Ferentino Acustica 2011

Musica di nicchia? No, grazie!

‘Musica di nicchia’, questo è il classico tormentone che ci ripetiamo noi appassionati di chitarra acustica, l’affermazione tipica di quando si vuole trovare una giustificazione (senza mai riuscirci pienamente), per certi versi anche rassicurante, circa la scarsa considerazione che talvolta viene riservata agli eventi ‘acustici. Sembra quasi una sorta di autocommiserazione, un volersi rassegnare a restare in quella nostra stanzetta di adolescenti, nella quale abbiamo per anni suonato principalmente per noi stessi o, al massimo, per qualche amico fidato. Non voglio qui fare analisi sociologiche (non ne ho i mezzi), né tanto meno avanzare teorie o sparare sentenze. Vorrei, però, portare alla vostra attenzione fatti, fatti concreti, e proporveli come argomenti di discussione.
Parliamone. Il primo fatto si chiama Ferentino Acustica. Si è appena conclusa la nona edizione (e questo è un secondo fatto da tener presente) di questo festival della chitarra che, dal 23 al 26 giugno scorsi, ha avuto luogo nella cittadina di Ferentino, in provincia di Frosinone.

Gabin Dabiré e Jackie Perkins

Ricca di storia, con un bel borgo tutto da scoprire, Ferentino è arroccata a 400 metri sul livello del mare, nel bel mezzo della Ciociaria. Pur essendo facilmente raggiungibile dalla Capitale, questo antico borgo ne è in un certo senso affrancato, non subendo l’influenza della grande città, nella migliore tradizione della tipica piccola provincia italiana.
È in questo contesto, e non a Roma dove vive (altro fatto), che Giovanni Pelosi, ideatore e direttore artistico del festival, ha deciso di far nascere Ferentino Acustica. Il co-fondatore di Fingerpicking.net è strettamente legato a questi luoghi, per affetti familiari e attività lavorativa. Tali premesse lo hanno certamente aiutato a sensibilizzare le istituzioni locali e a farle aderire al suo progetto (non dimentichiamo che Ferentino Acustica è una manifestazione completamente gratuita al pubblico), ma la scelta di operare qui è stata sicuramente ispirata dall’ambiente e dalle potenzialità che questa cittadina esprime. Stiamo, comunque, parlando di un centro che non aveva, prima di oggi, una qualche tradizione ‘chitarristica’, anche se avvezzo ad una vita culturale e musicale basata, per lo più, su manifestazioni di respiro locale. Questa la realtà con la quale, anno dopo anno, Giovanni Pelosi si confronta senza compromessi, cercando di offrire sempre il meglio. L’elenco dei ‘nomi’ nazionali e internazionali della chitarra acustica che fino ad oggi hanno partecipato al suo festival è lungo e prestigioso. Non vorrei far torno a nessuno, è sufficiente farsi un giro per la rete per saperne di più.
Mi sto dilungando troppo… torniamo ai fatti recenti. Nona edizione, dicevo. Un cartellone, quello di quest’anno, forse mai così ricco per varietà di generi e stili. Giovanni ha una grande abilità nel comporre le serate, riuscendo ad alternare nomi nuovi del panorama chitarristico a quelli di sicuro e maggior richiamo di pubblico. Un programma che ha la chitarra acustica come comun denominatore, ma che a questo strumento non si riferisce esclusivamente in termini virtuosistici o solistici. Una linea, questa, che è analoga a quella proposta dallo stesso Giovanni nelle sue vesti di direttore artistico dell’etichetta discografica di Fingerpicking.net.
Inoltre, da alcuni anni, Giovanni sta proponendo una vera e propria full immersion per gli appassionati chitarristi, con offerte di workshop e open mic che, ormai tradizionalmente, si tengono nella splendida cornice del Cortile di Palazzo Roffi-Sabelli. Questi i workshop di quest’anno: “Tecniche chitarristiche di base” tenuto da Micki Piperno, direttore della Music Academy di Roma; “La cura del suono acustico” tenuto da Daniele Lupi, chitarrista, insegnante, collaboratore di Franco Morone; e un incontro con Francesco Buzzurro, nel corso del quale il funambolico chitarrista ha illustrato i principi della sua tecnica e del suo modo di arrangiare.
L’organizzazione, più che rodata, vede, oltre allo stesso Giovanni, la fondamentale collaborazione degli infaticabili soci della Pro Loco di Ferentino e degli amici di Fingerpicking.net, e può vantare, oltre ai vari sponsor locali, il fondamentale supporto della SR Technology, che ogni anno mette a disposizione l’impianto di amplificazione sia per i concerti serali che per i workshop e gli open mic pomeridiani.
È ormai tradizione anche la presenza in Piazza di uno stand dell’Armadillo Club che, con il suo patron Alessio Ambrosi, quest’anno ha esposto la “Chitarra per Sarzana” che il grande liutaio americano Roy McAlister ha appositamente realizzato per celebrare l’edizione 2011 dell’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana.

