Guinga “Canção da impermanência”

Guinga

Canção da impermanência

Acoustic Music Records

Canzoni sul trascorrere del tempo. Per coloro che amano l’aspetto intimo e riflessivo della musica brasiliana il nome di Guinga risulta familiare da tempo.

In questo terzo album per l’Acoustic Music Records – dopo Mar afora con Maria João e Roendopinho, di cui abbiamo parlato nel numero di gennaio 2015 – il chitarrista e compositore brasiliano rivela tutta l’intimità del suo mondo musicale, tutti i meandri della sua musicalità malinconica, un misto di fado e di tradizione carioca, con riferimenti al grande Villa-Lobos e a Tom Jobim. Il suono che esprime dentro le sue composizioni è così particolare da renderlo sicuramente, come è stato più volte affermato, uno dei più significativi compositori del Brasile. L’interprete, il musicista, il compositore, il chitarrista appaiono totalmente amalgamati con la chitarra. Inoltre Guinga usa la sua voce onomatopeicamente, la modula pronunciando suoni al posto delle parole, per accompagnare gli accordi e le melodie della sua chitarra, istaurando un dialogo in musica e fondendo il suono della chitarra con quello della voce. La sua musica è come una carezza gentile, un lieve refolo di vento, un incontro amoroso.

La registrazione del CD testimonia fedelmente tutti questi aspetti, ogni piccola variazione espressiva è resa udibile in tutta la sua verità. I brani sono l’uno il seguito dell’altro, a formare quasi dei versi poetici in rima. E così ascoltiamo “Meu Pai”, “Trenzinho do Corcovado”, “Lacrimare”, “Tom e Vinicius”, la title track “Canção da impermanência”, “Chapliniana”. Un disco che racchiude e restituisce all’ascolto l’atto d’amore di un artista per la sua musica.

Gabriele Longo

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