Fiuggi Guitar Festival – Le mie prime impressioni su una rassegna gentile

Il motore della macchina è ancora caldo, mi ha portato da Ferentino a Bologna ruggendo, anzi tossendo per oltre cinquecento chilometri… anche lui ormai ha la sua età. Entro in casa, giusto il tempo di disfare le valige, gettare tutto il contenuto nella lavatrice sperando che una giornata di sole asciughi la biancheria rapidamente, ed ecco che squilla il telefono. Quasi non ho voglia di rispondere, poi guardo il nome sul display: Micki Piperno. Dovevamo suonare insieme a Ferentino Acustica, ma una sua indisposizione ha reso impossibile l’evento; peccato, è sempre un piacere incontrarlo. Rispondo pensando che voglia notizie del suo nuovo libro, che uscirà in autunno per la nostra collana dedicata al fingerpicking. Non è così: tutto eccitato mi parla del Fiuggi Guitar Festival.

Reno Brandoni

Reno Brandoni

Subito ho pensato che la cosa fosse legata alla mia attuale passione verso la musica classica e alla nuova serie di libri che stiamo realizzando, dedicati proprio a questo ‘genere’. Infatti a Fiuggi si tiene un importante incontro organizzato da Roberto Fabbri intorno alla chitarra classica, e potrebbe essere interessante verificare l’interesse per il lavoro sin qui svolto. In realtà Micki desidera comunicarmi che quest’anno, grazie a un’amichevole collaborazione tra lui e Roberto, ci sarà uno spazio dedicato alla chitarra acustica: gli piacerebbe che io suonassi il giovedì e sovrintendessi a un Open Mic condiviso tra ‘acustici’ e ‘classici’. Interessante, sto proprio lavorando su questo legame tra chitarra classica e acustica, cercando di rompere le barriere che vedono i due mondi distanti e per alcuni ‘incompatibili’. Mi sembra una proposta eccitante, come dire no a Micki! Nonostante il motore della lavatrice arranchi cercando di smaltire i lavaggi arretrati, la macchina sogni un parcheggio all’ombra e il mio fondo schiena un divano comodo, accetto… Le casse di libri appena sbarcate vengono ricomposte, rimpinguate e preparate per un nuovo lungo viaggio. Ma d’altra parte si sa, da maggio a fine settembre è così: fiere, festival, polvere e chilometri.
L’arrivo a Fiuggi non è stato dei migliori: già da lontano i lampi accendevano un cielo nero e minaccioso; speravo che il luogo fosse da tutt’altra parte, a ogni curva sognavo una deviazione che mi portasse lontano dal temporale, invece sembrava proprio che ci stessi finendo in mezzo. Così, in un insospettato giovedì 18 luglio, in piena estate, eccomi prigioniero in macchina di un violento e interminabile nubifragio. Rimango sconcertato e preoccupato, parcheggiato proprio di fronte all’albergo, a pochi metri dalla quella che sarà la mia stanza, a pochi passi da una doccia calda e da un comodo riposo. Vorei osare una corsa preciptosa, anche se lo scatto non è più quello di una volta; cerco qualcosa con cui coprirmi, poi ci ripenso: con la chitarra non mi va, né tantomeno penserei mai di lasciarla incustodita in macchina. Preferisco attendere, accendo la radio e spero che un fulmine non mi incenerisca, lasciando di me e della mia Franklin solo polvere e ricordi. Mi pare di ricordare che i capelli non brucino, ma ormai sono rimasti in pochi, per lasciare traccia significativa del mio passaggio e permettere l’eventuale riconoscimento; preferisco iniziare a scrivere un sms in caso mi succeda qualcosa. Giunto al primo immancabile «sappiate che vi ho voluto bene», ecco una schiarita, anzi sembra proprio uno spiraglio di sole. Spengo il cellulare, afferro chitarra e bagaglio, e mi fiondo nell’atrio dell’albergo.
Pavimento scivoloso ed equilibrio precario trasformano il mio ingresso in una performance acrobatica: manca solo il rullo dei tamburi, il pagliaccio che si copre gli occhi e lo show sarebbe perfetto. Quattro signore novantenni sedute nell’atrio, probabilmente abbandonate dalla stagione precedente, si risvegliano di colpo, mi guardano, sorridono e sono lì lì per fare l’applauso. Poi una di loro si alza e a passi lenti, aiutandosi con la sua stampella tripode, si avvicina chiedendomi se ho bisogno di aiuto. Ringrazio, tra l’umiliato e il vergognoso, e mi presento alla reception: stanza 7, piano terra. Vado in camera e mi rilasso, in attesa di ricevere notizie dall’organizzazione circa il concerto serale. Forse non si terrà visto che è all’aperto e che il palco sarà bagnato dopo la pioggia, status incompatibile con l’impianto e con la corrente necessaria ad alimentarlo.
Mi chiama Micki (io preferisco chiamarlo Michelangelo), mi chiede di farmi trovare nella hall, sarà lì in pochi minuti. Va bene, rimando il riposo, indosso ciabatte e pantaloncini ancora umidi, e mi ripresento all’ingresso. Il quartetto delle veterane è ancora lì e la solita rappresentante mi sorride, sospira forse pensando che sono lì per lei. Preferisco raggiungere Micki fuori, saluto le quattro amiche invitandole al concerto serale, e rimbalzo sulla strada stando attento ai gradini bagnati. Piperno, a conferma della sua leggendaria puntualità, non si fa vedere.