Giovedì 23

Fulvio Montauti

S’incomincia con Fulvio Montauti, che aveva già partecipato nel 2003 alla prima edizione di Ferentino Acustica. Come testimonia la sua partecipazione al CD sampler 34 volte amore, pubblicato da Fingerpicking.net, possiamo simpaticamente definirlo come un elemento un po’ anomalo all’interno di questa ‘web community’, distinguendosi per l’amore esclusivo per la Fender Telecaster ed i suoi fulminanti e originali arrangiamenti di standard in chiave jazz.

Micki Piperno Delta Blues Quartet

Segue il turno del Micki Piperno Delta Blues Quartet, una delle formazioni create e animate dal noto chitarrista romano all’interno della sua Music Academy: Giuseppe Borrelli alla batteria, Alvaro Toledo all’armonica, Alex Araujo alla chitarra e voce, Giovanni Pallotti al basso e lo stesso Piperno alla chitarra solista. La grande amalgama tra i componenti e la sapiente direzione di Piperno riescono a mettere in risalto le ottime singolarità e la grande qualità degli arrangiamenti.

Giovanni Pelosi

Con la semplicità e la modestia che lo contraddistinguono, Giovanni Pelosiama mettersi in gioco, contribuire a creare l’atmosfera amichevole che si respira a Ferentino, e così eccolo a condividere il palco con gli altri artisti, divertendo divertendosi. Il suo set è come sempre ricco di arrangiamenti eleganti e al tempo stesso complessi, sempre sorprendenti.

Leonardo Baldassarri

Special guest a questo punto della serata, Leonardo Baldassarri. Chitarrista eclettico nel suo alternarsi tra elettrica e corde di nylon, con Giovanni condivide la passione per gli arrangiamenti di classici del pop internazionale, che propone con molta raffinatezza.

La prima serata si conclude con l’esibizione di Sergio Altamura. Parallelamente alla sua attività con i Guitar Republic, formazione chitarristica che condivide con Pino Forastiere e Stefano Barone, Sergio propone un repertorio solista imperniato sulla sperimentazione, ma con una forte ispirazione melodica (ascoltate la struggente “Luna” per credere). Un set sorprendente, emozionante, ipnotico. Passata la mezzanotte, al termine dell’incalzante “Final Blu” da Aria meccanica, il pubblico ha applaudito convinto e incredulo per lo spettacolo al quale ha appena assistito, fermo lì sulle sedie quasi incapace di muoversi, ancora soggiogato dall’atmosfera magica che continua ad aleggiare in piazza, anche ora che la musica è ormai finita.

Sergio Altamura

Venerdì 24
Tocca ad una vecchia conoscenza di Ferentino Acustica aprire la seconda serata. Reno Brandoni, il fondatore di Fingerpicking.net, è uno di casa, una presenza fissa e sempre gradita del festival. Per questo motivo, Reno decide di ripercorrere, nel proprio set, le tappe musicali principali della sua lunga carriera chitarristica. Dai classici di Stefan Grossman, ai suoni mediterranei delle sue composizioni tratte da Zingarom e Yelda, per concludere con i due inediti “Il mare tra Ponza e Tavolara” e “Cento cammelli”.

Andrea Valeri

Giovanni lo chiamava ‘il piccolo diavolo’ quando ha ascoltato per la prima volta questo incredibile chitarrista che a diciassette anni faceva impallidire, per tecnica e spontaneità, chitarristi ben più maturi di lui. Ora è cresciuto e con i suoi vent’anni Andrea Valeriè un chitarrista che si sta affermando sempre di più, potendo vantare collaborazioni prestigiose (Michael Fix, per citarne una) ed esibizioni sia in Italia che all’estero. Una vera e propria forza della natura, un suono potente e pulito, impeccabile tecnicamente, capace di offrire al pubblico momenti esaltanti sia con le proprie composizioni che con arrangiamenti al fulmicotone come la personalissima “Sultans of Swing”.

Veronica Sbergia e Max De Bernardi

È divertimento puro con Veronica Sbergia & Max De Bernardi. Non si può assolutamente restare indifferenti di fronte alla forte carica di simpatia che i due ottimi musicisti sanno comunicare dal palco. I virtuosismi di Max e la bella voce di Veronica entusiasmano e coinvolgono nella loro proposta di blues e old time music, con un’attenta ricerca delle sonorità più adatte alle proprie interpretazioni, riuscendo sempre a formulare il giusto mix tra voci e strumenti acustici, dal dobro all’ukulele, fino al washboard suonato con spazzole di ferro e al kazoo.

