Guitar Ladies: Simona Grasso

(a cura di Fabiana Ferrandino) È sempre più interessante scoprire il mondo della chitarra visto da un’altra prospettiva, quella femminile. Il mondo chitarristico femminile è davvero particolare e scoprire quali sono le difficoltà, le soddisfazioni, le inclinazioni delle donne chitarriste è affascinante e porta a conclusioni per niente scontate. Ognuna di loro ci racconta sfumature diverse sul proprio rapporto con lo strumento, i progressi della carriera, le difficoltà della vita quotidiana. Questo mese una guitar lady di grande spessore professionale, Simona Grasso, ci racconta le sue esperienze e le sue impressioni, con l’intento di mostrare aspetti inediti della chitarra al femminile.

Ciao Simona, ti ringrazio innanzitutto per il contributo che dai alla nostra rubrica femminile, che ho fortemente voluto, perché vedo sempre meno donne imbracciare uno strumento, specialmente la chitarra… Secondo te, per quale motivo le guitar ladies sono così poche? Oppure si fanno vedere poco? Gli uomini sono le vere ‘prime donne’?

Per me è un vero piacere far parte di Chitarra Acustica nella sezione didattica e anche in questa rubrica prettamente femminile. In merito alla tua domanda sul perché le guitar ladies siano così poche, non ho una vera risposta; non saprei nemmeno io il perché! Bisognerebbe fare un censimento e saperne di più sul numero reale della comunità delle chitarriste, tenendo conto sia della musica classica che di quella moderna. Almeno per capire se ‘si fanno vedere poco’ o se realmente ci sia una vera e propria differenza numerica rispetto al mondo maschile. In realtà ci sono molte donne che suonano la chitarra, così come altri strumenti. Forse, dal punto di vista del canto, le donne possono rappresentare una maggioranza rispetto ai maschietti. Tant’è vero che ancora oggi, quando mi presento come insegnante di musica, c’è chi senza alcun dubbio parte dal presupposto che insegni canto e non chitarra… Ma vabbe’, questa è un’altra storia.

Non so, credo che molte chitarriste lo siano per affiancare uno strumento armonico alla voce. Per altre invece c’è stato amore a prima vista per la chitarra in senso stretto, e magari la voce non è nemmeno contemplata nel proprio modo di fare musica. Forse è proprio quest’ultima tipologia a far pensare che ci siano poche guitar ladies e che siano gli uomini le vere prime donne.

Com’è nato il tuo amore per la chitarra? Come lo coltivi ogni giorno?

Io faccio parte della categoria di chi si è avvicinata allo strumento per cantare e suonare. La voce è lo strumento che tutti possediamo naturalmente e, nel mio caso, la passione per il canto c’è sempre stata, fin da bambina. Per cui per me era inevitabile cantare in qualsiasi momento della giornata, passando attraverso diversi generi musicali. Pensa che da ragazza avrei voluto suonare la batteria, soprattutto nel periodo in cui ascoltavo principalmente musica rock; ma dovetti rinunciare per tanti motivi. Poi un giorno avvenne la folgorazione! Ero giovanissima, in vacanza in Sicilia e lì, durante una cena con alcuni cugini, vidi un loro amico suonare decine e decine di canzoni con una semplice chitarra classica, mentre tutti cantavano allegramente. In quel momento capii che dovevo assolutamente comprare una chitarra e imparare a suonarla!

Superata l’iniziale fase critica in cui si imparano i primi ritmi e accordi, ho subito capito che mi riusciva abbastanza naturale inserire la voce sullo strumento. E già allora divenni consapevole che più mi allenavo, più questa operazione diventava facile. Oltre all’accompagnamento, poi, mi sono dedicata a degli studi più solistici con la chitarra elettrica, incrementando la tecnica e spulciando attraverso diversi generi. Nello studio di uno strumento non si finisce mai di studiare e di imparare. Ora che sono un po’ meno concentrata sulle mani o sulle nozioni da apprendere, cerco di mettere in pratica i vari elementi studiati in maniera un po’ più creativa e al servizio della musica.

Come donna, hai trovato oggettivamente difficoltà a fare della tua passione il tuo lavoro?

In tutta franchezza… la risposta è no! Ci sono stati sicuramente dei momenti difficili, soprattutto legati a delle crisi musicali che capitano un po’ a tutti; ma come donna in senso stretto, dal punto di vista artistico o dell’insegnamento, non ho mai trovato degli ostacoli o difficoltà oggettive. Devo ammettere però che mi sento molto privilegiata nell’aver avuto a fianco, negli anni, delle persone splendide e molto sensibili, che hanno saputo darmi la giusta motivazione. E in cima a questa lista compare sicuramente Paolo Anessi, mio compagno nella vita reale e anche in quella artistica: lui è da sempre il più grande sostegno pratico e psicologico per tutto ciò che riguarda questa passione diventata professione; e in questa occasione ne approfitto per ringraziarlo pubblicamente di cuore.

