Fausto Mesolella

(Caserta, 17 febbraio 1953 – Macerata Campania, 30 marzo 2017)
«Il cuore, che è sempre la mia bussola!»

Fausto Mesolella

Fausto Mesolella – foto di Alfredo Buonanno

Ce lo aveva detto soltanto a maggio scorso, nella lunga umana intervista che ci aveva concesso. Fausto ha sempre lasciato decidere a lui, al cuore, al suo cuore, come e quando dovesse prendere forma il suono della sua chitarra. Come e quando le sue dita avrebbero ‘capito’ che suono creare con la chitarra, grazie a quel muscolo che stava lì in mezzo tra cervello e mani. Sì, perché quel suo cuore agli inizi si emozionava, magari intralciava il percorso di apprendimento che esigeva concentrazione, calcolo, resistenza, anche forza muscolare. E poi, la memoria, il mandare a memoria centinaia, migliaia di combinazioni sonore, di frasi solistiche, di funambolismi digitali. E lui, paziente nelle retrovie. Fino al giorno in cui, dopo molti anni da quegli inizi, finalmente lui, il cuore, s’è preso la sua rivincita. Il senso – a tutto quel cercare, costruire, imitare e ricreare – l’ha racchiuso in un unico, splendente gioiello: il suono di Fausto Mesolella, il suono della chitarra di Fausto Mesolella, della sua amata Chet Atkins. Dell’Insanguinata.

Con quel suono, e grazie a quel suo cuore, Fausto si è orientato per tanti lustri, regalando poesia in forma di musica a chi voleva raccontare parole cantate.
Grazie Fausto.

(g.l.)

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