Clive Carroll

Definito da John Renbourn come suo erede, Clive Carroll è una delle personalità oggi di maggior prestigio del panorama chitarristico internazionale. Il suo enorme bagaglio musicale gli consente di proporre un repertorio estremamente vario. Dal tradizionale “The Kildimo Set”, al puro divertissement della “Csárdás” tutta giocata con la loop station, alla affascinante originale “Oregon”, fino ad un suo classico come “Eliza’s Eyes”. Non solo un chitarrista, ma un musicista completo. Forse il non potersi esprimere in italiano ha un po’ frenato la vena istrionica che Clive abitualmente esibisce sul palco, ma lo spettacolo musicale è stato ugualmente di grande impatto e valore.

Sabato 25

Giorgio Cordini

Terza serata inaugurata da un’altra vecchia conoscenza di Ferentino, Giorgio Cordini: lo storico chitarrista di De André, di Mauro Pagani e tante altre star è ormai ospite fisso della manifestazione. Giorgio propone un set misto e accattivante, fatto di brani strumentali, come il suo arrangiamento della storica “John Barleycorn Must Die”, e canzoni che attingono principalmente al repertorio di De André. Chiude con una particolare versione del “Pescatore” suonata alla James Taylor.

Pietro Nobile

In tournée quasi sempre oltr’alpe, Pietro Nobile è di quei chitarristi storici italiani che hanno condotto generazioni di giovani sulla strada della sei corde acustica. Il suo set non può non iniziare col rendere omaggio al suo amico e maestro, l’ancora oggi compianto Marcel Dadi con la proposta di due arrangiamenti di classici divenuti poi cavalli di battaglia del francese, “Saturday Night Shuffle” e “Windy and Warm”. Ma Nobile è anche compositore elegante ed ispirato, come è evidente dai brani presenti nel suo ultimo CD, Indefinito infinito, presentati nel corso della serata.

Gina Trio

Proposta intrigante e originale quella del Gina Trio. Presentano il loro primo lavoro, Segreto, con il quale hanno vinto il premio Ciampi per il miglior disco d’esordio nel 2008. La potente voce di Gina Fabiani è ottimamente sostenuta dalla chitarra esperta di Daniele Bazzani e dal solido contrabbasso di Lorenzo Feliciati. Musica di classe e testi evocativi, nella migliore tradizione della musica d’autore italiana.

Francesco Buzzurro

La serata si conclude, o meglio… non voleva concludersi, con Francesco Buzzurro. Il chitarrista siciliano, in possesso di un curriculum invidiabile (basta andare su Wikipedia…), è alla prima presenza nel cartellone di una manifestazione di chitarra acustica. Presenta il suo nuovo CD, L’Esploratore, una sorta di viaggio musicale intorno al mondo, in compagnia di brani che sono delle vere e proprie pietre miliari della musica. Da “Libertango” a “Granada”, da “Tico Tico” a “I Got Rythm”, da “Horos Tou Sakena” ad “Amazing Grace”. Arrangiamenti personalissimi, costellati da virtuosismi clamorosi, offerti al pubblico con una padronanza unica dello strumento. Il pubblico letteralmente in delirio non voleva assolutamente farlo scendere dal palco, richiamandolo più volte per il bis.

Domenica 26

Alex Di Reto

L’ultima giornata del Festival ha inizio con un altro amico di vecchia data, Alex Di Reto. L’altro co-fondatore di Fingerpicking.net propone i brani del suo ultimo lavoro, Night Colors. Tecnica asciutta, senza fronzoli, ma ricca di sentimento e di blues. Alternandosi tra una splendida Martin 000-28VS e un dobro, accompagnandosi anche con l’armonica, Alex canta le sue canzoni con leggerezza e ironia, nonostante i testi talvolta anche crudi e spietati.

Roberto De Luca

Un’altro veterano del palco di Ferentino, Roberto De Luca, avendo anche lui partecipato alla prima edizione di questo festival. Fine interprete e arrangiatore, è presente nel CD sampler 34 volte amorecon una sua brillante versione de “La canzone del sole”. Amante delle sonorità aperte, frequentatore appassionato della DADGAD, Roberto si è presentato in punta di piedi, riuscendo con la sua musica a raccogliere applausi a scena aperta.

