Giuliani, Carcassi, Carulli, Sor, Tárrega, Sagreras e non solo – La collana “Classic” di fingerpicking.net

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Escono i primi otto libri della nuova collana “Classic” edita da fingerpicking.net, di cui si prevede al momento la pubblicazione nel tempo di una trentina di titoli. L’idea che sta alla base della collana, concepita e fortemente voluta da Reno Brandoni, è apparentemente molto semplice: riproporre le principali opere adottate nei programmi di studio dei corsi di chitarra classica dei Conservatori, utilizzando il doppio rigo musicale con pentagramma e tablatura, unitamente a video allegati che permettono di seguire passo dopo passo l’esecuzione dei brani. Scrive Brandoni nella Introduzione comune a queste prime uscite: «In tutti questi anni ho visto tanti chitarristi classici interessarsi alla musica acustica e al fingerpicking. […] Raramente ho visto chitarristi fingerpicking avvicinarsi alla musica classica, probabilmente a causa del metodo di apprendimento che risulta più complesso e metodico rispetto a quello più immediato e visivo che è stato ormai adottato nella chitarra moderna.»
Verrebbe da chiedersi, quindi, se siamo semplicemente di fronte a una collana che intende avvicinare ai testi classici i chitarristi di estrazioni diverse, secondo modalità a loro più congeniali; oppure anche a un tentativo di far sperimentare ai chitarristi classici sistemi di visualizzazione e di memorizzazione che risalgono a differenti metodologie di approccio alla musica. L’illustre concertista classico e insegnante Giulio Tampalini, che figura come supervisore della collana da lui definita «unica nel suo genere», è abbastanza esplicito nella sua Prefazione: «La preziosità del progetto consiste nella cura con cui sono state controllate le diteggiature di entrambe le mani e nella presenza di una tablatura innovativa che unisce alle posizioni delle dita della mano sinistra le indicazioni ritmiche dei brani; ciò consente di poter affrontare con sicurezza anche il repertorio musicale più complesso e la gestione delle polifonie. Per questo motivo la collana si propone come sostegno didattico a tutti quanti desiderano avvicinarsi agli autori della chitarra classica, pur non avendo a disposizione o volendo migliorare la propria lettura dello spartito musicale.»
Responsabile del controllo delle diteggiature e della messa a punto della tablatura, veramente completa e al tempo stesso graficamente molto chiara, è il curatore della serie, Andrea Moschetti, allievo di Mauro Storti. Ha già illustrato i criteri usati per sviluppare il suo modello di tablatura, a partire dalle intavolature antiche e attraverso la pratica della trascrizione di quelle intavolature in notazione moderna, in alcune sue rubriche su Chitarra Acustica (nei numeri 1, 3, 4 e 5 di quest’anno).
Le esecuzioni musicali sui video allegati sono invece del bravissimo Nazzareno Zacconi, chitarrista diplomato in Conservatorio ma di estrazione varia, autore del bel CD Akustiko, di cui abbiamo pubblicato la recensione di Marco Manusso sul numero di febbraio scorso. I video sono volutamente concepiti con un intento esclusivamente didattico: presentano delle esecuzioni lineari, senza alcuna particolare intenzione interpretativa, con l’unico scopo di mostrare agli studenti i movimenti delle mani nei vari brani, nel modo più chiaro possibile. Per questo sono stati spesso suddivisi in sezioni più brevi, soprattutto nel caso dei pezzi più complessi e di maggiore lunghezza, con il proposito di assecondare più agevolmente i ritmi di apprendimento degli allievi. Non si voleva né si poteva sostituirsi in alcun modo alle esecuzioni dei grandi interpreti della chitarra, che naturalmente si consiglia di andare ad ascoltare ovunque possibile.
Gli studenti avranno inoltre a disposizione un portale a loro dedicato, classicguitartabs.net, sul quale potranno via via caricare, lungo il loro percorso di apprendimento, le proprie personali versioni video dei brani affrontati. Sarà un’ottima occasione di verifica e di confronto per tutti gli studenti e gli appassionati.
Dal punto di vista dell’organizzazione generale, la collana si divide in tre livelli, corrispondenti ai seguenti anni del corso di chitarra del Conservatorio nel vecchio ordinamento: il primo livello procede dal 1° al 4° anno; il secondo livello dal 5° al 7° anno; il terzo livello dall’8° al 10° anno. Degli otto primi titoli pubblicati, si riferiscono al primo livello: Mauro Giuliani, 120 Arpeggi (dal “Metodo” op. 1); Julio Sagreras, Le prime lezioni di chitarra; e ancora Julio Sagreras, Le seconde lezioni di chitarra. Al secondo livello corrispondono: Matteo Carcassi, 25 Studi melodici progressivi op. 60; Fernando Sor, 20 Studi vol. 1 (dal n. 1 al n. 10) [secondo la numerazione segoviana]; e Francisco Tárrega, Preludi. Al terzo livello appartiene: Fernando Sor, 20 Studi vol. 2 (dal n. 11 al n. 20) [secondo la numerazione segoviana].
Il tutto è infine confezionato in una veste editoriale semplice ed elegante, impreziosita in copertina dalle belle illustrazioni pastello di Francesca De Rubeis. Insomma, sembra non mancare proprio nulla per dare un contributo veramente importante alla diffusione del repertorio della chitarra classica tra i chitarristi di ogni specie. Particolarmente decisiva in questo senso, secondo me, è l’introduzione della tablatura completa di tutte le indicazioni ritmiche e di una visione polifonica, che speriamo possa essere estesa anche alle altre iniziative editoriali di fingerpicking.net e agli altri generi musicali affrontati su Chitarra Acustica. La tablatura completa di indicazioni ritmiche, del resto, era già adottata prima dell’introduzione del doppio rigo musicale con pentagramma e tablatura. Quando circa trent’anni fa abbiamo iniziato con Reno a introdurre il doppio rigo musicale nel mio Manuale di chitarra folk (Anthropos, 1982), abbiamo optato per una tablatura senza ritmo, un po’ per non sovraccaricare graficamente il doppio rigo musicale, un po’ per adattarci al sistema prevalente nella didattica internazionale. Con l’andare e del tempo e l’esperienza maturata, però, ci siamo resi conto via via che la tablatura senza ritmo, e l’idea di poter distribuire le varie informazioni ritmiche e di diteggiatura tra il pentagramma e la tablatura, rischiano di produrre – soprattutto in chi fa riferimento alla tablatura – un certo disorientamento e una certa insicurezza. Complimenti quindi ancora ad Andrea Moschetti, che ha saputo organizzare una forma completa di tablatura di uso universale e di assoluta chiarezza grafica.
Vorrei concludere questa presentazione con una personale fantasia sulla eventualità che la metodologia adottata nella collana “Classic”, tanto per fare un esempio, possa tornare utile anche a chitarristi del calibro di Paco de Lucía… Come sappiamo, il grande chitarrista andaluso ha sempre dimostrato interesse, oltre che per la tradizione flamenca e la moderna musica di fusione, anche per la musica classica spagnola, pubblicando tra l’altro dischi di proprie interpretazioni come Concierto de Aranjuez (1991), nel quale ripropone il celebre concerto di Joaquín Rodrigo, e Paco de Lucía interpreta a Manuel de Falla (1992). In un’intervista rilasciata a Francesco Rampichini su Chitarre di novembre 1988, de Lucía racconta a proposito del suo lavoro su de Falla, realizzato con l’aiuto delle trascrizioni chitarristiche di Emilio Pujol: «Sì, sai, fu un problema quel disco, perché io amo molto Manuel de Falla. Lo amo da moltissimo tempo e lo amerò sempre. Non volevo suonare la sua musica solo in maniera intuitiva, poiché non sarebbe stato sufficiente. Allora mi domandai come fare. Presi un libro di solfeggio, presi la partitura, e trascorsi così molto tempo, fra l’uno e l’altra. Fu veramente un lavoro ‘cinese’, per la mia mentalità! Per decifrare un rigo impiegavo forse due ore: ma lo feci. Registrai tutto il disco con il libro di solfeggio in una mano e la partitura nell’altra, consultando in continuazione questo e quella. Fu un lavoro pazzesco, ma lo feci.»

