Giulia Ballarè e Mariangela Pastanella a Un Paese a Sei Corde

Quando si giunge all’Oratorio della Madonna di Luzzara si ha la sensazione di entrare in una favola. È una deliziosa chiesetta che sorge a Gozzano, in una radura in riva al Lago d’Orta, e arrivando ci si aspetta quasi che da dietro la staccionata possa spuntare una ‘dolce pastorella’ o un menestrello da un momento all’altro. L’interno è allegro e luminoso, pronto per l’occasione ad accogliere due chitarriste davvero straordinarie e originali, profondamente diverse l’una dall’altra. Quasi a sottolineare la vastità del mondo della chitarra classica.

Giulia Ballarè

La prima ad esibirsi nel concerto del 12 settembre è stata la giovanissima Giulia Ballarè, che il maestro Francesco Biraghi – curatore della sezione classica di “Un Paese a Sei Corde” – ha introdotto con malcelato orgoglio in qualità di suo ex insegnante al conservatorio di Novara. Al primo sguardo faceva quasi pensare a una chitarrista rock, tanta era la distanza fra il suo abbigliamento, il suo modo di porsi e lo stereotipo dell’immagine tipica della strumentista classica. Ma, appena ha tolto dalla custodia argentata il suo strumento e ha cominciato a suonare gli “Studi” n. 1 e n. 8 di Villa-Lobos, nientemeno che nella versione originale, ha fatto capire che non bisogna mai giudicare dalle apparenze. Giulia è una chitarrista di grande sostanza, che con le sue sei corde di nylon sa dare intense emozioni, con una grinta e una precisione sorprendenti per la sua giovane età. E, se la sua forte personalità è emersa coi brani classici di Albeniz e Turina, con i flamenco di Carlos Piñana si è addirittura trasformata in un’onda di energia che ha travolto il pubblico.

Giulia Ballarè suona la “Guajira” di Carlos Piñana (video)

La grande concentrazione è diventata divertimento, passione fisica di chi vive questa musica con ogni sua fibra. Al termine della “Guajira” e della “Bulerìa” si è finalmente sciolta in un sorriso, ringraziando per i meritatissimi applausi e inchinandosi con il suo ormai consueto gesto nervoso, abbracciando la chitarra, complice compagna di scorribande in un genere musicale che molti suoi coetanei non sanno nemmeno che esiste.

Mariangela Pastanella

Nella seconda parte del concerto è toccato a Mariangela Pastanella trasportarci in pieno Brasile. Non quello del samba e della bossa nova, piuttosto di una musica a noi meno nota e più intima, malinconica, molto interessante da scoprire. Dopo una breve introduzione da parte di Francesco Biraghi, è stata lei stessa a presentare i brani che andava ad eseguire, spiegandone di volta in volta i contenuti e la storia che stava dentro a ognuno. Così ci ha aperto un mondo nuovo, fatto anche di canti in cui amore, morte e religiosità si fondono in una sorta di spiritual sudamericano. Sì, perché Mariangela, oltre che una valente chitarrista, è anche una cantante dalla voce flautata, che ha deciso di affrontare brani piuttosto complessi di autori come Paulo Bellinati e Baden Powell e cantarli lei stessa.

Mariangela Pastanella esegue “Bocoché” di Vinicius de Moraes e Baden Powell (video)

Il risultato è stato impeccabile, anche se forse un brano dal ritmo più allegro avrebbe potuto alleggerire un po’ l’atmosfera malinconica che un programma così intenso ha creato, vista anche l’eterogeneità del pubblico presente. Comunque, anche questa volta “Un Paese a Sei Corde” ci ha permesso di conoscere un universo musicale nuovo grazie a un’interprete straordinaria della musica sudamericana, in grado di spaziare dal Brasile di Powell e Bellinati al Paraguay di Agustín Barrios, fino all’Argentina di Sergio Fabian Lavia e Ariel Ramirez, autori che molti di noi non avrebbero altrimenti avuto occasione di scoprire.

Patrizia & Mauro Gattoni

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