Gabin Dabiré

Altro ospite internazionale. Con Gabin Dabiré si attraversa il Mediterraneo fino a raggiungere l’Africa Occidentale. Straordinario musicista, cantante e chitarrista proveniente dal Burkina Faso, attivo divulgatore della cultura africana, vive ed opera in Italia da quasi trent’anni, collaborando con musicisti di tutto il mondo. La proposta di canzoni tradizionali, nelle diverse lingue che si sono sviluppate nella sua terra, e l’interpretazione appassionata hanno regalato al pubblico un momento unico per originalità e spessore.
‘Last but not least’… JacquelineJackie’ Perkins. Anche la cantante americana, ormai italiana d’adozione, resta affascinata dall’atmosfera ferentinese, dichiarando di aver trovato a Ferentino l’ispirazione per terminare addirittura tre sue ultime composizioni. La prima, “Jealousy”, la dedica proprio a questo pubblico. Voce al tempo stesso dolce e potente, sapientemente accompagnata dalle sue Martin, propone il suo songbookdi estrazione tipicamente folk, una delle sue tante anime musicali, insieme alla world music fino al jazz, che l’hanno vista in questi anni collaborare con innumerevoli altri musicisti. E proprio con uno di questi suoi amici regala il finale ideale a questa manifestazione. Jackie e Gabin interpretano una meravigliosa versione di “Imagine”, con un misto di inglese e africano che meglio non potrebbero rendere lo spirito di questa canzone universale.

Jackie Perkins

Ora, però, vorrei tornare a quei ‘fatti’ citati all’inizio, perché ritengo utile, insieme, cercare di capire. Cosa? Semplice: perché in una cittadina come Ferentino (e sappiamo bene che non è un caso isolato) la ‘nicchia’ scompare, svanisce, si sgretola? Tutte le serate hanno visto una partecipazione di pubblico attenta, assidua e costante, senza contare quanti hanno orbitato, senza necessariamente prendere posto a sedere, una Piazza sempre piena. Quasi tutti i presenti erano ferentinesi doc, con una certa presenza di ‘romani’ il solo sabato sera. Ad ogni modo, i cosiddetti chitarristi o addetti ai lavori erano di sicuro una grande minoranza (consentitemi l’ossimoro).
É ovvio che non è possibile certo paragonare una Ferentino Acustica a quei mega-eventi che sono in grado di riempire gli stadi o i palazzetti dello sport. Ma com’è possibile che qui in provincia (e Ferentino non è l’unico esempio) si può assistere ad eventi che nella grande città al massimo sono relegati in circoli per pochi eletti? Il calore del pubblico, il desiderio di tutti, pubblico e artisti, di voler essere parte integrante della manifestazione, l’atmosfera amichevole che si respira, non possono essere solo un caso, un condizionamento dovuto all’evento ‘eccezionale’ che si sta svolgendo. Il «come state?» che Altamura chiede al pubblico e la risposta immediata dal pubblico «stiamo benissimo, grazie a te!» sono un fatto. I bis a ripetizione richiesti con insistenza ad un Buzzurro probabilmente sconosciuto ai più sono un altro fatto. Gli stessi applausi sinceri e calorosi riservati a tutti, indistintamente, sono ancora un fatto.

Possibile che lo si debba solo alla fame di musica, in provincia sicuramente più viva di quella che si può trovare in una grande città? Non è che sia, anche, una questione di contenuti, di qualità, ma forse e soprattutto di occasioni mancate, di prevenzioni culturali, di circuiti logori, di luoghi non adatti? Parliamone.

Testo e foto di Alfonso Giardino

Questo articolo è in Chitarra Acustica, n. 4, luglio 2011, p. 22.

