Guitar Ladies 2

Chiara e Paola

Conosciamo meglio le nostre Guitar Ladies. Chiara Raggi e Paola Selva si presentano in stile ‘intervista doppia’. Le signore della chitarra si sono poste delle domande a vicenda per conoscersi meglio e farsi conoscere meglio. Io per prima, che non sono una musicista, ma amo profondamente la musica, ho il desiderio di esplorare il mondo della chitarra femminile: sentire come le donne avvertono questo strumento, come lo vivono; la relazione con il mondo maschile e perché, a volte, questa relazione è un po’ conflittuale.

Con spirito e arguzia Chiara e Paola ci raccontano il rapporto con la loro chitarra e con la musica in genere. Ognuna ha le sue caratteristiche e le sue peculiarità, vivendo la musica in modo differente. Il loro percorso è davvero particolare, con stili diversi, ma con un denominatore comune… entrambe soffrono di GAS, come i colleghi maschietti. Veramente sarei proprio curiosa di vedere il guardaroba di una chitarrista… ci saranno più chitarre o scarpe?

Chiara Raggi

Ciao Chiara, sono felice di poter conversare con te del mio argomento preferito: la chitarra. È anche un’occasione per conoscerci meglio. Come hai cominciato a suonare?

In seconda elementare la maestra invitò mia madre a iscrivermi ad un corso propedeutico di musica, perché – a suo parere – c’era ‘qualcosa’. Così il mio primissimo avvicinamento alla musica è avvenuto attraverso il gioco: legnetti, maracas, triangoli, canzoni ecc. Poi un giorno le maestre di musica hanno presentato tutti gli strumenti in modo da farceli conoscere. Ho visto la chitarra e me ne sono innamorata. È stata la mia prima scelta. A onor del vero, se non mi avessero ammesso alla classe di chitarra classica in Conservatorio avrei provato l’ammissione a oboe… ma la vita mi ha portato in un’altra direzione!

Parlami della tua prima chitarra.

Arrivo da una famiglia di non musicisti e i miei genitori, in principio, ci sono andati con i piedi di piombo. Giustamente! La mia prima chitarra era usata, di una marca xy, è costata ottantamila lire e aveva un buco… dietro! Poi di lì a poco la passione si è manifestata con forza e sono stata ‘premiata’ con una chitarra di liuteria Giuseppe Teti del ’75. Ero felicissima.

Che strumenti usi attualmente?

Ho vari strumenti in casa, come la maggior parte dei chitarristi. Nei concerti ultimamente uso una Effedot acustica dreadnought e una Fender Stratocaster degli anni ’80… due gioiellini. La prima perché ha un manico comodissimo per me che arrivo dalla chitarra classica, perché riesco a montarci corde .012 – cosa che su altre chitarre acustiche non riuscivo a fare perché diventavano troppo ‘dure’ – ed ha un’ottima risposta di suono, profondo e allo stesso tempo brillante. La seconda è una chitarra storica con un suono ‘storico’, anch’essa comodissima e anche piuttosto leggera.

Anche tu, come la maggior parte dei chitarristi, soffri di GAS [Gear Acquisition Syndrome]?

Vado a momenti. Certo è che vorrei accumulare e mai vendere qualcosa per scambiarlo con un altro strumento. Negli ultimi anni mi sono avvicinata al mondo dell’home recording e quindi la mia attenzione si è spostata anche verso microfoni da studio, schede audio, casse, preamplificatori valvolari ecc. Comunque se apri i miei armadi… da un lato ci sono abiti e dall’altra chitarre, custodie, reggichitarra di varie tipologie e via dicendo.

Come nasce una tua canzone?

Molte volte nasce da un’idea chitarristica, un riff o un giro di accordi particolare. Altre volte, quelle che mi piace definire ‘i miracoli’, testo, melodia e armonia nascono insieme, con naturalezza.

Qualche aneddoto divertente nella tua storia di cantante-chitarrista?

