Get Back

I primi arrangiamenti per chitarra fingerstyle che abbia mai fatto, sono stati, con l’eccezione di “She Loves You” e “Piggies”, raccolti nel libro Beatles per chitarra fingerpicking che fu pubblicato dalla Bèrben nel 1983 nella collana Lizard curata da Giovanni Unterberger. Quei due brani non poterono essere pubblicati perché non erano di proprietà della Northern Songs, già complicato interlocutore.
In realtà, quei primi arrangiamenti venivano dall’aver applicato la tecnica dei bassi alternati a dei brani che avevo in testa, ed erano un po’ venuti da soli subito dopo aver studiato il Metodo per chitarra ragtime blues & fingerpicking di Giovanni Unterberger (Bèrben, 1980).
Credo che l’idea di un ‘procedimento’, sia pur rudimentale, mi sia venuta ascoltando l’arrangiamento di “Here Comes The Sun” inciso da Rick Ruskin nel suo primo disco per la Takoma (1973). Naturalmente, era la mia idea ad essere rudimentale, non quelle, perfettamente chiare e raffinate di Rick.
La intro della versione originale di quel brano, la tonalità originale era in La, veniva suonata col capo al settimo tasto, in una posizione di Re.
Rick suonava il brano in tonalità di Re, con l’accordatura in dropped D (ma col capotasto al secondo tasto, per cui la tonalità reale è Mi), e questo gli permetteva di suonare intro, melodia e armonie, avendo estrema facilità di trovare bassi, almeno sul Re e sul La.
In quegli anni credo di aver sviluppato il ‘mio’ modo più ritmico e meno legato al basso alternato costante; il primo brano in assoluto che ho arrangiato in quel modo fu “Isn’t She Lovely” e, se non ricordo male, il secondo fu “Get Back”.
Anche quest’ultimo brano era, originariamente, in tonalità di La, e sia gli stacchetti, sia i soli di chitarra di John Lennon si suonavano agevolmente da una posizione ‘simil-Re’; ideale sarebbe stato suonarlo con il capo al settimo tasto, in dropped D. Ma non mi piaceva il suono, ed in più la ridotta dimensione longitudinale dei tasti a quell’altezza rendeva un po’ problematica l’esecuzione. Suonarlo in tonalità di Re, a mio avviso, avrebbe prodotto un suono dei soli troppo basso, ed inoltre avrei avuto dei problemi di estensione eccessiva della mano sinistra in certi passaggi, e così optai per un capo al quarto tasto.
Diciamo che la cosa che trovo più intrigante è l’imitazione del solo di Billy Preston.
Per il resto, l’arrangiamento rispetta l’organizzazione originale della canzone, salvo il finale tronco al posto di un complicato fade out.
Ciò che vorrei dire, con questo discorso, è che le parti di chitarra negli originali possono, in certi arrangiamenti, essere un buon punto di partenza.
Questo brano è finito anche nella compilation While My Guitar Gently Weeps della Acoustic Music Records (2009); essere invitati da Peter Finger a partecipare ad un suo progetto, e per la seconda volta, sarebbe inutile ma mi piace dirlo, è stato un grandissimo onore.
La registrazione del video è avvenuta in quelli, già nella storia della chitarra acustica in pochi mesi, che potremmo chiamare i “Fingerpicking.net Video Recording Studios” di Granarolo.
Chi mi conosce sa che posso stare alzato fino a qualunque ora della notte, specialmente se c’è da suonare; molto meno numerose sono le persone che sanno che odio le alzatacce, e che sono uno zombie fino alle dieci di mattina.
Perciò, alzarmi alle 6, per prendere un treno alle 8, per essere a casa di Reno alle 11, alla fine di una settimana durissima di lavoro, non era stato un buon inizio. Oltretutto, quella settimana lì, avevo potuto suonare una mezz’ora soltanto il giovedì.
Ma, un po’ perché a casa di amici veri, dove ti offrono un caffè e fai due chiacchiere dopo parecchio che non ci si vede, ti rilassi per forza; un po’ perché, in fondo, chi ha letto qualche racconto sui viaggi a Zagabria o a Francoforte, sa che mi capita spesso (o esclusivamente) di suonare in condizioni ‘estreme’, insomma, quando mi sono trovato, come ha detto Luca, i ‘tre occhi’ e il microfono davanti, e Reno defilato alla mia sinistra, c’era il solito desiderio, la solita emozione, la solita gioia di quando ‘devo’ suonare.
Il tutto leggermente aumentato, specialmente l’emozione, per aver visto cosa gli amici, che mi avevano preceduto, avevano saputo fare.
Lasciatemi dire, al di là del risultato di ciò che io ho fatto, che questo modo di proporre la nostra musica rappresenta una evoluzione di tutto ciò che si è visto finora; Reno sta facendo un incredibile lavoro, e volentieri gliene dò il pieno riconoscimento.
Per ulteriori risorse che riguardino questo arrangiamento, contattatemi liberamente su giovanni@fingerpicking.net o su hardpicker@libero.it

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