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Redazione

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  1. Zio Mich Reply

    Grazie per la delucidazione, e non ti preoccupare, scrivi pure quanto ti pare… è gratis,no? 🙂
    Condivido pienamente tutto quello che hai scritto e per sintetizzare un pò la tua, ho scelto “… A una musica d’arte condizionata dalla Chiesa e dalla Nobiltà, si sostituisce una musica legata agli scambi commerciali… ” direi che la frase ben rappresenta il nodo della questione iniziale. Purtroppo (o per fortuna!) la musica chitarr-acustica è destinata a persone ed ambienti tipo la Franciacorta, dove s’intrecciano eventi musicali a percorsi culturali interessantissimi. Dove ci sono persone con idee e persone in possesso dei mezzi per attuarle si raggiungono risultati bellissimi ed importanti. Ma per far ciò che questo accada, a mio parere, è necessaria una cultura generale di base ben costruita e coltivata nel tempo. Dalle mie parti con i Sindaci e le giunte pdl-leghiste che ci ritroviamo (anche pdmenoelle cmq…) questi eventi non trovano mai spazio. Ecco che nelle piazze va in scena il Festival-Show dove delle schifosissime basi musicali fanno da colonna sonora a dei squallidi ed improvvisati cantantini del menga o anche a più titolati personaggi (vedi il Dalla o la Rettore). E il pubblico beota applaude e scimmiotta queste “star”, messe lì da produttori discografici altrettanto “ignoranti”, musicalmente non in grado di intendere e volere!! A queste raccapriccianti esibizioni fanno da contorno i locali, i pub, dove ai gestori non importa un fico secco della qualità della musica, l’unica cosa che ti chiedono quando ti presenti a proporre la tua musica è :”Quanta gente mi porti?”… sic!
    Ecco che di fronte a questa misera realtà veneta, io personalmente m’incazzo un pò e mando volentieri a fanculo questa gente ignobile e maledico tutti i politici che hanno reso la Scuola (con la S maiuscola) un feudo delle multinazionali, dove si progettano gli individui solo perchè un domani servano agli interessi delle Società Private anzichè essere persone facenti parte della Società Pubblica. D’altre parte dicono che la privatizzazione sia un bene…!!! mah… nutro seri dubbi per l’avvenire di mio figlio! Cmq… tornando al nostro, mi chiedevo semplicemente se non sia il caso di riportare un pò d’ordine nelle materie scolastiche, instaurando l’obbligo di conoscere la musica, la pittura, la storia, etc. fino all’ultimo anno di Università. Un diplomato o un laureato dovrebbero saper distinguere una chitarra acustica da una classica, e dovrebbero sapere che Vivaldi non è un deficiente che Battiato mette da parte perchè “gli preferisce l’uva passa”, e così via… non dico che gli insegnanti debbano insegnare a distinguere la Musica in “buona o cattiva”, ma dovrebbero limitarsi a far ascoltare di tutto, indicando gli strumenti usati per l’una o per l’altra… dopo sì ti lascio dire “mi piace” o “non mi piace”… (facebook docet!) 🙂
    Credo che essere un pò più consapevoli di quello che ci propinano è un bene per tutti. Vediamo che la situazione italiana è un disastro, e i motivi vanno ricercati soprattutto in queste cose di base. Dissero: “fatta l’Italia facciamo gli italiani”, ma è nel senso opposto che si dovrebbe andare “fatto l’individuo facciamo la Società”. Solo che cento anni dopo siamo ancora qui a sbagliare “Fatta l’Europa facciamo gli Europei”… hahaha… mi vien proprio da ridere 🙂 🙂 🙂
    Però dobbiamo lottare, noi nel campo musicale, affinché tutte le musiche e tutti gli strumenti abbiamo “pari opportunità” di emergere. Dobbiamo fermare la supponenza e l’arroganza di produttori ignobili e ignorantoni, che viaggiano con il SUV e hanno lo Yacht ormeggiato al Lido di Venezia, e ci fanno sentire tanta di quella “sbobba” commerciale da farci venire la nausea al primo colpo di grancassa! Io dico avanti tutta al grido “Long Live Rock’n’Roll” dove per Rock intendo il suo vero significato originale: “RIVOLUZIONE”. Con una mia band dieci anni fa avevo fatto un sito dove il motto era “Rock is Revolution”… ho ancora quello stesso spirito dentro che anima sempre i miei pensieri e nessuno me lo toglierà mai dalla testa. La Rivoluzione delle Cose e della Musica passa attraverso di noi che la stiamo vivendo. Tutto ciò che sarà possibile cambiare, lo cambieremo! È una promessa che manterrò sempre e che mi possano fulminare se mai cederò un passo su questo!
    Come dice il Beppe nazionale:
    Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

  2. Andrea Carpi Reply

    Caro Zio,
    intanto ti ringrazio a mia volta per il modo gentile in cui hai rievocato quegli anni del “Ciao”: sono ricordi che mi portano tuttora delle grandi soddisfazioni.
    Quanto al «rischio di porsi un gradino sopra», eh, non è facile spiegarsi in poche parole…
    Naturalmente non intendo dire che l’educazione musicale non sia utile, nelle scuole e non solo. Anzi, tutt’altro. Ma penso che, nel concetto di ‘educare’, si annidi talvolta l’idea di ‘educare alla buona musica’ chi, invece, subirebbe l’ascolto di musica ‘cattiva’. Scusa se semplifico molto le cose… E questa idea, proseguendo nella semplificazione, richiama una prerogativa della cultura ‘classica’ del passato, che pensava di distinguere la ‘Grande Musica’, la ‘Musica con la M maiuscola’, da quelle espressioni che non avevano nemmeno diritto all’appellativo di ‘musica’. In epoca moderna, e fino all’attuale ‘globalizzazione’, hanno fatto però irruzione nel campo musicale tantissimi tipi di musica, folklorica, etnica, leggera, popular, elettronica, ciascuna con i suoi contesti di riferimento e le sue concezioni… Al punto che non è possibile pensare a un unico sistema di valutazione, in grado di esprimere giudizi di valore su tutta questa molteplicità di musiche.
    C’è un’altra equazione che mi lascia incerto: quella che distinguerebbe tra una musica ‘autentica’, frutto di un sincero impegno artistico, e una musica ‘commerciale’, concepita per guadagnare. Ora, piaccia o non piaccia, la musica in cui viviamo, la cosiddetta ‘popular music’, nasce proprio con la rivoluzione borghese e i processi di industrializzazione, che hanno portato alla creazione di un’industria culturale. A una musica d’arte condizionata dalla Chiesa e dalla Nobiltà, si sostituisce una musica legata agli scambi commerciali. Poi, naturalmente, potremmo entrare nelle diverse valutazioni degli sviluppi del capitalismo, e nelle possibilità di superamento del capitalismo nel socialismo… ma direi che questa non è la sede! 🙂
    Resta che la dimensione commerciale è un dato strutturale. Anche se, all’interno di questo dato strutturale, gli uomini e le musiche riescono comunque a muoversi in modo articolato, e non secondo un inesorabile destino precostituito…
    Concludo dicendo che, in fin dei conti e tanto per semplificare ancora un po’, la musica ‘buona’ è concretamente quella che… ‘piace’. E questo è un processo che non potrebbe essere che il più ‘spontaneo’ possibile: un processo che difficilmente potrebbe essere ‘educato’. Nel senso che educare alla buona musica potrebbe sovrapporsi come una sorta di ‘dovere culturale’ a un processo di sviluppo più autonomo…
    Lo avevo detto che non è facile spiegarsi in poche parole!
    La prossima volta, prima di chiedermi qualcosa, pensaci due volte… 🙂