Roberto Fabbri

Roberto Fabbri

In compenso incontro il ‘maestro’ Roberto Fabbri: sempre cortese e gentile, mi saluta e mi porta con lui in piazza a ispezionare gli impianti. Stanno montando l’amplificazione, nonostante l’aria sia ancora umida e il palco ancora completamente bagnato. Ma vedo per fortuna che sanno il fatto loro e assisto al primo soundcheck: nessun morto fulminato, il suono esce pulito e potente, e malgrado tutti gli inconvenienti della giornata la voglia di suonare cresce impetuosa. Così decido di tornare in albergo, prendere la chitarra e fare anch’io la mia prova del suono.
Lungo la strada un miraggio: pur mancando oasi e palme, la presenza di Micki sembra irreale. Ma è proprio lui, in carne e ossa. Ci abbracciamo come sempre affettuosamente, tanto per fare un po’ ingelosire le nostre mogli, che invece ci ignorano e ci guardano con motivata indifferenza. Ritorno in albergo accompagnato (scortato) da mia moglie e, mostrando con fierezza la mia mano sinistra, indico la fede al dito, col gesto di chi nulla può più dare: il sorriso delle mie quattro amiche mi fa capire che non sono gelose e che oramai… si è creata una certa intesa. Cerco di smarcarmi dall’imbarazzo, ed ecco una voce che da lontano urla il mio nome, o meglio la mia provenienza: «Siciliano!» È il mio amico ‘Calabrese’, Luca Francioso. Anche lui nel medesimo albergo. Questa sera divideremo il palco.
L’umido pomeriggio si trasforma in una tranquilla serata e, dopo la cena, ci avviamo in piazza dove ci aspetta il palco. Nonostante la temperatura non proprio tendente all’estivo, le sedie sono tutte occupate e il pubblico è attento e particolarmente curioso, applaude e annuisce a ogni pezzo. Questo trasforma l’imbarazzo iniziale in emozione e successivamente in entusiasmo. La serata si svolge con la giusta combinazione di cultura e sapori. Chitarra classica con Francesco Scelzo, vincitore del concorso “Concertisti Città di Fiuggi” 2012, Luisa Sorci e Mauro Restivo con il recital “Sotto le stelle di Roma”, Reno Brandoni (cioè io) e a concludere Luca Francioso. Tutte e quattro le performance gradite e applaudite, tant’è che nonostante l’ora tarda c’è lo spazio per un bis: la ormai supercollaudata “Mississippi Blues” suonata insieme a Luca, alla quale si aggiunge un imprevisto e ‘imprevedibile’ Micki Piperno. Dimenticavo la cosa più importante: prima del mio concerto, sono stato invitato da Roberto Fabbri e Micki Piperno a salire sul palco per ritirare il premio assegnato a Chitarra Acustica quale rivista emergente dell’anno, una bella targa rilasciata dal comune di Fiuggi. Una gradita ‘ricompensa’, innanzitutto per la redazione e per il duro lavoro di Andrea Carpi e Mario Giovannini, che insieme a me e a tanti altri amici, con ostinata determinazione, hanno pubblicato mensilmente il ‘nostro’ giornale. Ma come sempre l’occasione serve a ringraziare soprattutto i chitarristi ‘acustici’ e gli amici di fingerpicking.net, che in questi anni ci hanno aiutato con le loro sottoscrizioni, consentendoci di proseguire, anche se a fatica, il nostro lavoro.
Il bar vicino alla piazza ci accoglie dopo il concerto e ci permette di scambiare le ultime volontà della giornata di fronte a delle piadine e a qualche birra. Questa serata non è stata in assoluto la prima del festival: già il giorno prima, mercoledì 17 luglio, c’era stata musica in piazza con Laurent Boutros, Lino Patruno & His Blue Four e il nostro Giovanni Palombo. Proprio da Giovanni, che ha avuto la cortesia di fermarsi per ascoltare la nostra performance, ho avuto ragguagli su questa serata, che dai suoi racconti è sembrata interessante e apprezzata come la nostra. Le narrazioni di Palombo e le ultime piadine e birre spengono la serata. È ora di tornare in albergo, sperando che l’ora tarda abbia assopito le amiche sentinelle.