Cosa consiglieresti alle ragazze che si avvicinano alla chitarra? Come approcciarsi allo strumento correttamente?

In verità non ho un suggerimento specifico per le ragazze, così come non lo avrei per l’universo maschile. Imparare a suonare uno strumento è come percorrere un sentiero in salita e richiede l’applicazione di molto tempo ed energie: questo vale per tutti, uomini e donne. La pendenza di questa salita dipende molto dal metodo con cui si affronta lo studio e, oggigiorno, si possono intraprendere diversi percorsi. Il problema per chi inizia, forse, è capire chi o cosa faccia al caso proprio: il Web, infatti, offre molte opportunità, a volte anche troppe, al punto di perdersi fra i diversi tutorial e video proposti. Lo stesso vale per i diversi insegnanti di musica, ognuno col proprio metodo e programma di studio. Questo è anche uno dei motivi per cui, sulla mia pagina Facebook “Suono e Canto”, mi rivolgo spesso ai principianti, che hanno giustamente bisogno di più attenzioni rispetto a chi ha già trovato una propria via musicale e sa orientarsi più facilmente. Ad ogni modo il mio suggerimento è quello di dedicare del tempo allo strumento, di non lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà e di seguire le proprie inclinazioni, valutando man mano se il metodo che si sta seguendo porta a dei risultati oggettivi o meno.

Qual è il tuo rapporto con le allieve? Le ragazze si approcciano diversamente dai colleghi maschietti?

Dunque, dal punto di vista strettamente chitarristico, negli anni ho sempre notato una certa propensione dei maschietti verso la chitarra solista; e in questi casi la chitarra d’accompagnamento è stata più che altro un modo per iniziare con cose più semplici. D’altro canto, se vuoi suonare in una band, ti tocca anche saper accompagnare e fare da chitarra ritmica! Nel caso delle ragazze, invece, ho sempre percepito un senso un po’ più intimo nel suonare la chitarra, come se fosse un aspetto più personale e non necessariamente indirizzato al suonare in una band. Inoltre devo anche dire che in generale, rispetto ai maschietti, le ragazze sono più propense a lasciarsi andare con la voce, anche quando non viene richiesto loro di cantare: sembra quasi che sul canto ci siano più timidezze da parte dei ragazzi e più spensieratezza per le ragazze. Se parliamo dei bambini, invece, si apre un altro mondo in cui maschi e femmine sono praticamente uguali: se presi nel verso giusto, cantano e suonano qualsiasi cosa, con quella leggerezza che gli adulti, purtroppo, spesso perdono crescendo.

A mio avviso, può anche rimanere una passione, ma da non abbandonare mai; perché suonare dà vantaggi enormi rispetto a chi non suona. Cosa diresti a una chitarrista per non farle abbandonare lo strumento?

Hai perfettamente ragione! Suonare uno strumento dà vantaggi enormi e ci sono diversi studi che lo dimostrano: potenzia l’intelligenza, accresce l’autostima e la creatività, migliora le relazioni sociali e la salute psicofisica in generale. Però, come spesso accade, la vita, la famiglia, il lavoro e tanti altri impegni quotidiani tolgono il tempo necessario a portare avanti questa passione, a volte vanificando anni di studio e dedizione. Però credo che anche in questi tempi difficili, in cui ‘bisogna lavorare il doppio per guadagnare la metà’, anche pochi minuti al giorno possono essere utili per non smettere definitivamente di coltivare i propri interessi. Se invece il problema non è il poco tempo disponibile, ma qualcosa di più personale e profondo, allora la cosa si complica e bisognerebbe capire quali sono i veri motivi per cui si decide di abbandonare. Nel tempo, ho visto diversi musicisti, anche professionisti, smettere di suonare per il troppo stress legato alle performance e all’ansia da prestazione. Questo non fa bene alla musica e alla persona, e allora capisco l’allontanamento da uno strumento, come fosse una dieta depurativa. In questi casi auspico sempre un ritorno allo strumento, quanto meno vissuto in maniera libera da stress e senza pressioni esterne: ognuno dovrebbe suonare per il semplice piacere di farlo!

La scelta dello strumento, per una donna, è sempre più delicato. Siamo anatomicamente e soprattutto emotivamente differenti. Quali sono i tuoi criteri di scelta? Qual è il tuo esercito di chitarre? Le tue guerriere?

In passato mi sono trovata in difficoltà nella scelta delle chitarre, soprattutto per le dimensioni della cassa armonica o per il peso, a volte esagerato, di alcune solid body: alcune chitarre, infatti, mi piacevano come suono, ma erano scomodissime! Ma poi ho avuto la fortuna di provare dei modelli più piccini, soprattutto per quanto riguarda le chitarre acustiche, e devo dire che mi si è aperto un mondo nuovo. D’altro canto, se hai mani piccole e un metro e cinquanta di statura, qualcosa ti devi inventare, sennò i concerti e le prove diventano troppo stressanti e i mal di schiena a un certo punto si fanno sentire!

