Giovanni Ferro a Un Paese a Sei Corde

L’antica chiesa della Pieve di S. Genesio, a Suno, ha un fascino tutto particolare con il suo campanile aguzzo che si distingue in tutto il circondario. La posizione è un po’ defilata e il suo interno candido, quasi spoglio, le dona un’aria leggera ed elegante. Il palcoscenico ideale per il concerto del 4 settembre di Giovanni Ferro, che potremmo definire un ‘chitarrista minimalista’. Giovanni non usa nessun orpello elettronico nell’esecuzione dei suoi brani, ma fa scaturire musica da ogni muscolo, da ogni singola fibra del legno delle sue chitarre, con un’intensità tale da catturare il pubblico dalla prima all’ultima nota.

Vedere questo chitarrista minuto, solo, sul piccolo palco illuminato da un raggio di luce mentre le sue note riempiono l’aria, ci riporta a una dimensione più naturale, nella semplicità che solo un grande professionista riesce a dare alle sue esecuzioni, che arrivano direttamente al cuore dello spettatore senza la necessità di ‘stupire con effetti speciali’. Durante il concerto alterna brani di sua composizione, come “Gianpa”, “Alice in This Land” e “Tom Said”, a raffinati arrangiamenti di pezzi italiani come “Rosalina” di Fabio Concato, “Senza fine” di Gino Paoli, quanto internazionali quali “Manha͂ de Carnaval” di Luiz Bonfá, “Redemption Song” di Bob Marley, “Days of Wine and Roses” di Henry Mancini e molte altre.

Il video di “Alice in This Land”

La tablatura di “Alice in This Land”

Lo fa suonando la chitarra con corde d’acciaio o con corde di nylon, a seconda del calore che vuole dare al pezzo. Ma sempre con grande eleganza, in uno stile quasi jazzistico che coinvolge i presenti. Poche e timide parole di presentazione dei brani bastano a far intuire la simpatia di Giovanni, tanto più evidente per il buon numero di amici (chitarristi) venuti ad applaudirlo. Ed è davvero una piacevole sorpresa quando Dario Fornara – direttore artistico della ‘sezione acustica’ della manifestazione – sale sul palco per duettare con Ferro.

Giovanni Ferro e Dario Fornara in “Fiore di maggio” di Fabio Concato

Ultimo, inaspettato brano è “Grazie dei fiori”, in un arrangiamento ricco di poesia. E alla fine ci salutiamo, con la piacevole sensazione di aver passato qualche ora con un amico a chiacchierare di musica, in una sera di fine estate, in campagna, al chiaro di luna.

Patrizia & Mauro Gattoni

Foto di Roberto Aquari

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Redazione

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  1. Albert Reply

    Ciao Giovanni, complimenti.
    E’ difficile star dietro a tutto e a tutti, a volte scappa qualcosa…
    ma questi non me li sono persi!
    A presto
    Alberto

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