Pino ForastiereFrom 1 to 18CandyRat RecordsPino ForastiereFrom 1 to 18CandyRat Records

La copertina di "From to 18" di Pino Forastiere

La prima cosa che mi ha colpito fin dal primo ascolto di From 1 to 8 è stata il suono. Non saprei bene come descriverlo: pulito, definito, pieno? Nessuno di questi aggettivi, però, mi soddisfa. Me ne viene uno in mente, anche se forse non proprio adatto ad un’esecuzione chitarristica: continuo! Con questa definizione potrei farvi pensare ad un lavoro irrequieto, una cascata ininterrotta di note. Invece, siamo di fronte a una raccolta di otto composizioni originali di grande respiro, avvolgenti, che hanno la capacità di annullare la realtà intorno e condurre in un’altra dimensione, sospesa. Una ‘continuità’, quella da me percepita, espressa non tanto dalla sequenza di note, ma piuttosto dal valore, dalla qualità che a queste Forastiere ha voluto dare. Riconoscere ed evidenziare la dovuta importanza di un glissato, la durata di un singolo armonico, la presenza di un basso, sono aspetti non sempre così comuni in un disco di chitarra.
Se, poi, a tutto questo abbiniamo una registrazione ed un missaggio eccellenti…
Otto “Studi”, di cui l’ultimo in tre movimenti dei quali due per trio (sembra quasi uno scioglilingua o una formula aritmetica…), numerati progressivamente senza un vero e proprio titolo, come a voler lasciare all’ascoltatore la scelta dell’immagine da associare alle note e a Forastiere la proposta della sola musica. Difficile, questa, da etichettare (ma è proprio necessario…?): mi limiterei a definirla “musica contemporanea per chitarra acustica”. Variamente ispirata, si va da pennellate ambient (“Studio n. 1”) a venature di blues (“Studio n. 4”), per giungere ad echi quasi progressive (“Studio n. 7”) e chiudere con i tre movimenti dello “Studio n. 8” (unica composizione nella quale si è fatto ricorso alla sovraincisione) che in qualche modo riprendono l’esperienza del progetto Guitar Republic, il trio creato con Sergio Altamura e Stefano Barone, anche se qui privo della veste elettronica.
E proprio da Guitar Republic vorrei partire per riportare alcune mie personalissime impressioni. Non conosco Pino di persona, a meno di una fugace presentazione ad un concerto, e quindi potrei sbagliarmi non potendo confrontarmi con lui, ma nell’ascoltare la musica da lui prodotta in questi anni, ho la sensazione che le ultime esperienze musicali maturate in seno alla CandyRat, insieme all’esperienza GR, appunto, abbiano mutato l’ottica del musicista, allontanandolo da una forse accentuata introspezione tecnica per donargli più respiro, più comunicatività, una maggiore libertà d’espressione basata sulla serena consapevolezza dei propri mezzi, che gli consente di seguire le proprie ispirazioni, scevro da qualsiasi condizionamento se non quello delle proprie convinzioni, dei propri desideri, dei propri ideali.
Forse (e forse anche senza il ‘forse’) From 1 to 8 non è un disco ‘facile’, non nel senso che sia poco comprensibile, anzi ti cattura al primo ascolto, ma richiede (direi anche ‘pretende’) un ascolto (ed un ri-ascolto) attento, partecipato, consapevole, sicuramente non distratto. Una raccolta di “Studi”, abbiamo detto, che, per gustarne appieno la qualità, sarebbe preferibile affrontare con chitarra e relative partiture (disponibili presso www.candyrat.com) alla mano. Ma avvicinarsi alla musica di Forastiere con lo spirito di chi vuole scoprire è vivamente consigliato anche al semplice ascoltatore, per poter così approfondire, comprendere, amare.

Alfonso Giardino


Chitarra Acustica, 1/2012, p. 10

La copertina di "From to 18" di Pino Forastiere

La prima cosa che mi ha colpito fin dal primo ascolto di From 1 to 8 è stata il suono. Non saprei bene come descriverlo: pulito, definito, pieno? Nessuno di questi aggettivi, però, mi soddisfa. Me ne viene uno in mente, anche se forse non proprio adatto ad un’esecuzione chitarristica: continuo! Con questa definizione potrei farvi pensare ad un lavoro irrequieto, una cascata ininterrotta di note. Invece, siamo di fronte a una raccolta di otto composizioni originali di grande respiro, avvolgenti, che hanno la capacità di annullare la realtà intorno e condurre in un’altra dimensione, sospesa. Una ‘continuità’, quella da me percepita, espressa non tanto dalla sequenza di note, ma piuttosto dal valore, dalla qualità che a queste Forastiere ha voluto dare. Riconoscere ed evidenziare la dovuta importanza di un glissato, la durata di un singolo armonico, la presenza di un basso, sono aspetti non sempre così comuni in un disco di chitarra.
Se, poi, a tutto questo abbiniamo una registrazione ed un missaggio eccellenti…
Otto “Studi”, di cui l’ultimo in tre movimenti dei quali due per trio (sembra quasi uno scioglilingua o una formula aritmetica…), numerati progressivamente senza un vero e proprio titolo, come a voler lasciare all’ascoltatore la scelta dell’immagine da associare alle note e a Forastiere la proposta della sola musica. Difficile, questa, da etichettare (ma è proprio necessario…?): mi limiterei a definirla “musica contemporanea per chitarra acustica”. Variamente ispirata, si va da pennellate ambient (“Studio n. 1”) a venature di blues (“Studio n. 4”), per giungere ad echi quasi progressive (“Studio n. 7”) e chiudere con i tre movimenti dello “Studio n. 8” (unica composizione nella quale si è fatto ricorso alla sovraincisione) che in qualche modo riprendono l’esperienza del progetto Guitar Republic, il trio creato con Sergio Altamura e Stefano Barone, anche se qui privo della veste elettronica.
E proprio da Guitar Republic vorrei partire per riportare alcune mie personalissime impressioni. Non conosco Pino di persona, a meno di una fugace presentazione ad un concerto, e quindi potrei sbagliarmi non potendo confrontarmi con lui, ma nell’ascoltare la musica da lui prodotta in questi anni, ho la sensazione che le ultime esperienze musicali maturate in seno alla CandyRat, insieme all’esperienza GR, appunto, abbiano mutato l’ottica del musicista, allontanandolo da una forse accentuata introspezione tecnica per donargli più respiro, più comunicatività, una maggiore libertà d’espressione basata sulla serena consapevolezza dei propri mezzi, che gli consente di seguire le proprie ispirazioni, scevro da qualsiasi condizionamento se non quello delle proprie convinzioni, dei propri desideri, dei propri ideali.
Forse (e forse anche senza il ‘forse’) From 1 to 8 non è un disco ‘facile’, non nel senso che sia poco comprensibile, anzi ti cattura al primo ascolto, ma richiede (direi anche ‘pretende’) un ascolto (ed un ri-ascolto) attento, partecipato, consapevole, sicuramente non distratto. Una raccolta di “Studi”, abbiamo detto, che, per gustarne appieno la qualità, sarebbe preferibile affrontare con chitarra e relative partiture (disponibili presso www.candyrat.com) alla mano. Ma avvicinarsi alla musica di Forastiere con lo spirito di chi vuole scoprire è vivamente consigliato anche al semplice ascoltatore, per poter così approfondire, comprendere, amare.

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