Francesco Biraghi and Dario Fornara at Un Paese a Sei CordeFrancesco Biraghi e Dario Fornara a Un Paese a Sei Corde

S. MAURIZIO D’OPAGLIO, Teatro degli Scalpellini, 18 giugno 2011 – Il concerto inaugurale della rassegna Un Paese a Sei Corde è stato decisamente fuori dal comune. A cimentarsi per primi, sul palcoscenico itinerante di questo ormai importantissimo festival giunto alla sua sesta edizione, sono stati due musicisti d’eccezione: Francesco Biraghi e Dario Fornara, i direttori artistici della rassegna, l’uno per la chitarra classica e l’altro per l’acustica. Si sono esibiti insieme, fondendo i generi e i suoni dei rispettivi strumenti, oltre che dare spazio a brani solisti tipici dei propri repertori.


Già dall’apertura del sipario si è capito quanto i due intendessero giocare con la musica, pronti a ripartire da dove si erano artisticamente lasciati tre anni fa. Così, dopo una piccola gag introduttiva, hanno eseguito “Imagine” di John Lennon, come quella sera a Pogno di qualche anno fa e nel video che ha spopolato su YouTube. Come se il tempo si fosse fermato per ripartire in quel momento, dimostrando come l’incontro fortuito di due mondi paralleli possa far nascere una bella amicizia e una collaborazione professionale di notevole livello. E dopo aver rotto il ghiaccio… “Che sarà” di loro? Niente di meglio che chiederselo suonando una versione della celebre canzone, portata al successo da José Feliciano, seguita da un particolarissimo arrangiamento di “Generale” di Francesco De Gregori, in cui la morbidezza delle corde di nylon suonate da Francesco faceva da contraltare alle percussioni tipiche dello stile di Dario, dando vita a un brano di grande emozione. Una versione davvero scoppiettante di “Great Dream from Heaven”, di Joseph Spence, ha concluso la prima parte di duetti, in cui l’ironia l’ha fatta da padrona.
È stata poi la volta delle esibizioni a solo dei due artisti e, per l’occasione, Dario ha presentato una nuovissima versione della sua “Amore e Psiche”, dedicata alla compagna Ilaria. Non potevano certo mancare la dolcissima “Simon Song”, tutta per il suo bimbo, e “Gruvido”, ormai un classico della tecnica percussiva.
Francesco, invece, ci ha fatto un po’ sentire la mancanza del chiaro di luna. I brani del repertorio classico, magistralmente eseguiti, sembravano scelti apposta per la scenografia con cui il concerto era stato concepito, cioè lo sfondo naturale del Lago d’Orta con la superba Isola di S. Giulio, a cui si è però dovuto rinunciare per il maltempo. Ma “Lagrima” e “Adelita” di Tarrega, il “Preludio n. 3” di Villa-Lobos, fino alle “Variazioni op. 107” di Giuliani hanno comunque costituito una parentesi di grande romanticismo, tanto che quella luna quasi potevamo vederla anche al chiuso del teatro.
I duetti sono ripresi, tra una battuta e l’altra, con “Le ragazze di Osaka”, nell’arrangiamento di Dario tanto apprezzato dal suo stesso autore, Eugenio Finardi, e si son fatti sorprendenti quando, alla morbidezza dello strumento di Biraghi, Fornara ha contrapposto le profonde sonorità di una chitarra baritona. Il risultato è stato un suono incredibile, quasi di pianoforte, che ha dato un timbro davvero unico ai brani conclusivi del concerto.
Conclusivi? Be’, non proprio. Prima di congedarsi, i nostri artisti hanno voluto cimentarsi addirittura in una sfida tra generi. E allora si sono messi alla prova  duettando ancora con il secondo movimento, Largo, dal “Concerto in Re maggiore di Vivaldi” e poi con un “Mississippi Blues”, in cui anche i musicisti facevano fatica a trattenersi dalle risate. Verdetto di assoluta parità.
Insomma, una serata davvero unica, irripetibile, che ha dimostrato la fragilità e l’inutilità di distinzione e barriere fra chitarra classica e acustica. Un piacevolissimo spettacolo di musica, bella musica, eseguita con grande passione, professionalità e tanto divertimento da due grandi musicisti.

Patrizia & Mauro Gattoni
S. MAURIZIO D’OPAGLIO, Teatro degli Scalpellini, 18th June 2011 – The opening concert of the festival ‘Un Paese a Sei Corde’ was certainly out of the ordinary, as is fitting for this prestigious event that has now reached its sixth edition. Two exceptional musicians, Francesco Biraghi and Dario Fornara were the first to try their hands out on its travelling stage. They are the festival’s art directors – for classical and acoustic guitar respectively. They performed together mixing genres and sounds of their respective instruments, as well as allowing space for typical solo pieces from their own repertoires.


From the moment the curtain went up, it was obvious how much the two of them meant to have fun with their music, ready to pick up from where they had left off artistically three years ago. And so, after a few jokes to get the ball rolling, they performed John Lennon’s “Imagine”, just like on that evening in Pogno a few years ago and on the video that is all the rage on YouTube. It was just as if time had stopped and only started again right then, proving how a fortuitous meeting of two parallel worlds could give birth to a beautiful friendship and a professional working team of considerable quality. And after having broken the ice… “Che sarà”, ‘qué será’ of them? Nothing better than to ask yourself that, while playing a version of that remarkable song brought to fame by José Feliciano. It was followed by a most original arrangement of Francesco De Gregori’s “Generale”, where the softness of the nylon strings played by Francesco created a counter-alter to the percussion typical of Dario’s style, giving life to a truly emotional piece. A version of Joseph Spence’s “Great Dream from Heaven”, that was truly bursting at the seams, concluded the first part of duets during which irony had become the ringleader.
Then came the time for the solo performances of the two artists and, for the occasion, Dario presented a completely new version of “Amore e Psiche” dedicated to his partner Ilaria. Of course he couldn’t fail to play such a lovely piece as “Simon Song” for his child, or “Gruvido” that has become a classic for percussive technique.
In contrast, Francesco made us miss the moonlight a bit. The pieces from a classical repertoire, majestically performed, seemed chosen deliberately for the setting in which the concert had been conceived – the natural backdrop of the Lago d’Orta with the superb island of S. Giulio. Unfortunately, bad weather meant that this had had to be sacrificed. But Tarrega’s “Lagrima” and “Adelita”, Villa-Lobos’ “Prélude n. 3” and Giuliani’s “Variations op. 107” still created a moment of great romanticism – so much so that we could almost visualise the moonlight within the enclosed theatre.
Between one joke and another, the duets started again with “Le ragazze di Osaka”, with an arrangement by Dario that’s highly esteemed by the song’s author Eugenio Finardi. They surprised everyone when Fornara countered the softness of Biraghi’s instrument with the deep sounds of his baritone guitar. The result was an incredible sound – almost like a piano – and it gave a truly unique timbre to the concert’s closing pieces.
Closing? Well, not really. Before taking their bows, our artists wanted to try their hand at challenging the genres. And so they took themselves to task duetting some more with the second movement, Largo, from Vivaldi’s “Concert in D major” and then with a “Mississippi Blues” – while the musicians themselves found it difficult to stop themselves laughing. The same verdict all round.
Altogether, it was a truly unique, unrepeatable evening that demonstrated the fragility and uselessness of distinctions and barriers between classical and acoustic guitar. It was a wonderful show of music, beautiful music, performed with great passion, professionalism and a lot of fun by two great musicians.

Patrizia & Mauro Gattoni

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