Gibson SJ-200 – Una regina a sei corde

(di Dario Fornara) Quante sono le chitarre che hanno fatto la storia della chitarra acustica? Parlo dei modelli di riferimento. Bene, la risposta è semplice: non molte. Una decina di modelli tra i quali, parlando di jumbo, la Gibson J-200 (o SJ-200) che di questa categoria rappresenta la regina incontrastata, uno scettro messo in discussione da poche altre concorrenti, forse realmente solo dalla cugina Guild F-55, altro meraviglioso strumento.

La Gibson entrò nella leggenda sin dagli inizi come casa produttrice di chitarre archtop e, fino alla fine degli anni ’20, non sembrò prendere in seria considerazione la possibilità di realizzare chitarre acustiche flat top. In questo campo fece il suo debutto nel 1926, in particolare nel 1928 raggiunse un discreto successo di vendite con il modello Nick Lucas, una delle prime chitarre a riportare il nome di un musicista. La prima J-200 venne ideata e prodotta nel 1937 per il musicista cantante country Ray Whitley. Il primo prototipo aveva fondo e fasce in palissandro, caratteristiche che mantenne fino al termine della seconda guerra mondiale, quando venne proposta con fondo e fasce in acero. A causa della crisi economica, prima della guerra vennero prodotti pochi esemplari di questo modello, che oggi sono i più ricercati dai collezionisti e dagli appassionati di tutto il mondo. Questo primo prototipo era in realtà assai simile al modello dei nostri giorni, presentando sostanzialmente le stesse caratteristiche costruttive, come il ponte ‘a mustacchio’ e le dimensioni generali. Differente era la tastiera che adottava dei segnaposizione a blocchi rettangolari in madreperla, con disegni western incisi, e differente era anche il battipenna, sia per forma che per dimensioni. La J-200 si rivolgeva chiaramente al musicista professionista ed era venduta alla ragguardevole somma di 200 dollari, mentre aggiungendone altri 50 era possibile ordinarne un modello personalizzato, con l’intarsio del proprio nome sulla tastiera! Il nome Super Jumbo derivava dalle sue straordinarie dimensioni, che permettevano una resa sonora sui bassi fino ad allora sconosciuta.

Imbracciare una SJ-200 è sempre un’emozione, qualcosa che francamente ogni chitarrista dovrebbe concedersi! La chitarra che ho a disposizione per questo test mi è stata prestata dall’amico Franco Ruga, ed è una Gibson SJ-200 del 2010 con fasce e fondo in acero, uno strumento di straordinaria fattura, perché sì, anche in casa Gibson capita a volte di trovarsi tra le mani strumenti più o meno riusciti; e questo per la cronaca è davvero bellissimo, sia per la qualità dei legni utilizzati che per le finiture impeccabili. Ora penso sia francamente inutile fermarsi a descrivere costruttivamente uno strumento che è davvero entrato – e da molti anni ormai – nella leggenda, e che tutti i lettori di questa rivista penso conoscano già molto bene; mentre penso sia più interessante spendere qualche parola sul suo suono, per cercare di chiarire, se possibile, qualche dubbio che spesso emerge nelle animate discussioni di molti appassionati. La SJ-200 è uno strumento piuttosto pesante, che ha bisogno di spinta per ‘spingere’ ed esprimere la propria straordinaria voce. Quindi uno strumento perfetto per lo strumming, forse meno per le dita fragili di molti. I bassi sono straordinari, profondi, tridimensionali, mentre i cantini appaiono esili e scavati, una delusione per chi di primo acchito provi a suonarci del fingerstyle senza conoscere lo strumento. Le frequenze prodotte dalle varie corde sono in realtà accordate per produrre un suono ricchissimo, entusiasmante, se vibrate insieme! Provate a suonare un semplice accordo di Mim o di Sol in prima posizione: tutte le frequenze e sfumature andranno a incastrarsi perfettamente nel produrre una cattedrale di suono! I cantini esili, ma estremamente frizzanti, andranno a bilanciare i poderosi bassi, mentre le medie scavatissime sapranno bilanciare e addolcire tanta esuberanza e volume. Ma è davvero qualcosa di difficile da descrivere. In casa Gibson sono riusciti ad equalizzare in modo straordinario questa chitarra donandole una caratteristica timbrica unica e inimitabile… Provandola mi è capitato spesso di avere l’impressione di suonare una 12 corde, grazie alla costante presenza di una cascata di armonici su qualsiasi accordo prodotto e preso in qualsiasi punto della tastiera! Se proprio ci si volesse spingere a linee melodiche più corpose suonate sui cantini, allora sarà meglio rivolgersi alla sorella in palissandro, meno estrema e più ‘rassicurante’ di questa meravigliosa creatura in acero.

Insomma, un classico che ogni chitarrista penso sia autorizzato a desiderare; forse poco versatile, ma unico e bellissimo, originale e inimitabile, una gioia per gli occhi oltre che per la nostra musica.

Dario Fornara

dariofornara1@alice.it

www.dariofornara.it

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