Guitar International Rendez-Vous 2013 – La XX Convention ADGPA Italy

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Per la terza stagione consecutiva, l’annuale Rendez-Vous della Atkins-Dadi Guitar Players Association italiana si è tenuto nella bellissima cornice del parco e dell’ala espositiva della Villa Brandolini d’Adda a Pieve di Soligo, e nella precedente sede di Conegliano Veneto nel chiostro dell’ex Convento di San Francesco per l’ultimo concerto serale. Quest’anno poi si svolgeva la ventesima Convention dell’associazione e la manifestazione, dal 28 al 30 giugno, è stata organizzata con particolare cura e seguita con emozionata partecipazione dai tanti affezionati seguaci della ADGPA.
La prima serata di venerdì è stata in parte disturbata da inattesi, e per fortuna temporanei, momenti di pioggia, che hanno condizionato la durata e la continuità di alcuni numeri in programma, senza peraltro scoraggiare il pubblico presente nel parco della villa.
L’apertura delle danze è stata sapientemente affidata a Sandro Di Pisa, uno dei chitarristi jazz forse più adatti a rompere il ghiaccio in occasioni del genere. Molto apprezzato per le sue rubriche didattiche come “Jazz è facile” o “Ci vuole orecchio” che tiene sulla rivista Guitar Club, o per i suoi seminari-spettacolo “Ridere con le orecchie, è un musicista e compositore che riesce a presentare i vari aspetti della sua attività attraverso un’ironia impareggiabile: è veramente unica la sua capacità di coniugare una tecnica e una musicalità di tutto rispetto con una grande abilità nell’insegnare e al tempo stesso divertire.  La sua esibizione, che è iniziata con alcuni arrangiamenti jazz di canzoni tratte dal repertorio di Mina, è proseguita con un dialogo diretto insieme al pubblico, invitato a suggerire titoli di canzoni da suonare e arrangiare all’impronta.
È stata poi la volta di una vecchia conoscenza degli incontri della ADGPA,  Andrea Benzoni, un musicista tanto poco noto ai più, quanto dotato di una preparazione accademica sterminata e compiuta fino alla direzione d’orchestra. Ha proposto una lunga suite, concepita non soltanto come composizione puramente musicale, ma anche come piattaforma sonora destinata a uno spettacolo di danza. Malgrado un’improvviso scroscio d’acqua, molti spettatori sono rimasti concentrati al loro posto, limitandosi ad aprire il proprio ombrello. E una volta finita la pioggia, anche i meno coraggiosi che si erano riparati sotto i portici della villa, sono ritornati prontamente alla loro postazione.
È stata una gran bella sorpresa il primo ospite straniero, Markus Segschneider, giovane chitarrista tedesco della scuderia Acoustic Music Records: degno seguace del capostipite Peter Finger, è un solista di fingerstyle senza confini, ma caratterizzato da una precisione e un’eleganza di sapore classico, capace al tempo stesso di un gusto compositivo fresco e comunicativo. Il successo è stato evidente.
Ritorno al jazz poi con il duo composto da Lanfranco Malaguti e Massimo Zemolin. Hanno presentato un bell’intreccio musicale tra il suono più elettrico ed effettato della 335 di Malaguti, e le sonorità più tradizionali della sette corde di Zemolin; tra i passaggi prevalentemente improvvisativi del primo e il complesso lavoro soprattutto ritmico e armonico, ma non solo, del secondo.
Sfortunato infine il set dei Concerto Grosso, quartetto locale composto da Francesco Sech, Tiziano Vettoretti, Lorenzo Villanova e Nicola Boatin, che propone un progetto di rielaborazione in chiave acustica di brani famosi del repertorio ‘progressive’. Purtroppo, dopo un inizio carico di energia ed entusiasmo con delle cover dei Toto, sono stati interrotti dal ritorno della pioggia, questa volta insistente.
Il bel tempo estivo arriva finalmente con il concerto serale del sabato e porta con sé un’affluenza di pubblico al di sopra delle aspettative, che costringe i soci operativi della ADGPA a una felice ricerca di sedie supplementari da sistemare di fronte al palco.
Si inizia subito con un pezzo forte, anzi fortissimo, il beniamino francese di origini italiane François Sciortino, riconosciuto ormai tra i più grandi esponenti del fingerstyle a livello internazionale, oltre che sapientissimo intrattenitore. Il pubblico non tarda a scaldarsi e uno dei soci operativi dell’associazione, ‘Ghio’, parla con entusiasmo di «brani interpretati con una delicatezza tutta parigina e con un calore tutto mediterraneo».