Da qualche anno sono endorser Ibanez e ho il privilegio di provare degli strumenti pregevoli come suono e finiture, ma ridimensionati come cassa e scalatura del manico. Tra le mie ‘guerriere acustiche’ ho una parlor AVN2, interamente in mogano, e una minijumbo AE205JR: top in abete Sitka, fondo e fasce in mogano; di quest’ultima trovate una mia recensione sul sito Fingerpicking.net. Di recente, inoltre, ho ricevuto come endorser altre tre minichitarre del catalogo 2018, una più bella dell’altra: parliamo di due parlor della serie vintage, AVN9 e AVN11, trattate con il sistema Thermo Aged, che consiste in uno speciale processo di essiccazione ad alta temperatura, che ‘invecchia’ il top delle chitarre e conferisce loro un suono di strumento d’epoca; la terza chitarra, invece, è una mini dreadnought AW54JR, bella da vedere e da suonare: con quest’ultima è stato amore a prima vista!

Per quanto riguarda invece l’attività dal vivo in duo con Paolo, uso solitamente una bellissima Artstar SS300: si tratta di una semiacustica hollow-body con top in abete massello, fondo e fasce in acero fiammato e tastiera in ebano. Anche in questo caso, oltre al suono prodotto, la comodità e la scorrevolezza della tastiera ne fanno uno strumento davvero prezioso e confortevole.

Nel mercato ci sono degli strumenti pensati e costruiti per l’evoluzione artistica di una donna? Dall’entry level a strumenti pregiati dedicati a noi?

A onor del vero ci sono degli strumenti costruiti appositamente per il mondo femminile, che però rimangono ancora una nicchia nell’immenso panorama della produzione di chitarre. Nel 2000, infatti, la musicista californiana Tish Ciravolo ha fondato la Daisy Rock Girl Guitars, producendo delle chitarre non solo ridimensionate nelle forme e nel peso, ma anche con un design estetico diverso e molto più colorato. A parte il lato estetico, che potrebbe essere comunque discutibile, nel senso che non tutte le donne sono necessariamente attratte da vernici rosa, lustrini e paillettes, ritengo ad ogni modo che sia stato fatto un passo per cambiare le cose e soprattutto per avvicinare le bambine al mondo della chitarra. A parte questa eccezione di Daisy Rock, per noi fanciulle non rimane che informarci sul Web attraverso vari cataloghi e nei negozi di strumenti musicali, per provare direttamente dei modelli che possano fare al caso nostro. Se stiamo comprando la nostra prima chitarra, consiglierei di partire con una classica con le corde in nylon, che sono più morbide, e di entrare in un negozio di strumenti accompagnate da qualche amico o amica che già suona e possa provarla per noi.

Quali progetti hai per il futuro?

In realtà devo dire che sono molto concentrata sul presente, perché ho diversi progetti all’attivo, sia nella didattica che sul versante artistico. Nel primo caso sto ultimando il mio libro che si rivolge ai principianti della chitarra, con una sezione integrata per la coordinazione tra voce e strumento: si tratta di un metodo innovativo, che non esiste sul mercato della didattica e che per la sua particolarità mi sta richiedendo diverso tempo per la lavorazione e per lo sviluppo dei contenuti. Infatti, ora mi spiego perché nessuno si sia mai lanciato in questa avventura prima di me! Dal punto di vista artistico, invece, prossimamente sarà disponibile il CD Fado in Italia, che nasce da un progetto di scambio culturale fra la musica italiana e quella portoghese. In questo album di nove tracce sono riproposti dei brani tradizionali di fado portoghese dal repertorio di Amalia Rodrigues, alcuni cantati in lingua originale e altri riadattati in italiano, suonati da Paolo Anessi alle chitarre, Emiliano Renzelli al contrabbasso e Massimiliano Salina alla batteria e percussioni; io qui mi cimento con la voce, oltre che con chitarra classica, acustica e altri strumenti di vario tipo: cuatro, cavaquinho e ukulele. Per quanto riguarda il futuro, sto lavorando su alcuni brani inediti insieme a Paolo, come autrice di testi e melodie che abbracciano anche il dialetto siciliano: questo progetto, ancora in divenire, lo ritengo un omaggio a una terra lontana che è sempre nel mio cuore.

Per finire vorrei dare un saluto e un in bocca al lupo per la propria musica a chi sta leggendo. E ne approfitto per invitarvi a visitare la mia pagina “Suono e Canto” su Facebook e a iscrivervi al mio canale YouTube, per rimanere sempre aggiornati sui contenuti e novità. Un augurio speciale a tutte le guitar ladies: che la musica sia sempre con voi e che voi siate musica allo stato puro!

Fabiana Ferrandino

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