Fratelli di manico – Intervista ai Neck Bros

(di Giorgio Gregori) Avevamo già parlato dei Neck Bros nel numero di ottobre 2015, in occasione della loro perfomance alla Convention ADGPA di Pieve di Soligo. A quei tempi Arnaud Leprêtre e François Hubrecht presentavano il loro primo disco, Coude à coude. Tre anni dopo, dopo una lunga serie di concerti, ora propongono il loro secondo CD, Stomp. Sono veramente molto simpatici e disponibili, si sente la loro gioia nel suonare e nel condividere le loro esperienze.

Quando è nato il duo, che storia ha alle spalle ciascuno di voi?

Arnaud: Il duo è nato nel 2003 e da allora abbiamo fatto insieme più di mille concerti. Inizialmente suonando cover in diversi stili, jazz, blues, country, bossa nova e pop. Dal 2012 abbiamo deciso di dedicarci alle nostre composizioni e cambiato il nostro nome in Neck Bros [‘fratelli di manico’]. Per quanto riguarda la mia storia, ho iniziato nel 1991 con la chitarra elettrica, che suono molto ancora oggi, in uno stile blues, rock, country. Per un anno ho studiato al GIT di Los Angeles ed è lì che ho conosciuto François. Poi la mia attività, dal 1992, è stata quella di suonare in vari gruppi e fare molti concerti, dare molte lezioni di chitarra e anche essere un insegnante per diverse riviste di chitarra.

François: Dopo il nostro incontro al GIT, ho girato per oltre dieci anni con gruppi rock di cover, ho anche registrato un album con una cantante canadese. Ma per molti anni ho avuto in mente l’idea di un duo di chitarre acustiche…

Si possono intuire in voi delle influenze, per esempio il duo con Sylvain Luc e Biréli Lagrène , certe cose del famoso Guitar Trio con Al, John e Paco…

F.: Le nostre influenze sono molto varie, spaziano dalle nostre radici al rock, al jazz, al blues, all’hard rock, al country, al bluegrass, alla musica celtica e al flamenco. L’idea era di comporre ‘canzoni strumentali’ in versione acustica, un po’ come le band di surf guitar. Oltre ai nomi che hai citato, mi piacciono il duo Philip Catherine/Larry Coryell e Rodrigo y Gabriela.

A.: Nel nostro duo suoniamo entrambi la chitarra steel-string, la chitarra con corde di nylon e la chitarra a dodici corde. François suona di più la chitarra con corde di nylon, io la chitarra acustica. Uno di noi porta una prima idea musicale, che può essere un intro, un riff, un arpeggio, un groove, poi l’altro cerca di creare una seconda voce su quello. I pezzi quindi nascono quasi insieme, durante le prove. Componiamo i nostri brani come vere canzoni, con un’introduzione, un tema, un ritornello e dei passaggi per gli assoli.

Molti dischi di chitarra del giorno d’oggi presentano lunghi assoli percussivi, elaborazioni sopra dei loop. Cose che magari funzionano dal vivo, dove il chitarrista sembra un misto tra un funanbolo e un polipo; ma se poi ascolti solo il CD e la sola parte musicale, spesso l’effetto è noiosissimo, non ti rimane nulla. Nei vostri dischi invece i temi e le melodie ci sono!

A: Grazie Giorgio! Hai perfettamente ragione, la musica strumentale può essere spesso noiosa se è pensata come pretesto per una dimostrazione tecnica. Il nostro aspetto della composizione è l’opposto di questo, perché cerchiamo soprattutto di comporre pezzi ‘reali’, in cui le melodie siano predominanti. Ci piace creare molti cambiamenti di umore, di ritmo e di tempo all’interno dei nostri pezzi.

Quali sono le chitarre che utilizzate sul palco, e quali invece in studio?