Sale quindi sul palco Alberto Grollo che, accompagnato dalla voce e dal violino di Federica Capra, introduce una trovata scenica da consumato intrattenitore qual è: a metà del loro primo pezzo, il pubblico comincia a sentire la voce dei violini di Chiara Braghin ed Eleonora Pavan giungere dal fondo del parco per arrivare man mano fino alla scena. A partire dal secondo pezzo, un arrangiamento dello storico successo degli Stadio, “Un disperato bisogno d’amore”, si aggiunge poi ai quattro anche la violoncellista Giorgia Pavan.
Al termine del set, caratterizzato sempre da un’accattivante fusione di classico e moderno, è lo stesso Grollo a introdurre gli attesissimi Fabio Concato e Paolo Cattaneo, altro storico amico della ADGPA, geniale chitarrista jazz e compositore contemporaneo, saggista e didatta, autore insieme a Cerri e Monteforte del celebre testo Chitarra jazz (BMG-Ricordi, 1993), insegnante di Semiotica musicale e Pedagogia della musica all’università di Milano e direttore didattico dell’Helvetic Music Institute di Bellinzona. Tutti  insieme hanno suonato un’inconsueta versione di “Guido Piano” arrangiata per chitarre acustiche e archi.
Rimasti soli, Concato e Cattaneo hanno dato vita a un gustosissimo spettacolo estemporaneo, condito di dialoghi e battute. Il pubblico è stato costantemente coinvolto, fino al punto di ritrovarsi a imitare un’orchestra di centinaia di campane, con la voce e il movimento del corpo. Tra una gag e l’altra molte delle più belle canzoni di Concato sono state riproposte, ma non sono mancate nemmeno due interessanti interpretazioni di “Nel blu dipinto di blu” di Modugno-Migliacci ed “Emozioni” di Mogol-Battisti.
Un momento emozionante è stato a questo punto l’assegnazione di un premio speciale a Franco Cerri e Riccardo Zappa, la cui motivazione ufficiale recita: «Premio ADGPA per aver supportato l’Associazione fin dalla sua fondazione, conferendole credibilità nell’ambito del mondo musicale italiano grazie all’autorevolezza derivante dalla sua lunga e prestigiosa carriera». Per l’occasione il presidente dell’associazione, Marino Vignali, ha chiamato sul palco Pietro Nobile e ricordato insieme a lui il loro primo incontro con Marcel Dadi, dal quale scaturì la decisione di fondare la ADGPA italiana. Sono saliti allora sul palco anche gli altri soci fondatori e i soci operativi che si sono aggiunti nel corso degli anni, primi tra tutti Alberto Grollo, Stefano Speroni, Annalisa De Stefani e il già citato ‘Ghio’. Se Zappa era presente, e ha potuto raccogliere l’affettuoso abbraccio di tutti i presenti, Cerri purtroppo non ha potuto intervenire, e ha delegato a ritirare il premio un altro importante esponente del jazz italiano, Giovanni Monteforte.
Il premio, oltre all’attestato ufficiale, comprendeva un’edizione speciale in tre soli esemplari del libro La storia dell’ADGPA. La terza copia del volume è stata donata a Rossana Pasturenzi, direttrice di Guitar Club, la prima rivista italiana interamente dedicata alla chitarra che, sin dalla nascita dell’ADGPA, ha ospitato sulle sue pagine una rubrica curata dall’associazione.
La ripresa del concerto è stata affidata a Paolo Schianchi che, seduto nella posizione del loto, ha imbracciato una creatura del liutaio Carlos Michelutti a triplo manico, rispettivamente di 7 corde semplici, 7 corde doppie e 4 corde da basso, più 12 corde supplementari di risonanza, il tutto collegato a un sofisticato sistema elettroacustico chiamato Octopus®. La sua musica si traduce in una complessa fusione di tecniche e stili, tra le quali compare spesso il tapping a due mani su due manici distinti.
Azzeccata la scelta di concludere la serata con Francesco Piu in duo con il batterista e percussionista Pablo Leoni. Grazie alle sue partecipazioni e collaborazioni di livello internazionale, tra cui la produzione artistica di Eric Bibb per il suo nuovo album Ma-Moo Tones (Groove Company/Venus, 2012), Francesco ha tra le altre cose acquisito una notevole abilità nel tenere la scena. Alternandosi alla National resofonica, all’acustica, alla Weissenborn lap steel e al washboard, si è prodotto anche in un canto a cappella sostenuto da centinaia di voci del pubblico. E la serata è terminata con gli spettatori tutti in piedi a ballare e battere le mani.
Il concerto conclusivo della domenica era quello dedicato al patrono fondatore della ADGPA internazionale, Marcel Dadi. L’apertura è stata però consacrata alla finale del Premio ADGPA al Chitarrista emergente, che è stato conteso tra Francesco Valente e Andrea Baileni di fronte a una giuria composta dagli ospiti stranieri della rassegna. A prevalere è stato il secondo, ma lo stesso Valente – non ancora maggiorenne – ha dimostrato una tecnica eccellente in relazione all’età. Del resto i due erano arrivati alla fase finale avendo superato decine di rivali. La stessa giuria ha poi assegnato il Premio ADGPA al Liutaio dell’anno a Stefano Baccarini di Baffo Acoustic Guitars.