Andrea Carpi

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 9/2013, pp. 14-15

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  1. Andrea Carpi Reply

    Giovanni Monoscalco Meglio «et et» di «aut aut»!

  2. Giovanni Monoscalco Reply

    Massimo Catalano (buonanima) avrebbe sentenziato: E' meglio saper leggere il pentagramma ed avere un buon orecchio musicale (dote in genere sviluppata non dai musicisti accademici ma dai musicisti autodidatti…

  3. Andrea Carpi Reply

    Al fondo della questione, penso che si dovrebbe sempre mantenere il dubbio che il saper leggere il pentagramma non coincida con il conoscere la musica, come si equivoca spesso nel linguaggio comune; e che la conoscenza della scrittura su pentagramma non esaurisca tutto ciò che è musica.

  4. Anonimo Reply

    beh, questa è la prova (De Lucia…) che quello che io ho sempre sostenuto è vero, ossia: la lettura del pentagramma dovrebbe iniziare già dall’asilo nido… Imparare il linguaggio della musica di pari passo al linguaggio del parlato e dello scritto. In questo modo, già da bambini, leggere il pentagramma, sarebbe una sciocchezza, relativamente.
    Lo stesso dovrebbe valere per la lingua Inglese.
    Come sempre: opinione mia personale.

    Miranda Luciano

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