  3. Zio Mich Reply

    Innanzitutto colgo l’occasione per ringraziare Andrea per le sue “meravigliose” tablature del Ciao 2001 dove ho imparato ad apprendere la tecnica chitarristica nel lontano 1978. A quel tempo nel negozio di musica non c’era proprio niente del genere, al massimo le canzoni dei cantautori con gli accordi sopra!! Grande Idea quella di inserirle nella rivista, che era anche piacevole poi da leggere per il resto. Ricordo la “Bourrée” e “Machine nr. 2” di Leo Kotthe, “The Lee Shore” di Crosby, “Find the cost of freedom-Crosby”, “The Needle and the damage done-N. Young” – Wish You were here-P.F.” e tante altre. Le custodisco ancora raccolte in un libricino… Mitico Andrea!
    Per tornare alla questione della “chitarra acustica=musica di nicchia?” volevo chiederti: cosa intendi con “educare c’è il rischio di porsi un gradino sopra?”… non ho capito bene…

  4. Andrea Carpi Reply

    Raccolgo l’invito…
    “Duos & Trios” come direbbe Giovanni Palombo?
    Mi ripeto, ma quando si parla di queste idee, mi viene sempre in mente una canzone di Stephen Stills cantata da Crosby, Stills & Nash (lupi in fabula!), “Helplessly Hoping”, quando dice: «They are one person/They are two alone/They are three together/They are for [four] each other»…
    Non so, Stills non è comunemente annoverato tra i grandi cantautori, ma a volte – come in questo caso – mi dà l’impressione di maneggiare concetti insospettati, spirituali sicuramente, forse esoterici, chissà.
    La persona, la coppia, la comunità e… la quadratura del cerchio! Come si fa a scindere queste cose nella ruota della vita?
    E se a Giovanni (Pelosi) manca di non saper cantare… beh, qui ce n’è indubbiamente per i suoi gusti!
    Poi anch’io non credo che la cosa più importante sia ‘educare’, perché c’è il rischio di porsi un gradino sopra. L’importante è battersi affinché le cose in cui crediamo possano essere conosciute, battersi in sostanza per delle ‘pari opportunità’, che in effetti nel nostro sistema dell’informazione, e nella nostra società tutta intera, sono ben lungi dall’essere realizzate…