A.: Siamo partner del marchio Alhambra, che ci ha fornito delle chitarre favolose: una classica per François e un’acustica per me, dotate di pre Fishman. Per le registrazioni abbiamo usato anche chitarre Lowden, Sergé [liutaio canadese], Yves Ghirotto [liutaio francese], una chitarra resofonica di Mike Lewis [liutaio inglese che lavora a Parigi] e un mandolino Eastman.

Arnaud, come descriveresti il Francois chitarrista e il Francois compositore?

A.: Ciò che mi piace particolarmente è come usa le dita, specialmente nel ritmo e negli arpeggi. Le sue ritmiche sono spesso molto groovy, e il suo modo di suonare da solista è molto melodico; non fa mai troppe note, è orientato in particolare su atmosfere o melodie. Come compositore, mi piacciono molto alcune sue parti come il ritmo nell’introduzione di “Bros Therapy” o l’intro di “Sur la route de Mutzig”.

E tu François, come descriveresti l’Arnaud chitarrista e l’Arnaud compositore?

F.: Mi piace il suo tocco, la sua fluidità. Arnaud trova sempre idee melodiche con un importante aspetto ritmico; ad esempio il tema di “Bros Therapy”, la scelta di note in “Neck Presso” o l’inizio del suo assolo su “Cordes à cordes”. Il fatto che voglia ancora spingere ulteriormente in avanti la sua tecnica è un forte stimolo per sviluppare la mia.

Qual è la vostra attività fuori dal duo?

A.: Con l’elettrica suono standard soul e funk in un’altra band chiamata Soul Power; facciamo molti concerti in Francia e saremo in crociera nel Mar Mediterraneo a maggio. Do un sacco di lezioni di chitarra, anche su Skype; mi piace molto trasmettere le mie conoscenze, ho circa trenta studenti. Ho anche l’obiettivo di realizzare un giorno un CD con mie composizioni strumentali per chitarra elettrica, con influenze miste, rock, blues, country.

F.: Oltre a Neck Bros accompagno un duo, Michel & Baya [Michel Leclerc e Baya Kasmi]. Abbiamo realizzato un primo CD e un secondo è in corso. Da circa dieci anni sono direttore didattico di diverse riviste di chitarra francesi, ho lavorato per Guitarist Acoustic, Guitarist & Bass, Guitar Unplugged, e ora gestisco il gruppo di insegnanti di Guitar Part. Un lavoro piuttosto avvincente, che mi ha permesso di condividere bei momenti con alcuni dei miei chitarristi preferiti: Sylvain Luc, Philip Catherine, Stochelo Rosenberg, Tommy Emmanuel… Do anche lezioni, perché è sempre interessante ricevere un feedback quando sei un insegnante.

Il vostro disco ha qualcosa di italiano: “Pick & pasta”, “Rendez-vous à Pieve”…

A: Sì, è vero! Sai, noi proviamo insieme in media una volta alla settimana: pick è il plettro, e la pasta è perché la mangiamo quasi ogni volta che proviamo! “Rendez-vous à Pieve” è in riferimento ai bei ricordi della nostra partecipazione al Guitar International Rendez-Vous della ADGPA, che si tiene a Pieve di Soligo; quel festival è favoloso!

Il CD contiene dieci bei brani strumentali, un libretto con descrizione delle chitarre usate in ogni brano, lo schema degli assoli ecc. Cosa avete usato per registrare le chitarre e con che tecnica di microfonaggio?

A.: Abbiamo registrato nello Studio LDC vicino a Parigi, con un eccellente tecnico del suono, André Baille-Barrelle, trovandoci nella stessa stanza e suonando insieme dal vivo e senza click. André ha usato vari microfoni come i Neumann KM 184 tra gli altri. E il posizionamento era per lo più a ‘Y’, con un microfono posizionato di fronte al dodicesimo tasto e un altro davanti alla buca; aveva anche messo un po’ più lontano dei microfoni d’ambiente. Per il mix, cerchiamo di mantenere un suono del tutto naturale. Dal vivo usiamo più effetti, ma sempre con parsimonia, senza che l’effetto sia troppo presente.