Subito dopo sono stati estratti a sorte i nomi dei più fortunati tra i partecipanti ai seminari della Convention, ai quali sono state consegnate due chitarre Ibanez Montage, tre pedali della Zoom (MS-50G, MS-100BT e G2.1Nu) e decine di mute di corde Ernie Ball offerti da Mogar Music, tre sistemi di amplificazione per chitarra acustica offerti dalla Schertler, e decine di mute di corde offerte da Elixir.
Il concerto vero e proprio è iniziato con Roberto Bettelli, che ha affrontato un repertorio molto vario su una chitarra con corde di nylon: dal fingerstyle alla tarantella, dal rock al picking, dopo un esordio con la sentita composizione “Marino e Marcel”. È stato però soprattutto il suo medley conclusivo, colmo di citazioni di Marcel Dadi, Jerry Reed e Bill Haley, a colpire nel segno.
Daniele Bazzani è stato invitato nella sua qualità di primo chitarrista italiano che si è esibito nelle Convention della gemella CAAS, la Chet Atkins Appreciation Society di Nashville. Di lui conosciamo bene la precisione del tocco, il bel suono e in generale la grande professionalità. Accanto ai brani dedicati ad Atkins e Dadi, non ha fatto mancare alcuni suoi arrangiamenti di canzoni dei Beatles, tra cui il bellissimo “While My Guitar Gently Weeps”
Pietro Nobile, sicuramente l’artista italiano che più ha contribuito a far conoscere Dadi in Italia, non poteva mancare. Il suo set, diviso tra i segni dell’eredità di Marcel e gli sviluppi della sua più personale ispirazione melodica, è stato condotto con il massimo della concentrazione e della partecipazione emotiva, ai limiti della commozione.
La commozione è poi esplosa con l’esibizione della cantante e autrice Tsipora, nipote di Dadi, accompagnata dal padre chitarrista fingerstyle Pascal Fournier, che l’ha avuta da Martine Dadi, sorella di Marcel. Giunta a metà dell’interpretazione di “Far Away”, una delle poche composizioni cantate di Marcel Dadi, Tsipora è scoppiata in un pianto irrefrenabile, che la madre ha cercato immediatamente di consolare. Del resto l’atmosfera raccolta del chiostro dell’ex Convento di San Francesco, unitamente al forte desiderio di ricordare il grande chitarrista scomparso nel 1996 in un disastro aereo, hanno contribuito a creare un clima irripetibile.
Non previsto nel programma, ma attratto irresistibimente dalla circostanza, è infine salito nuovamente sul palco François Sciortino, per un finale di grande bellezza.
Oltre ai concerti serali, le giornate di sabato e domenica hanno proposto un programma continuativo di seminari. Accanto a quelli condotti da alcuni degli artisti protagonisti dei concerti, vogliamo qui brevemente ricordare i seminari di: Ivan Geronazzo, che ha presentato un’accurata ricerca sul suono, supportato dalla qualità degli amplificatori Clan; Paolo Mari, con un’attenta panoramica sulla bossa nova, culminata con un’analisi degli arrangiamenti di “Manha de carnaval” e “Desafinado”; Alessandro Diaferio, che ha confermato l’evidente predisposizione per la didattica, dimostrata in passato sul tema delle accordature aperte; Nicola Cattaneo, che ha illustrato le chitarre del nuovo marchio Lengardo, una nuova serie di strumenti di alta qualità che montano di base pickup Van Zandt e, su alcuni modelli, i nuovi pickup Magnetico AG6 della Schertler. Quasi altrettanto emozionante del concerto in suo onore, è stata poi la conferenza dedicata a Marcel Dadi, condotta ancora da Marino Vignali insieme a Tsipora, Pascal Fournier e Martine Dadi, che ha parlato del lato privato, della bontà d’animo e della proverbiale riservatezza del celebre fratello. A seguire, la proiezione integrale del primo concerto italiano di Marcel Dadi, tenutosi esattamente vent’anni fa in occasione della prima Convention italiana dell’ADGPA. Per tutto il tempo si è tenuto infine il tradizionale Salone della liuteria, che ha visto quest’anno la presenza di diversi volti nuovi, come la svizzera Phaselus SA (www.phaselus.com), distributrice di parti, accessori e strumenti musicali quali le citate chitarre Lengardo, e Guitars and Basses di Pavia (www.guitarsandbasses.it).

(a.c.)

Grazie a Marino Vignali per l’amichevole contributo nella raccolta delle informazioni necessarie alla stesura di questo articolo.

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 10/2013, pp. 18-20

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