  5. Zio Mich Reply

    Tutto giusto Gio’… però… vedi Crosby-Stills-Nash sono un trio (al quale s’aggiunse il grande Neil Young per sfornare un doppio-capolavoro dal vivo quale “Four Way Street”), e tre “is better than one”! Simon… and Garfunkel = duo, and two is “sempre” ^_^ better than one… Io mi ricordo di Jim Croce che era un chitarrista geniale, ma tutti i suoi brani li arrangiava e così ottenne successo e gloria! Cat Stevens o J.J.Cale fecero uguale… Il chitarrista acustico che fa tutto da solo è destinato a restare anche… un pò da solo. Io stesso, che amo la musica, di tutti i tipi, sono attento ascoltatore, ho suonato e cantato veramente di tutto nei miei quasi cinquant’anni di vita (e lo faccio tuttora e continuo anche a studiare, molto fiero di questo!! :XD) dico solo, che se non sei un mostro con la chitarra tipo Emmanuel o Buzzurro o Carrell rischi di annoiare la platea dopo 5-6 brani… Per dirti cosa pensa la gente comune di noi chitarristi puristi, ti faccio questo esempio: ho messo nella mia pendrive una sequenza di un centinaio di pezzi acustici di chitarra e li ascolto al computer del lavoro o in quello di casa o in auto… Bene: al lavoro mi dicono “ma quand’è che finisce ‘sto strimpellamento?”, a casa mia moglie e mio figlio “ma non potresti ascoltare ‘ste chitarre in cuffia?”, in auto invece guido solo-soletto e mi posso finalmente gustare questa meravigliosa cosa che è la chitarra. Per concludere, Andrea Valeri non ha certo bisogno di un bassista o un percussionista, ma è un’eccezione. E nemmeno ritengo che la chitarra debba suonare la linea melodica e stop. No, dico solo che “aiutare” l’ascolto con qualche strumento in più affiancato alla chitarra, può rafforzare (per l’ascoltatore parlo) la linea ritmica e quella del basso. Con i canti invece bisogna stare attenti, si rischia di finire con il fare la canzonetta. Ad esempio Alex Di Reto con il canto e l’armonica è un buon esempio secondo me, che poi può piacere o non piacere ma almeno lui rende più “orecchiabili” le sue composizioni. Ma ovviamente è tutto molto opinabile e spero che a questa discussione partecipino anche altre persone, che dicano la loro, altrimenti qui corriamo il rischio che diventi una dibattito a due, il che non servirebbe un granché! Concordi?

  6. Giovanni Pelosi Reply

    Scusa zio, l’ideale è che sia bello: pensa a James Taylor da solo con la chitarra, a Stephen Stills, a Paul Simon, e pensa agli stessi artisti con le loro band, o Simon con Garfunkel o i musicisti sudafricani, a Stills con Crosby e Nash… sono le loro canzoni ad essere belle, Paul McCartney che fa Blackbird da solo… che se ne fa di un bassista acustico o di un percussionista?
    Ma, pensa anche a Michael Hedges, o a Tommy Emmanuel… che spreco sarebbe, anche per uno come Andrea Valeri, percuotere la chitarra con un percussionista alle spalle? O suonare una linea di basso con un bassista? non dovrebbe suonarle? torniamo agli Shadows? alla chitarra monofonica, melodica e basta? Guarda che sono tuttora un loro fan, dico solo che facciamo una cosa differente, che può e deve essere bella ugualmente.
    Se dovessi dire cosa mi manca di più nella musica, è di non saper cantare… e sì che me ne mancano, di cose 😉

  7. Zio Mich Reply

    … ah! che bello discutere di musica… sono perfettamente d’accordo quando si ricerca il gusto artistico piuttosto che il gesto tecnico, all’uso dell’orecchio e dell’occhio preferisco il sentimento e l’emozione che può darmi una serie di note. E sono pure convinto che la strada verrà trovata dalle nuove leve, un esempio su tutti Andrea Valeri, che ho sentito in quel di Pieve di Soligo, e mi ha veramente impressionato, per la capacità di trasmettere quello che ha dentro, direttamente sulla sua sei corde. E sono d’accordo anche sul fatto che la tradizione si basa sul fatto che appunto per essere tale occorrono moltissimi anni. E che qualcuno, come il sito Fingerpicking ne sta meravigliosamente gettando le basi (^_^). Per quanto riguarda il concetto dell’educazione all’arte volevo affinare meglio il concetto, per non essere frainteso: non penso assolutamente che questa “fine” educazione possa portare folle di persone agli eventi musicali chitarristici o similari. L’educazione artistica, che ripeto manca quasi totalmente dai programmi ministeriali (in quanto stupidamente ritenuta poco importante ai fini lucrosi dell’essere materialista della persona!) dovrebbe a mio modo di vedere portare l’individuo a saper scegliere meglio di cosa “nutrirsi” per il suo benessere interiore. Ecco che magari di fronte ad una locandina di un concerto di Tommy Emmanuel ad Asiago, un individuo “educato” potrebbe anche farsi la domanda “chi è costui?” invece di proseguire imperterrito ed indifferente nella sua passeggiata turistica, no? cmq se posso suggerire una cosa per “questo mondo di nicchia”, sul fatto di renderlo più appetibile ai più, vorrei consigliare a tutti i chitarristi che si esibiscono dal vivo di usare sempre qualcosa come accompagnamento ritmico nei loro pezzi, il microfono sotto la scatola, una drum elettronica, un percussionista, un effettino loop che sostenga meglio i fraseggi… l’ascoltatore medio si stanca a seguire sempre e solo uno strumento, va “aiutato” a comprendere. Secondo me l’ideale sarebbe un trio, chitarrista acustico-bassista acustico-percussionista… e secondo Voi?