Ad ogni concerto faccio il soundcheck in abiti ‘civili’, poi succede che mi vesto per il concerto e metto scarpe con dieci centimetri di tacco… tutto sommato comode, giuro. Quando salgo sul palco, il microfono mi arriva puntualmente al collo e ogni volta penso: «Non ci potevo pensare prima?!» Cose da femmina… proprio come la chitarra!

Paola Selva

Cara Paola, con questa intervista ho la possibilità di togliermi delle curiosità! Che rapporto hai con il tuo strumento?

Mi piace abbracciare la chitarra, sentirla vibrare e sentire scaturire i suoni direttamente dalle dita. È uno strumento dalle mille possibilità, ma nonostante questo ci sono molte cose che vorrei tradurre in musica e che con la chitarra non si possono fare. Il gioco sta nella continua ricerca e sperimentazione.

Dopo aver suonato per molti anni in ambito classico, cosa ti ha portato ad avvicinare e abbracciare la chitarra acustica?

Ho sempre amato il suono della chitarra acustica, ma pensavo di non poterla avvicinare per una questione di unghie; argomento – come ben sai – molto delicato in ambito classico. Purtroppo ho le unghie fragilissime e temevo che le corde di metallo me le consumassero troppo. La curiosità però era tanta e, un giorno, in un negozio ho provato a suonarne una e… l’ho comprata! Mi pento solo di aver impiegato così tanto tempo per decidermi a provare!

Qual è l’aspetto del suonare davanti al pubblico che più ti entusiasma e, eventualmente, che più ti spaventa?

Suonare in pubblico è una delle esperienze più magiche per un musicista: la possibilità di condividere emozioni, di respirare insieme alle altre persone attraverso la musica,… è come un viaggio fatto in bella compagnia. Ero e sono tuttora una persona decisamente timida, e mi sorprende come io riesca a salire sul palco. Ma il piacere di suonare dal vivo abbatte anche questo mio ostacolo.

Tu componi musiche strumentali per chitarra; quando hai iniziato? Sei stata spinta da un’esigenza emotiva o un giorno ti sei ritrovata ‘tra le dita’ arpeggi e melodie che non ti aspettavi?

Ho iniziato a scrivere subito dopo aver appreso i primi rudimenti sulla chitarra, spinta dal desiderio di dire qualcosa di mio e dalla difficoltà di esprimerlo a parole. Le prime musiche sono state sicuramente frutto di una sorta di esplorazione sullo strumento, ma via via si è fatto largo un pensiero musicale più consapevole. Ancora oggi mi affido a questa doppia modalità compositiva, mi piace molto ‘giocare’ con la chitarra.

Guardando nella tua esperienza di chitarrista (donna), c’è qualcosa che ti fa arrabbiare?

Sì, posso raccontarti diversi episodi che mi hanno messo di malumore, ma uno abbastanza ricorrente è quello che spesso succede quando vado a provare qualche chitarra in negozi dove non ero mai stata in precedenza: credendomi alla mia prima esperienza chitarristica, all’inizio mi chiedono se la devo regalare e a chi; quando dico che è per me e domando di provarla si mostrano perplessi e me la accordano; quando poi comincio a suonare si ricredono, qualche volta si scusano, ma non sempre. Non dovrei arrabbiarmi, così l’effetto sorpresa ne risulterebbe amplificato. Evidentemente non ho una faccia da chitarrista!

Cosa ti ha spinto a fare della tua passione il tuo mestiere? Si può fare della chitarra un mestiere?

Ho iniziato a suonare la chitarra a nove anni e ho capito subito che la musica era molto importante per me. Il pensiero di fare la musicista è maturato un po’ alla volta e la decisione è scattata verso i sedici anni, quasi un’esplosione. Si può vivere di e con la musica, anche se è molto faticoso soprattutto per le difficoltà di conciliare famiglia e lavoro. Credo che sia necessario essere un po’ testarde – ed io lo sono! – ma le gratificazioni sono maggiori di qualunque sacrificio. Spero che tutto ciò sia di incoraggiamento a tutte le già chitarriste e a quelle che lo diventeranno.

Fabiana Ferrandino

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