Giovanni Palombo – La melodia segreta – Acoustic Music RecordsGiovanni Palombo – La melodia segreta – Acoustic Music Records
Potrebbe essere considerato come un imperdonabile ritardo per un chitarrista che della chitarra fingerstyle ha fatto fin dal lontano 1985 il suo terreno di espressione e di ricerca. Ma ad una valutazione più profonda del suo lungo e articolato percorso artistico, in cui la trasversalità del suo stile e la interazione con altri musicisti e sonorità sono state il timone con cui poter navigare in acque misteriose quanto a volte agitate, si capisce quanto sia stata importante la lunghezza del viaggio, il senso che esso a mano a mano lasciava.
E il senso di questa lunga ricerca sono undici tracce in cui si trovano molto ben mescolati gli elementi stilistici che hanno sempre affascinato e impegnato Palombo. La compostezza dell’incedere classico, lo scintillio dello stile fingerstyle, la pensosità passionale della melodia mediterranea, l’irriverenza dell’improvvisazione jazz, anche la brumosa allegria di certa musica celtica o la poetica della grande canzone d’autore italiana. Elementi che danno vita a brani in cui la chitarra diventa tramite e fine al tempo stesso, grazie a una tecnica di alto livello messa al servizio del chitarrista che pensa da musicista.
“Corsa del sole lungo il profilo delle colline”, il brano di apertura, è proprio a testimoniare che l’interplay con se stessi può sottintendere una melodia non svelata ma non per questo non viva dentro di noi. “Martyn” è un omaggio esplicito a John Martyn e alla sua grande eredità. Gran pezzo, ben suonato, molto sentito. Bella sonorità mediterranea in “Dove finiscono le mie dita”, brano ispirato a e da Fabrizio De André.
Particolarmente interessanti i due brani “Zawi” e “Quien sabe?”: il primo, per quell’approccio di Palombo alla trasversalità che rappresenta la sua cifra stilistica e di cui Joe Zawinul, al quale è chiaramente dedicato il pezzo, fu un alfiere di insuperabile grandezza; il secondo, per essere un bellissimo esempio di come si possa trovare un perfetto equilibrio tra ricerca, espressione strumentale e musicalità.
Una prova di grande maturità che rappresenta la chiave di volta per poter svelare appieno l’arte di Giovanni Palombo.

Chitarra Acustica, 4/2012, pp. 12-13
Potrebbe essere considerato come un imperdonabile ritardo per un chitarrista che della chitarra fingerstyle ha fatto fin dal lontano 1985 il suo terreno di espressione e di ricerca. Ma ad una valutazione più profonda del suo lungo e articolato percorso artistico, in cui la trasversalità del suo stile e la interazione con altri musicisti e sonorità sono state il timone con cui poter navigare in acque misteriose quanto a volte agitate, si capisce quanto sia stata importante la lunghezza del viaggio, il senso che esso a mano a mano lasciava.
E il senso di questa lunga ricerca sono undici tracce in cui si trovano molto ben mescolati gli elementi stilistici che hanno sempre affascinato e impegnato Palombo. La compostezza dell’incedere classico, lo scintillio dello stile fingerstyle, la pensosità passionale della melodia mediterranea, l’irriverenza dell’improvvisazione jazz, anche la brumosa allegria di certa musica celtica o la poetica della grande canzone d’autore italiana. Elementi che danno vita a brani in cui la chitarra diventa tramite e fine al tempo stesso, grazie a una tecnica di alto livello messa al servizio del chitarrista che pensa da musicista.
“Corsa del sole lungo il profilo delle colline”, il brano di apertura, è proprio a testimoniare che l’interplay con se stessi può sottintendere una melodia non svelata ma non per questo non viva dentro di noi. “Martyn” è un omaggio esplicito a John Martyn e alla sua grande eredità. Gran pezzo, ben suonato, molto sentito. Bella sonorità mediterranea in “Dove finiscono le mie dita”, brano ispirato a e da Fabrizio De André.
Particolarmente interessanti i due brani “Zawi” e “Quien sabe?”: il primo, per quell’approccio di Palombo alla trasversalità che rappresenta la sua cifra stilistica e di cui Joe Zawinul, al quale è chiaramente dedicato il pezzo, fu un alfiere di insuperabile grandezza; il secondo, per essere un bellissimo esempio di come si possa trovare un perfetto equilibrio tra ricerca, espressione strumentale e musicalità.
Una prova di grande maturità che rappresenta la chiave di volta per poter svelare appieno l’arte di Giovanni Palombo.

Chitarra Acustica, 4/2012, pp. 12-13
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