  8. Giovanni Pelosi Reply

    Sono troppo coinvolto nella vicenda di Ferentino Acustica per esprimere un parere che abbia tracce di obiettività, mi limito a ringraziare Alfonso per il bell’articolo, che conserverò tra le cose più care.
    Quello che dice Ziomich mi trova d’accordo soltanto in parte, perché non credo che il risultato finale di una educazione musicale od artistica in senso più ampio porterebbe centomila persone ad ogni concerto di chitarra acustica.
    Magari ne porterebbe di più nei musei, alle mostre fotografiche, nelle biblioteche, ai concerti di violino o zampogna, chissà.
    Sarebbe comunque un bel risultato, sempre meglio che un milione allo stadio la domenica… ma pure quello ci potrebbe stare.
    La nicchia che ci siamo scavati da soli è quella della musica che proponiamo, più che dello strumento che suoniamo… un parere interessante, espresso sul forum tempo fa da Me&Myguitar, è che in Italia non c’è la tradizione della chitarra acustica.
    Secoli fa, non c’era la tradizione della polenta perché non c’era il mais, eppure da moltissimi anni tante cucine tradizionali nostrane si basano sulla polenta… nel mondo, la tradizione della chitarra acustica è recente, ed in Italia è soltanto un po’ più recente, e siamo qui a sostenerla e svilupparla.
    Siamo in qualche modo dei pionieri, speriamo che si consolidi il piacere dell’ascolto da parte dei non chitarristi, ma siamo noi a dover fornire un motivo che sia artistico, e non soltanto tecnico, perché questo succeda.
    Segnali importanti ci sono, molti dei chitarristi anche innovatori delle tecniche le hanno utilizzate per proporre musica nuova e grande, ed è questa la speranza per il futuro della nostra passione.

  9. Zio Mich Reply

    è lo stesso problema che abbiamo qui noi, trevigiani e confinanti, dove le piazze o i locali maggiori vengono riempiti con il “Festival Show” o le “Tribute Band” di Vasco o Ligabue; mentre band che producono musica propria (spendendo anche dei bei denari!) riescono a fatica trovare una serata, e quando la trovano, il pubblico è scarso… Da cosa dipende tutto questo? Il motivo è principalmente uno solo: I SOLDI. PUNTO. Se tu fai qualcosa dove tutti ne hanno un guadagno, stai sicuro che la cosa funzionerà, altrimenti sei destinato a perdere. Puoi anche convincere un Comune e la sua proloco un anno a organizzare nuovi eventi a base di musica acustica e può anche andarti bene tutto e che tutti restino soddisfatti, ma se l’anno dopo arriva qualcos’altro che li fa guadagnare il doppio, stai sicuro che non verrai riconfermato. E al diavolo i buoni propositi. Funziona così, rassegnamoci! A meno che… non cominciamo a lavorare sul pubblico, sugli ascoltatori. E come, mi dirai? Qui bisogna tirare un bel fiato e concentrarsi su chi è possibile “educare” alla musica, e cioè i giovanissimi, i ragazzini. Al nostro ministro super-pagato dell’Istruzione andrebbe portato il messaggio dell’importanza dell’educazione musicale e dell’ascolto fin dai primi anni di vita, dagli asili infantili fino all’ultimo anno di università. Ma non solo educazione musicale, ma educazione di tutto ciò che è complementare alla vita dell’uomo. Quanto è stato tagliato in quest’ultimo mezzo secolo, nelle scuole di tutti i tipi, per quanto concerne la dimensione umanistica della persona? Troppo, ovviamente. Siamo individui progettati dalla scuola per raggiungere obiettivi predeterminati; non ci preoccupiamo di cosa ci circonda e di cosa sta succedendo intorno a noi. Viviamo le cose in modo separato. Non ci accorgiamo e non abbiamo la coscienza che siamo un tutt’uno con gli altri e le cose che ci circondano. Solo eventi particolari come “Ferentino Acustica o come “Tommy Emmanuel pro-Ecuador” ci fanno riflettere e capire che esiste un altro modo di essere, diverso da quello imposto dai mass-media. Mi ritengo fortunato ad avere ancora la capacità di saper scegliere dove “spendere” il mio tempo e i miei soldi, molti non lo fanno e seguono la “corrente principale”
    senza rendersi conto in che contesto sono immersi… Senza voler pretendere che la musica acustica sia la manna che tutti dovrebbero ascoltare, mi chiedo se sia possibile almeno che in un paese che si definisce democratico, sia possibile dare a tutti gli studenti, tutti gli strumenti e le nozioni affinché una persona cresca consapevole dell’esistenza di una moltitudine di cose, e non solo di quelle che portano a scopi prefissati e, sostanzialmente, lucrosi. La domanda che dovremo farci tutti è in definitiva: DI COSA ABBIAMO BISOGNO REALMENTE PER VIVERE UN’ESISTENZA LIBERA E SERENA?

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