar Republic.
My thoughts roamed everywhere but without ever touching on the guitar.
The associations, musical and otherwise, that sprang to my mind as I listened may seem (and perhaps they are) incongruous, inappropriate or absurd to say the least. But they seem to me to be representative of the nine pieces that make up this CD and are as good a way as any other of describing the sensations I felt.
I found their decision to include a reference to the “Republic” or “GR” in every title original and amusing. It is a playful pun, which adds a sense of uniformity and solidarity to the whole album and emphasises the trio’s determination to sell themselves as one identity.
“GR Airport”: waiting for a flight from Brazil to the Land of the Rising Sun, amidst people hurrying to and fro among departure and arrival times that chase their own tail.
“Funky Sex Republic”: vague ‘hendrixian’ echoes with ‘princely’ veins (I don’t know how to make a better reference to the pixie from Minneapolis!).
“Republic Avenue”: a Piazzolla dressed with tribal rhythms.
“Radio Republic”: a reminder of what you can still meet on the way from Paris to Texas.
“Ghetto Republic”: a return to funky rhythms, that take you down dark and silent alleyways at night.
“Luna Park Republic”: an obsessive hammering like blood being pumped to your temples after a ride on a rollercoaster.
“GR Station”: echoes of Hackett, caught unawares by a sudden nostalgia, an unexpected music box after an evening of fun.
“TCLD GR”: an obstinate, urgent, ritualistic dance in the company of witches around the light of a bonfire.
“The Rite of the Republic”: its processed voices and interwoven sounds make it visionary and dreamy.
The result is a mature product that has clearly taken a lot of work. Much care has gone into the amalgamation of the sounds of the three Martin D-28s as well as into the arrangements. Sergio Altamura characterizes the various compositions with his unusual sounds, Stefano Barone takes on – among other roles – that of the electronic one of the group, and Pino Forastiere – the most traditionally modern of the three – places his incredible guitar technique at the service of the others. All this in complete harmony.

Having listened to the CD, I’m left with one big curiosity – what will they be like live?

Alfonso Giardino

Alfonso Giardino
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  1. Carpandrea Reply

    Eh, dal vivo c’è un valore aggiunto di spettacolarità, data dalla situazione stessa del trio di D-28, e di divertimento: i tre sul palco stanno proprio bene, si divertono essi stessi e trasmettono amicizia al pubblico.

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