Luca Francioso. Micky Piperno e Reno Brandoni

Luca Francioso. Micky Piperno e Reno Brandoni

La mattina del venerdì è soleggiata e invita a una passeggiata. La colazione abbondante è di buon auspicio per una giornata misteriosa, ma densa di avvenimenti. Al tavolo riservato ai musicisti incontro Juan Lorenzo, grande chitarrista flamenco che suonerà sabato sera. Dopo i consueti saluti, mi racconta di un incontro avuto con una non più giovane signora incontrata nella hall dell’albergo, che avrebbe iniziato a fargli una serie di complimenti per il concerto della sera precedente. Anche lui ha la barba e forse un po’ mi somiglia, così ho immaginato che il ‘quartetto’, accolto l’invito, si fosse effettivamente presentato al concerto. L’ignaro Juan ha dovuto un po’ faticare per spiegare che non era lui a suonare e ha concluso il racconto divertito, sospettando che la signora lo avesse confuso con me, complice la stanchezza e l’età. Ho provato a negare, ma credo di non essere riuscito a dissuaderlo dalla ormai consolidata convinzione. Credo che sospetti qualche particolare intesa.
La passeggiata mattutina per Fiuggi modifica la visione festivaliera dell’evento. Già uscendo dall’albergo si percepisce qualcosa di strano: nel silenzio assonnato della tranquilla cittadina, ecco emergere suoni e note, chitarre e arpeggi ovunque ti giri, ragazzi che si esercitano in attesa della loro lezione, confrontandosi e studiando insieme. Ce n’è di tutte le età, i più interessanti sono i giovanissimi, che a stento riescono a tenere lo strumento tra le loro braccia. Che meraviglia, che entusiasmo! Si percepisce un clima particolare fatto di passione e musica, che da tempo non respiravo: rimango ammaliato e conquistato. La voglia di imparare, di suonare, di esibirsi e stare insieme senza competizione, senza misurare le differenze, la potenza del suono, la velocità delle mani, tutti insieme in un grande circo dove la musica, dall’alto del suo trapezio, dondola divertita e appagata. Ad arricchire questa tormenta di entusiasmo ci pensa Micki, comunicando ai corsisti che nel pomeriggio si terrà un Open Mic aperto a tutti. Si presentano fantasia e gioia vestite da umani, e si esibiscono nell’ordine: Francesco Sottili con una composizione dello stesso Piperno; Eleonora Antonelli di soli otto anni, simpatica, coraggiosa e brava; Danilo Mormanni, prima in quartetto con Giacomo Terani, Francesco Sottili e Stefano De Santis, poi da solo; concludono Nicolò Maresca e Francesca de Falco, giovanissimi e abilmente guidati dalla maestra Felicia Toscano.
Mi sono emozionato. Avrò visto decine di Open Mic e ultimamente mi sono sentito sempre più svogliato e disinteressato: preziosi momenti bruciati spesso dalla voglia di prevaricare, mentre attraverso questi ragazzi ho percepito la grande voglia di condivisione e la gioia di partecipare.
La serata si è sviluppata come sempre in piazza, dopo l’immancabile temporale, con l’interessante Javier Garcia Moreno, il duo flauto e chitarra Ruggeri-Del Plato e infine il Fabio Mariani Akustik Trio. Birre e piadine come sempre hanno accompagnato i saluti della buona notte.
Il giorno dopo era sabato, dovevo ripartire per un impegno già preso a Firenze, ma su invito di Roberto mi sono fermato per partecipare alla piccola esposizione tenuta presso l’albergo sede dei seminari. Ho esposto i nuovi libri della collana “Classic”, che hanno conquistato l’attenzione di tutti gli studenti. La Carisch presentava le nuove chitarre Ramirez ‘Sol’ da studio, e il Trinity College di Londra il proprio programma di certificazioni musicali. Gli espositori, pochi, essenziali, ma tutti allineati allo spirito della manifestazione.
Roberto mi ha invitato a pranzo per scambiare ancora qualche opinione. Invito che ho accettato ben volentieri, così la mia esperienza si è conclusa anche insieme a Micki e sua moglie a discutere e fantasticare sulla prossima edizione del festival. Ecco una cosa che mi ha entusiasmato: le attività si fermavano sia a pranzo che a cena, e ci si riuniva tutti insieme approfittando di quel momento per scambiarsi vedute, pareri e idee. Ero molto dispiaciuto di dover ripartire e di non poter assistere alla performance di Micki e Roberto (che poi mi è stato raccontato essere stata egregia) ma purtroppo non sono riuscito a spostare i miei impegni. Prima di partire però ho voluto esternare personalmente ai due organizzatori – e ora lo faccio pubblicamente attraverso queste pagine – la mia soddisfazione per la grande energia percepita in queste due giornate. Niente di sfarzoso, niente di pretenzioso, ma tanta serenità e tanta voglia di stare insieme, come vecchi amici. Mi sono ripromesso di essere ancora più presente il prossimo anno, per dare una mano a questa coinvolgente manifestazione. Bravo Roberto Fabbri, bravo Micki (Michelangelo) Piperno. Dimenticavo: non sono partito senza aver prima salutato con simpatia e affetto le mie nuove quattro amiche. Ci vedremo il prossimo anno. Sono sicuro che mi aspetteranno.

Reno Brandoni

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 9/2013, pp. 22-25

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