Che ne pensate del mercato digitale e del CD fisico? Non siete su Spotify…

F: Pensiamo che il mercato digitale sia negativo per la musica in generale. Questo è sfortunatamente il futuro per tutti noi: per gli artisti è sempre più difficile guadagnare vendendo la loro musica. Suoniamo prima di tutto per passione, ma è sempre più difficile vivere con il tuo strumento se non fai anche altre cose, come dare lezioni. Il mercato digitale è molto poco remunerativo per i musicisti; i CD fisici vanno meglio, perché puoi venderli alla fine dei concerti. E preferiamo il CD anche perché ci piace avere l’«oggetto», con il libretto che lo accompagna. Per quanto riguarda Spotify, nonostante tutto a breve saremo presenti anche in streaming; ma ancora una volta non ci piace questo concetto, che sta uccidendo il mercato musicale…

Vi seguo su Facebook e vedo l’evoluzione delle vostre pedaliere: una costante ricerca di qualità del suono e di personalità.

A.: Cerchiamo costantemente di migliorare il nostro suono, iniziando dal tocco fino a ciò che esce dai nostri amplificatori. Portiamo una particolare attenzione alla qualità del nostro suono amplificato, perché spesso ascoltiamo chitarristi acustici che non hanno un buon suono dal vivo.

F.: Penso che dopo le dita, il sistema elettroacustico sia molto importante. Un ottimo preamplificatore migliora il suono del sensore e corregge eventuali problemi. Proviamo un sacco di cose, entrambi siamo esigenti, scegliamo effetti high-end, anche se a volte piccoli; per esempio i miei pedali Hotone Eko hanno un colore molto interessante. Infine non è da trascurare l’amplificatore, perché è lui che restituisce il suono: sul palco abbiamo due ampli AER che utilizziamo anche come DI; quindi sono il collegamento tra noi ed il mixer.

Giorgio Gregori

Strumentazione e pedaliera effetti

Arnaud Leprêtre usa tre diverse chitarre: una folk Alhambra A-4 CW con pre Fishman; una classica con corde di nylon Yamaha Silent (oppure una Sergé, liutaio canadese, con preamplificatore B-Band); e una 12 corde Lowden con preampli LR Baggs Anthem o Furch LR Baggs EAS VTC.

Ogni chitarra entra nel sistema wireless Shure HF. Il segnale poi entra nel commutatore Boss ES-5, che permette di controllare tutti gli altri pedali; tramite lo switcher il suono viene inviato o nel preamplificatore Headway EDB-2 (usato sia per la chitarra acustica che per la classica), o nel preamplificatore Tonebone Radial PZ-Deluxe (per la 12 corde). Poi si trovano un delay Free The Tone Flight Time FT-2Y, uno Strymon Mobius per chorus, tremolo, phaser, flanger ecc., un riverbero Strymon BigSky e infine, per temi e assoli, un pedale boost Xotic EP Booster.

François Hubrecht usa un sistema totalmente diverso:

chitarra acustica Lowden 0-23 C, con Highlander iP-2 Dual System (piezo + mic), preampli Headway EDB-2 e Lehle D.Loop (input 1);

chitarra 12 corde Yves Ghirotto Amélie, con Highlander iP-1, preampli Radial Tonebone PZ-Pre (input 1), Xotic EP Booster e Lehle D.Loop (return Loop A);

chitarra nylon Alhambra 7Fc CW, con Fishman Prefix Pro Blend, preampli Radial Tonebone PZ-Pre (input 2), Xotic EP Booster e Lehle D.Loop (return Loop A).

Il Lehle D.Loop controlla poi l’accordatore TC Electronic Polytune e i vari effetti, il chorus Hotone Choir, il tremolo Suhr Jack Rabbit, il Jam Pedals RetroVibe, il delay Hotone Eko, il Providence Chrono Delay e il riverbero Strymon BigSky, per condurre infine all’ampli AER AcoustiCube 3.

(g.g.)

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